Lo Zecchino d'Oro

Il Festival Internazionale della canzone del bambino indissolubilmente legato all’Antoniano di Bologna
Maria Chiara Mazzi

Nell’ottavo centenario della morte di San Francesco abbiamo deciso di parlare di musica in un modo un po’ diverso da quello che ci si aspetta. Non parleremo di laudi medievali, non ci soffermeremo sui celebri musicisti francescani a Bologna, ma compiremo invece un viaggio tutto novecentesco in tre tappe, che intreccerà francescani, Bologna, musica e bambini. Insomma, dedicheremo la nostra annata allo Zecchino d'Oro e i suoi protagonisti, il Piccolo coro e la grande prima direttrice, Mariele Ventre.

 

Il Festival Internazionale della canzone del bambino, a tutti più noto come “Zecchino d’Oro”, oggi così indissolubilmente legato all’Antoniano di Bologna, non inizia il suo viaggio ormai pluridecennale nella nostra città, ma dagli studi della Fiera di Milano, nel settembre del 1959. L’idea viene a Cino Tortorella, già noto alla TV dei ragazzi come Mago Zurlì, e sua è anche l’intuizione, direttamente ispirata alla favola di Pinocchio, di assegnare in premio uno zecchino d’oro. E non a caso il primo grande successo di quella edizione, Lettera a Pinocchio, raggiunge la fama anche fuori dal mondo dell’infanzia, grazie all’indimenticabile interpretazione di Johnny Dorelli. Dopo due edizioni sperimentali, scaduto nel 1961 il contratto con Milano, la rassegna si sposta definitivamente nella nostra città dopo un positivo incontro tra Cino Tortorella, i frati dell’Antoniano e la giovane musicista Mariele Ventre.

Cino Tortorella e una piccola interprete - 1968, Bologna

Chi ha la nostra età ricorda ogni edizione, e ogni momento di quella tv in bianco e nero: se poi andava bene, i nostri genitori acquistavano il 33 giri con tutte le canzoni dello “zecchino” (bastava dire così e si capiva), se andava benissimo, come a chi scrive, il babbo registrava le canzoni dalla tv (con un Philiphs gigante collegato col cavo ad un altrettanto gigante televisore) per riascoltare subito tutto. Se poi andava superlativamente bene, poteva capitare che ti portassero all’Antoniano a vedere dal vivo una giornata, per sentire cantare i bambini e per ridere in teatro delle goffe entrate dell’urlante Ricchetto che litigava col Mago “pignolo”.

 

Da oltre sessant’anni l’universo infantile è così popolato dagli animali improbabili dello Zecchino: i gatti (bianchi o neri, tanti o pochi che fossero), il moscerino che danza il valzer o il pulcino che balla l’hullygully, i coccodrilli di cui si ignora il verso o i liocorni smarriti. Senza dimenticare la carrellata di personaggi più meno improbabili, come Popoff che salva tutti rotolando, il Torero Camomillo o il Topozorro e il suo formaggio pecorino, la Peppina con le misteriose miscele di caffè o la Nonna Pina con le sue meravigliose tagliatelle. Canzoni di cui raramente ricordiamo gli interpreti, ma che canticchiamo ancora, che sono divenute sigle di trasmissioni televisive o addirittura “detti popolari”: alzi la mano chi non ha mai chiesto “ma il coccodrillo come fa?”

 

Logo dello Zecchino d'Oro- 2026Per chiudere questo piccolo racconto di una grande storia ricordiamo che alla conduzione di questo inossidabile Festival, dopo Cino Tortorella-Mago Zurlì (con l’inseparabile Topo Gigio) si sono alternati personaggi di fama p>li Maria Teresa Ruta, Fabrizio Frizzi e Carlo Conti, Anna Falchi, Roberto Ciufoli, Massimo Giletti, Milly Carlucci, Marisa Laurito e Nino Frassica. Senza dimenticare che, a fianco di ospiti, interpreti e conduttori stava, e sta, un altro grande protagonista della rassegna: il Piccolo Coro dell’Antoniano, al quale dedicheremo la prossima tappa di questa storia.

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