La fiamma dell'inclusione illumina Bologna

Mario Barbuto tedoforo per le Olimpiadi invernali
Silvia Colombini

Nel freddo pomeriggio del 6 gennaio, il cuore di Bologna è stato riscaldato da un bagliore speciale. Le strade del centro, ancora addobbate per le festività, si sono trasformate in un palcoscenico a cielo aperto per accogliere il viaggio della fiamma Olimpica di Milano - Cortina 2026. Tra i tedofori che hanno attraversato i portici della nostra città, è apparso Mario Barbuto. Presidente nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) e Direttore del nostro Istituto, è stato scelto da Coca-Cola (Partner del viaggio della fiamma) proprio per il suo impegno costante nel promuovere l’autonomia e l’uguaglianza. Lo stesso spirito che guida lo sport, linguaggio universale capace di abbattere ogni barriera. Bologna ha risposto con il calore che la contraddistingue e i cittadini hanno sfidato il gelo per applaudire un passaggio che non era solo atletico, ma che rappresentava i valori solidali che appartengono alla città.

 

Durante il suo percorso lungo via Rizzoli, Barbuto ha così incarnato perfettamente lo spirito dei Giochi. Le sue parole al termine della staffetta hanno risuonato con forza:

Mario Barbuto con la fiamma olimpica accompagnato da Marco Mattioli - 6 gennaio 2026, via Rizzoli, 9 Bologna

"La fiamma racchiude valori in cui credo profondamente: inclusione e impegno per una società più accessibile. Lo sport, come la vita, deve essere uno spazio aperto a tutti, dove le differenze non sono un limite, ma una ricchezza". Accompagnato da Marco Mattioli, il nostro Direttore è stato ancora una volta capace di farsi portavoce della comunità, illuminando con la fiamma olimpica non solo le vie di Bologna, ma anche quelle che portano a un futuro più inclusivo, nel quale i diritti di tutti possano essere rispettati e dove, come nello sport, non esistono limiti per nessuno. Insieme a lui, tra i volti noti della staffetta, spiccava anche la leggenda della pallanuoto Eraldo Pizzo, il "Caimano", che ha condiviso con Barbuto il privilegio di scortare il fuoco sacro in Piazza Maggiore, dove le autorità cittadine e i rappresentanti del CONI hanno accolto l'ultimo tedoforo della tappa bolognese.

 

Il viaggio della fiamma ha toccato, poi, tutte le province italiane, trovando in figure come quella del nostro Direttore il suo significato più autentico. In un'edizione delle Olimpiadi che punta molto sulla sostenibilità sociale e umana, il passaggio della torcia nelle mani di chi combatte ogni giorno per i diritti civili trasforma l'evento sportivo in un momento di coesione nazionale.

 

Mentre l'Italia si prepara ad accogliere gli atleti di tutto il mondo, il percorso compiuto da Mario Barbuto indica i passi da compiere per andare ancora più avanti con l’energia, il coraggio e il cuore dei campioni.

 

Quando la torcia si è allontanata verso la tappa successiva, ha lasciato dietro di sé una scia di consapevolezza: la fiamma dell’inclusione ha illuminato Bologna, ricordandoci che il fuoco più luminoso è quello che arde per i diritti di tutti, capace di diradare le ombre dell'indifferenza e di guidarci verso un domani senza barriere.

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