Durante i soggiorni estivi organizzati dal Servizio di Consulenza Educativa dell’Istituto Cavazza in collaborazione con
I.Ri.Fo.R. dell’Emilia Romagna (che coinvolgono 30 bambini e adolescenti con disabilità visiva, in una settimana di vacanza, lontano dalla famiglia, all’insegna del divertimento, delle autonomie e della socializzazione) viene sempre dedicato uno spazio alla riflessione su di sé e sulle proprie emozioni in quelli che abitualmente chiamiamo “laboratori espressivi”.
L’etichetta è la stessa ma ogni anno la proposta cambia, per offrire ai giovani partecipanti un’esperienza sempre nuova e stimolante. Durante ogni settimana di campo estivo riserviamo almeno due pomeriggi, o due mattine, a questo “lavoro” condiviso sulle emozioni perché crediamo fortemente che il “viaggio delle autonomie” sia un viaggio fuori da sé e, allo stesso tempo, un viaggio dentro di sé. Siamo convinti che favorire l’espressività, la creatività, la consapevolezza emotiva e la socializzazione, siano obiettivi fondamentali per diventare “grandi” e siano propedeutici a tutto il lavoro sulle autonomie: le abilità tanto più si consolidano quanto più sono sorrette dalla consapevolezza di sé e dei propri bisogni.

Dunque, nei laboratori espressivi dell’estate 2025, abbiamo guidato i partecipanti in un viaggio alla scoperta delle proprie e delle altrui emozioni, aiutati da letture, scene tratte da film e drammatizzazioni.
Attraverso la metafora del treno, abbiamo condotto i bambini e i ragazzi in un viaggio interiore: dal proprio passato, condividendo nel gruppo ricordi, passando per il presente (cercando di mettere a fuoco i punti di forza e le fragilità di ognuno), infine proiettandosi verso il futuro, immaginandoci da grandi. Con i più piccoli, è stato utile avvalerci anche della lettura di un albo illustrato per l’infanzia, per condurre i bambini in un giocoso viaggio tra tutte le possibilità che la vita offre, invitandoli poi a giocare con la propria immaginazione sul tema del diventare grandi. Con gli adolescenti, invece, il film della serata cinema “Stand by me - Ricordo di un’estate” di Rob Reiner, è stato ripreso all’interno del laboratorio espressivo come spunto di riflessione su alcuni aspetti rilevanti legati al passaggio dall’adolescenza all'età adulta. Sono state proposte specifiche e differenti attività a seconda dell’età dei gruppi, ma l’obiettivo finale è stato il medesimo: la realizzazione di una capsula del tempo. Una capsula del tempo è un contenitore progettato per conservare oggetti o messaggi destinati a essere ritrovati e aperti in un momento specifico del futuro. È un modo per parlare a chi verrà dopo di noi. Nel nostro caso, la capsula del tempo ha rappresentato un contenitore di ricordi dell’esperienza della vacanza e, allo stesso tempo, un modo per parlare al Sé più grande. Tutti i partecipanti hanno portato a casa la loro capsula del tempo, sigillata, dentro la quale avevano potuto inserire alcuni ricordi del campo estivo (uno scritto, un disegno, una foto Polaroid realizzata con gli amici). Essendo bambini e ragazzi con disabilità visiva, abbiamo pensato di lasciare loro anche un ricordo non visivo ma audio: per ciascuno è stato quindi realizzato e stampato un QRcode personale. Quando riapriranno la capsula del tempo, tra qualche anno, grazie a quel QRcode potranno riascoltare la loro voce “bambina”, una registrazione audio che ciascuno ha potuto realizzare in totale privacy per lasciare un messaggio al sé stesso del futuro.

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