Riconoscere un buon caffè

Quanta scienza e quanta cultura si nascondano dietro una tazzina bevuta distrattamente al bancone
Marco Ferrigno

Quando è nata la possibilità di organizzare, in collaborazione con la storica azienda bolognese di caffè “Essse Caffè”, un corso di degustazione dedicato a persone con disabilità visiva, l’emozione è stata immediata.

Subito dopo, però, è arrivato il dubbio più classico di ogni buona idea: a quante persone potrà interessare un corso del genere?

Abbiamo spedito gli inviti incrociando le dita.

In fondo, non sapere se qualcuno risponderà è uno dei brividi più sottovalutati dell’organizzazione culturale, una grande scommessa.

Ci chiedevamo a quante persone potrà mai interessare?

In men che non si dica, abbiamo oltrepassato il numero stabilito di adesioni e, a malincuore, siamo stati costretti a chiudere le iscrizioni prima del previsto!

Evidentemente il caffè, quando è buono, non ha bisogno di essere visto per risultare interessante.

La giornata del corso, ospitata nei locali del Residence Cavazza di via Arienti a Bologna, si è aperta con la presentazione dell’azienda “Essse Caffè” da parte dei suoi proprietari e dirigenti.

E siccome il mondo è piccolo come una tazzina di caffè, una delle titolari ha raccontato di aver lavorato, da giovane, come lettrice per ciechi proprio all’Istituto Cavazza.

Coincidenze? No, aromi del destino.

Un partecipante che tocca i chicchi di caffè guidato

Terminata l’introduzione, i partecipanti si sono divisi in due gruppi.

Nel primo, guidato dal Coffee Master e Brand Ambassador Vito Campanelli, si è passati all’assaggio vero e proprio: profumi, sapori, sensazioni.

Un’esperienza emozionante, a tratti destabilizzante, e soprattutto istruttiva.

Abbiamo imparato che il vero caffè ha tre “C”… ma per decenza è meglio non specificare quali!

Nel secondo gruppo, accompagnato da Thomas Pranzini, Coffee Master responsabile del Controllo Qualità, si è entrati nel cuore della produzione: selezione, lavorazione e tostatura del caffè, scoprendo quanta scienza e quanta cultura si nascondano dietro una tazzina bevuta distrattamente al bancone.

Il corso, a un certo punto, è inevitabilmente finito. Ci siamo salutati tutti con sorrisi un po’ tesi e mani leggermente tremanti di caffeina, in un clima di cordiale agitazione collettiva.

Usciti dal Residence, c’è chi ha preso a correre per smaltire l’energia in eccesso, chi saltellava come se avesse appena avuto un’illuminazione mistica.

Qualcuno, per smaltire del tutto, è stato poi avvistato sulle colline bolognesi, mentre altri, ancora troppo stimolati, rientrando a casa hanno iniziato a conversare amabilmente con portici, colonne e capitelli, ricevendo persino risposte interiori di una certa profondità filosofica.

Segno inequivocabile che il corso ha funzionato: non solo abbiamo imparato a riconoscere un buon caffè, ma abbiamo anche scoperto quanto possa rendere sorprendentemente loquace il patrimonio architettonico della nostra bellissima città.

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