Ipovisione e intelligenza artificiale

Quando la tecnologia diventa alleata dell’autonomia
Federico Bartolomei

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale (IA) è entrata in modo silenzioso ma profondo nella vita quotidiana di molte persone con cecità o ipovisione, aprendo nuove possibilità di autonomia, orientamento e partecipazione sociale. Non si tratta di soluzioni “miracolose”, ma di strumenti concreti che, se ben utilizzati, possono migliorare significativamente la qualità della vita.

 

Uno degli ambiti più promettenti è quello delle applicazioni per smartphone basate sul riconoscimento visivo. Attraverso la fotocamera del telefono e algoritmi di IA, queste app sono in grado di leggere testi stampati, riconoscere oggetti, descrivere ambienti, identificare banconote o segnalare la presenza di persone. Azioni quotidiane come leggere un’etichetta, orientarsi in un negozio o controllare una scadenza diventano così più accessibili, riducendo la dipendenza da altri.

Federico Bartolomei e Michele Landolfo - presenti come Istituto Cavazza alla tavola rotonda sull’intelligenza artificiale - Convegno nazionale Low Vision Academy 2026, Bologna

Accanto alle app, stanno emergendo dispositivi indossabili come occhiali intelligenti e telecamere portatili che forniscono feedback vocali in tempo reale. Queste tecnologie possono supportare l’orientamento e la mobilità, soprattutto in ambienti complessi, e rappresentano una risorsa importante per chi ha una visione residua molto limitata. Tuttavia, il loro utilizzo richiede un adeguato addestramento e una valutazione personalizzata dei reali benefici.

 

È fondamentale, infatti, sottolineare che la tecnologia da sola non sostituisce la riabilitazione funzionale, ma la integra. Senza un corretto percorso, il rischio è che strumenti potenzialmente utili vengano abbandonati perché percepiti come complessi o poco efficaci. In questo ambito, presso l’Istituto Cavazza, si può ricevere una consulenza per guidare la scelta degli ausili, adattarli alle esigenze della persona e insegnarne un uso consapevole.

Federico Bartolomei e Michele Landolfo - presenti come Istituto Cavazza alla tavola rotonda sull’intelligenza artificiale - Convegno nazionale Low Vision Academy 2026, Bologna

Non mancano comunque le criticità. Il costo di alcuni dispositivi è ancora elevato, l’accesso alle tecnologie non è uniforme e, non tutte le soluzioni digitali sono progettate seguendo principi di accessibilità universale.

 

Nonostante questi limiti, l’incontro tra disabilità visiva e intelligenza artificiale rappresenta una delle sfide più interessanti del nostro tempo. Se sviluppata con un approccio etico, inclusivo e centrato sulla persona, la tecnologia può diventare un potente strumento di empowerment, capace di sostenere l’autonomia senza sostituirsi alle competenze, alle relazioni e all’esperienza umana.

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