Quando è nata la possibilità di organizzare, in collaborazione con la storica azienda bolognese di caffè “Essse Caffè”, un corso di degustazione dedicato a persone con disabilità visiva, l’emozione è stata immediata.
Subito dopo, però, è arrivato il dubbio più classico di ogni buona idea: a quante persone potrà interessare un corso del genere?
Abbiamo spedito gli inviti incrociando le dita.
In fondo, non sapere se qualcuno risponderà è uno dei brividi più sottovalutati dell’organizzazione culturale, una grande scommessa.
Ci chiedevamo a quante persone potrà mai interessare?
In men che non si dica, abbiamo oltrepassato il numero stabilito di adesioni e, a malincuore, siamo stati costretti a chiudere le iscrizioni prima del previsto!
Evidentemente il caffè, quando è buono, non ha bisogno di essere visto per risultare interessante.
La giornata del corso, ospitata nei locali del Residence Cavazza di via Arienti a Bologna, si è aperta con la presentazione dell’azienda “Essse Caffè” da parte dei suoi proprietari e dirigenti.
E siccome il mondo è piccolo come una tazzina di caffè, una delle titolari ha raccontato di aver lavorato, da giovane, come lettrice per ciechi proprio all’Istituto Cavazza.
Coincidenze? No, aromi del destino.

Terminata l’introduzione, i partecipanti si sono divisi in due gruppi.
Nel primo, guidato dal Coffee Master e Brand Ambassador Vito Campanelli, si è passati all’assaggio vero e proprio: profumi, sapori, sensazioni.
Un’esperienza emozionante, a tratti destabilizzante, e soprattutto istruttiva.
Abbiamo imparato che il vero caffè ha tre “C”… ma per decenza è meglio non specificare quali!
Nel secondo gruppo, accompagnato da Thomas Pranzini, Coffee Master responsabile del Controllo Qualità, si è entrati nel cuore della produzione: selezione, lavorazione e tostatura del caffè, scoprendo quanta scienza e quanta cultura si nascondano dietro una tazzina bevuta distrattamente al bancone.
Il corso, a un certo punto, è inevitabilmente finito. Ci siamo salutati tutti con sorrisi un po’ tesi e mani leggermente tremanti di caffeina, in un clima di cordiale agitazione collettiva.
Usciti dal Residence, c’è chi ha preso a correre per smaltire l’energia in eccesso, chi saltellava come se avesse appena avuto un’illuminazione mistica.
Qualcuno, per smaltire del tutto, è stato poi avvistato sulle colline bolognesi, mentre altri, ancora troppo stimolati, rientrando a casa hanno iniziato a conversare amabilmente con portici, colonne e capitelli, ricevendo persino risposte interiori di una certa profondità filosofica.
Segno inequivocabile che il corso ha funzionato: non solo abbiamo imparato a riconoscere un buon caffè, ma abbiamo anche scoperto quanto possa rendere sorprendentemente loquace il patrimonio architettonico della nostra bellissima città.

.jpg)



.png)