Nell’ambito del progetto “Una rete per l’inclusione”, volto a valorizzare esperienze e realtà sensibili ai temi dell’inclusione e della disabilità, abbiamo intervistato Giulia Caramaschi, responsabile della comunicazione interna di Gruppo Hera.
Gruppo Hera è una multiutility di respiro nazionale che opera nei settori energia, ambiente e idrico, con circa 10.000 dipendenti e servizi rivolti a circa 4 milioni di clienti sul territorio.
Giulia Caramaschi lavora nell’ambito della comunicazione da quasi vent’anni, raccontando l’azienda dall’interno alle proprie persone. Il suo ruolo non si limita a produrre informazione: contribuisce alla costruzione di una cultura aziendale condivisa, creando relazioni e opportunità coerenti con i valori dell’azienda.
L’intervista è stata condotta da Luca Torrente, referente del progetto.
Quali sono le buone pratiche della sua azienda nel supportare realtà come la nostra che si occupano di disabilità e inclusione?
Hera è un’azienda nazionale, ma con un forte radicamento territoriale. Inclusione e valorizzazione delle diversità sono parte del nostro DNA. Da quasi 20 anni abbiamo un diversity management che lavora su temi quali sostegno alla genitorialità, diversità di genere, orientamento sessuale, età e disabilità. Questo impegno non è solo organizzativo, ma culturale: vogliamo creare una cultura aziendale condivisa che valorizzi ogni persona.

Quali sono gli elementi che considera essenziali per l’inclusione di persone con disabilità in un’azienda e più in generale nella società?
Innanzitutto occorre abbattere le barriere fisiche e strutturali che limitano la vita quotidiana. Ad esempio, nei nostri sportelli i clienti sordomuti possono prenotare un interprete LIS per dialogare con gli operatori, anche nei servizi di pronto intervento. Ma esistono barriere meno visibili, quelle culturali, che sono spesso più insidiose. È fondamentale lavorare sugli stereotipi, abbatterli e creare contesti inclusivi, dove le persone possano esprimere al meglio le proprie capacità.
Pensa che il territorio del bolognese sia attento al mondo della disabilità?
Sì, il territorio bolognese, e più in generale quello emiliano, è particolarmente favorevole grazie alla forte tradizione dell’associazionismo, che si intreccia con la dimensione imprenditoriale. Inoltre, l’ambiente culturale stimolante genera occasioni di riflessione, sensibilizzazione e integrazione. Tuttavia, non possiamo abbassare la guardia: occorre mantenere alta l’attenzione su abbattimento delle barriere, inclusione culturale e apertura verso nuovi scenari di accoglienza.
Cosa può fare l’imprenditoria bolognese per incentivare la cultura dell’inclusione delle persone con disabilità?
Molto. Le aziende devono sentire la responsabilità di dare forma al territorio, creando valore ma anche cultura. In Hera accogliamo persone con disabilità nelle nostre strutture e collaboriamo con realtà, come ad esempio la società Auticon, che inserisce in azienda persone nello spettro autistico per fornire servizi di qualità nei sistemi informativi.
Abbiamo progetti di solidarietà, come Hera Solidale, che coinvolgono dipendenti e clienti, e sosteniamo iniziative locali tramite liberalità e sponsorizzazioni.
Questo non è solo un dovere, ma anche un privilegio: sostenere queste attività significa contribuire a costruire un tessuto sociale accogliente e sicuro, anche sotto il profilo psicologico.

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