L’orizzonte bianco di Fabrizio Casal

Il campione ci parla di una montagna fatta di sport, libertà e fiducia
Silvia Colombini

La montagna non è solo un luogo fisico, ma uno stato d'animo. Per Fabrizio Casal, 26 anni, sciatore e guida che ha sfidato i limiti della disabilità visiva, le vette rappresentano la libertà più pura. Dopo avere conquistato quattro medaglie alle Paralimpiadi nel 2018, quest’anno a Cortina ha guidato sul podio Chiara Mazzel, conquistando la medaglia d’argento nello slalom gigante. Fabrizio scia in sintonia profonda con l'ambiente e con una fiducia incrollabile nei propri sensi perché quando l'orizzonte si fa sfumato, l'obiettivo resta nitidissimo.

Fabrizio Casal e Chiara Mazzel durante la discesa di slalom gigante - Paralimpiadi Milano - Cortina 2026Per molti la velocità sulla neve può far paura, specialmente quando la visibilità è ridotta. Cosa provi quando ti lanci in discesa e come sai trasformare quella che molti percepiscono come una barriera in una spinta verso l’eccellenza?

Quando mi lancio in discesa provo un grande senso di libertà e gratitudine per poter fare dello sport un lavoro. Il paralimpismo e lo sci per ipovedenti mi ha permesso di andare oltre i miei limiti attraverso la possibilità di aiutare altri ragazzi a oltrepassare i loro, e questa è la cosa più gratificante. L’eccellenza è solo la conseguenza di passione e determinazione applicati per un lungo periodo di tempo.

Nello sci per atleti con disabilità visiva, il rapporto con la guida è tutto. Come si costruisce questa sintonia perfetta?

Non è mai una sintonia perfetta, ma una ricerca di comprensione l’uno dell’altro nella sua massima espressione.

È condividere così tanto che è possibile dimenticarsi di sé stessi per scoprirsi pieni partecipi dell’esperienza della persona che si accompagna, in ogni suo aspetto.

Fabrizio Casal e Chiara Mazzel festeggiano dopo la discesa - Paralimpiadi Milano - Cortina 2026Spesso lo sport è il miglior ambasciatore dell'inclusione. Qual è la barriera culturale che senti di aver abbattuto con i tuoi successi?

Penso di aver contribuito a scardinare la credenza secondo cui, se si ha una disabilità si debba incorrere in un ostacolo e una difficoltà senza via d’uscita.

L’idea del paralimpismo non è quella di negare o “sconfiggere” la disabilità, ma quella di trionfare e gioire attraverso di essa.

Qual è il consiglio che daresti a un giovane che vorrebbe approcciarsi allo sport invernale, ma è frenato dal timore del limite fisico?

Il consiglio che darei è quello di non focalizzarsi sulla possibilità di avere una carriera sportiva di successo, ma sentirsi prima una persona realizzata e felice solo per il fatto di essersi messa in gioco e di aver provato lo sport invernale per persone con disabilità, perché il solo fatto di praticarlo è un’esperienza che arricchisce chi la pratica qualsiasi sia il livello.

 

 

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