Tradurre è un’attività dai significati molteplici, che da tempo ha superato la concezione più classica e restrittiva di semplice passaggio da una lingua-cultura a un’altra. Tradurre significa mediare, creare ponti, comprendere e interpretare, ma anche rendere accessibile e fruibile un contenuto. Tutto ciò può avvenire non solo attraverso la lingua verbale, ma anche tramite altri codici espressivi. In questa prospettiva, ampia e contemporanea ma fondata su solide radici teoriche (cfr. Jakobson, 1959, On linguistic aspects of translation), la traduzione si configura come un processo complesso di mediazione tra sistemi di segni, sensi e forme di conoscenza anche molto diversi tra loro.
Un ambito particolarmente significativo è quello della traduzione intersemiotica, che consente il passaggio tra segni apparentemente distanti: un romanzo può diventare un film, un dipinto può trasformarsi in un bassorilievo prospettico, un’esperienza tattile può essere restituita attraverso il linguaggio verbale. È proprio questa dimensione a mostrare con chiarezza come la traduzione non sia mera trasposizione, ma rielaborazione e interpretazione.
Questa prospettiva rappresenta la quotidianità per chi opera nel Museo tattile Anteros, o in realtà simili (rare in Italia e in generale nel mondo), ma rimane spesso marginale nei contesti accademici, dove il concetto di traduzione è talvolta affrontato in modo più restrittivo e tradizionale, e dove i confini e il raggio d’azione della traduzione non sono sempre messi in dovuta evidenza. Nella società contemporanea, orientata all’inclusione e alla fruizione di contenuti culturali sempre più complessi, è invece fondamentale riconoscere e valorizzare tutte le potenzialità della traduzione.
Da questa esigenza è nato il seminario Il senso e la forma tradotti: educazione estetica e disabilità visiva, tenuto dalla dott.ssa Loretta Secchi il 31 marzo 2026 presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Pavia. L’iniziativa, rivolta in primo luogo a studenti magistrali di Lingue e di Linguistica, ma anche a dottorandi e personale dell’Ateneo, si inserisce nel corso di Storia e teoria della traduzione e ha avuto l’obiettivo di mostrare concretamente la fluidità del concetto di “traduzione”.
Il seminario ha previsto una parte teorica introduttiva e una dimostrazione applicativa: attraverso l’esplorazione tattile guidata del bassorilievo prospettico di Atalanta e Ippomene di Guido Reni,
prospettico di Atalanta e Ippomene di Guido Reni, gli studenti hanno potuto sperimentare per la prima volta una modalità percettiva nuova. Il tatto, in sinergia con l’udito e con gli altri sensi, diventa parte integrante di un’esperienza estetica che unisce percezione, linguaggio, traduzione e interpretazione. In questo modo, è emerso chiaramente come la traduzione possa essere anche uno strumento di accesso all’esperienza artistica, rendendo l’opera fruibile a persone cieche e ipovedenti.
Il bassorilievo utilizzato è parte di un progetto più ampio: una copia dell’opera è stata recentemente acquisita dal Dipartimento grazie a un cofinanziamento di Ateneo per attività di ricerca in ambito umanistico coordinato dalla prof. Perego (2024), con l’intento di creare un punto di incontro tra la ricerca universitaria e la missione del Museo Anteros.
Il successo dell’iniziativa incoraggia a renderla un appuntamento annuale stabile, nella convinzione che esperienze di questo tipo arricchiscano in modo significativo la formazione degli studenti e aprano nuove prospettive di pensiero. Si inseriscono inoltre nel quadro della collaborazione tra il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Pavia e l’Istituto dei ciechi Francesco Cavazza di Bologna, contribuendo a promuovere una cultura della traduzione sempre più inclusiva e aperta.





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