Presente da più di quarant’anni a sostegno dei pazienti oncologici pediatrici in cura a Bologna, Ageop rappresenta un ponte fondamentale tra l’ospedale, il territorio e la vita quotidiana. Sotto la guida della direttrice Francesca Testoni, l’associazione ha trasformato il concetto di accoglienza abitativa, dimostrando che garantire il diritto di abitare spazi accessibili, sicuri e a misura di bambino significa dare pieno accesso alle cure.
Ageop gestisce case d’accoglienza a Bologna, come sono progettate?
Gli spazi devono consentire la privacy e contemporaneamente lo “stare bene insieme”, la ricetta più semplice e inclusiva delle case Ageop: considerare le persone nella loro unicità, riconoscere la diversità valorizzandola, ascolto dell’altro senza pregiudizi, ricercare strumenti per dare risposte ai bisogni di ogni persona. L’accoglienza integrata di Ageop non é solo dare un alloggio, ma sostenere il bambino e la famiglia durante tutta la permanenza.
I trasporti quotidiani dalle case all'ospedale, la consegna a domicilio di spesa alimentare e farmaci, l’aiuto nelle pratiche burocratiche, gli accompagnamenti personalizzati, i colloqui individuali e le mediazioni in lingua, la presenza di volontari formati sono solo alcuni dei servizi erogati.
Per una famiglia quali sono le barriere che riscontrate ancora?
Purtroppo la realtà socio economica è sempre più complessa e quando arriva la diagnosi di cancro di un figlio la vita si carica di pesi quasi impossibili. Ci scontriamo ogni giorno con gli effetti dell’impoverimento delle famiglie, la quasi assenza di servizi di sostegno sociale, il disgregamento del ruolo formativo della scuola, il progressivo irrigidimento verso l’inclusione sociale. La nostra associazione fa fronte a tutto questo. Eppure, per superare queste barriere, basterebbe iniziare con l’ascolto del Terzo Settore perché non sempre le scelte dei governi e delle amministrazioni seguono logiche rispondenti agli interessi e al benessere dei cittadini.
C’è ancora molta disuguaglianza di accesso alle cure nel nostro Paese?
Sì, le disuguaglianze riguardano il nostro Paese, ma non solo.
Ageop si batte perché nessun bambino paghi il prezzo del ritardo diagnostico e della ridotta disponibilità terapeutica, che possono compromettere decisamente le possibilità di guarigione. Per questo nelle Case vengono accolti gratuitamente pazienti provenienti da altre Regioni o dall’estero, in particolare dall’area balcanica. Con la stessa finalità Ageop ha in essere una convenzione con il Policlinico di Sant’Orsola in materia di cooperazione internazionale nel campo dell’Oncologia pediatrica e in particolare del trapianto di cellule staminali emopoietiche.
Senza l’accoglienza nelle Case Ageop molte famiglie non potrebbero permettersi di sostenere i costi per la permanenza a Bologna.
In che modo Ageop lavora per garantire che i bambini partecipino alla vita della città?
Ageop si impegna per favorire l’interazione tra i bambini e tra famiglie creando ponti di connessione con la città. Molte sono le attività di riabilitazione psicosociale proposte: laboratori fotografici, arteterapia, attività ludiche, sportive e creative, visite guidate tour della città e del territorio metropolitano, progettati diversamente a seconda delle diverse fasce d’età dei pazienti per favorirne autonomia, socialità e benessere.
Qual è la sfida ai bolognesi affinché l'inclusione diventi una pratica quotidiana di vicinanza?
Occorre educare la società al rispetto, alla solidarietà, all’inclusione, alla generosità e al mutuo aiuto per superare lo stigma che ancora oggi aleggia attorno al tema del cancro e del cancro infantile in particolare. Occorre costruire un nuovo modello di welfare sociosanitario unendo forze e competenze di cittadini, imprese profit, non profit ed Enti Pubblici. Occorre andare controcorrente ricostruendo un senso del vivere sociale che abbia come fine il bene di tutti nel loro insieme, a partire dalle necessità delle persone più fragili.





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