Giochi di lotta e relazioni umane

Una risorsa educativa sottovalutata. Un antidoto alla distanza relazionale
Marco Fossati - docente di educazione fisica, esperto in scienze tiflologiche I.Ri.Fo.R.

In una società post pandemica, sempre più mediata dalla tecnologia e caratterizzata da relazioni “a distanza”, facilitare dimensioni prossemiche adeguate può rivelarsi vincente nel favorire i rapporti e le competenze trasversali per una corretta vita sociale.

Negli ultimi anni, nelle scuole e nei contesti educativi, si è assistito a una progressiva riduzione delle attività di contatto fisico strutturato. I “giochi di lotta” sono spesso percepiti come potenzialmente pericolosi o difficili da gestire e vengono evitati o sostituiti da proposte ritenute più sicure. Tuttavia, una riflessione più attenta rivela come essi rappresentino, in realtà, uno strumento educativo di straordinaria efficacia, soprattutto per lo sviluppo delle competenze relazionali, sociali e civiche. Non sono semplici attività di confronto fisico: sono esperienze profondamente relazionali. Due (o più) partecipanti entrano in una dinamica in cui il corpo diventa linguaggio, comunicazione, ascolto reciproco. Per poter “vincere”, infatti, non è sufficiente imporre la propria forza: è necessario comprendere l’altro, rispettarne i limiti, anticiparne le intenzioni. Il gioco di lotta educa a una forma di responsabilità reciproca dove si deve preservare l’integrità dell’altro, rispettando regole condivise, accettando il risultato, sia esso vittoria o sconfitta.

Nel caso di alunni con disabilità visiva, i giochi di lotta assumono un valore ancora più rilevante. In assenza (o riduzione) del canale visivo, il contatto diretto diventa un mezzo privilegiato per orientarsi, percepire l’altro e costruire relazioni. Il contatto corporeo sviluppa la percezione tattile e propriocettiva, rafforzando il senso dello spazio e della posizione e costruendo una relazione immediata e autentica con il compagno. A A differenza di molte attività sportive basate sulla vista, i giochi di lotta pongono tutti i partecipanti su un piano più equilibrato, riducendo le barriere e favorendo l’inclusione reale.

Due ragazze eseguono un esercizio durante un gioco di lottaMolti insegnanti mostrano resistenza. Le principali preoccupazioni riguardano il rischio di infortuni, la gestione del gruppo e la possibile degenerazione in comportamenti aggressivi. Queste paure possono essere comprensibili, ma spesso derivano da una visione non strutturata.

Bisogna distinguere tra “lotta libera senza regole” e "gioco di lotta educativo”. Vanno progettati bene: prevedere regole chiare e condivise; svolgersi in ambienti controllati (materassini, spazi delimitati); essere guidati da obiettivi precisi (equilibrio, controllo, collaborazione). Partire da forme semplificate e cooperative ponendo il focus sulla cura dell’altro. Devono enfatizzare il rispetto e la sicurezza prima del risultato. Utilizzare rituali di inizio e fine: saluto, contatto con il compagno. Valorizzare l’inclusione. Mostrare come queste attività siano particolarmente adatte anche per alunni con bisogni educativi speciali.

I giochi di lotta rappresentano una risorsa educativa potente. E’ molto divertente per tutte e tutti. Lungi dall’essere attività pericolose o marginali, essi offrono un contesto unico per lo sviluppo integrale della persona: corporeo, emotivo, sociale e morale.

 

 

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