Le forme del pane

Confezione e vendita in tempo di guerra nella città di Francesco Zanardi, 1914 - 1919
Paola Furlan

Nell’estate 1914, quando s’insedia la prima giunta socialista di Bologna con Francesco Zanardi sindaco, Bologna risente delle difficoltà di commerci e mercati a causa della guerra “che travaglia l’Europa” e impedisce il libero approvvigionamento dei generi alimentari. L’attenzione è centrata sulla tutela del consumatore e i nuovi compiti che spettano all’ente locale che si manifestano fin da subito, con l’adozione dei primissimi provvedimenti, l’applicazione del calmiere e l’apertura di spacci municipali, in particolare quello di pane e farina in via Altabella, 8, attivo nel 1915. Per Zanardi, il pane “è uno dei prodotti che devono essere sottratti a ogni speculazione ed essere distribuito a tutti, sano, igienico e abbondante”.

Il comune adotta anche un concorso a premi, “Per la cultura del grano”, per incentivare la semina dei grani marzuoli, antica varietà di frumento seminata a marzo, nel caso “venissero a mancare le provviste per l’alimento più essenziale e popolare, il pane”.

Nella ricerca di nuovi mercati e per superare i limiti imposti dalla guerra “che travaglia l’Europa e che inceppa i commerci del mondo”, l’amministrazione acquista il piroscafo Jupiter, nome cambiato poi in quello di Andrea Costa, che nel 1915 trasporta grano dall’America e passerà al servizio dell’Officina del gas per il primo viaggio di rifornimento del carbone in Inghilterra. Dal 22 marzo 1916, il commercio del pane confezionato per la vendita si conforma alle disposizioni di legge del decreto, Norme per la panificazione, che attiva una severa vigilanza per impedire frodi nel peso.

Logo del forno del paneLe forme consentite sono così catalogate:

- pane tondo o pane della casalinga a coppia di due pani che non debbono superare il peso di grammi 250 ciascuno;

- pane tipo francese (pagnotta) del peso massimo di grammi 250;

- pane di lusso (garofano a mano e panino all’olio) in pezzi, del peso di 80 grammi ciascuno. “Ogni altra forma di pane è proibita!”. In seguito, si passerà alla produzione diretta perché, come afferma Zanardi: “Noi costruiamo un forno che deve servire ad un pubblico servizio … che risponde all’attuazione del programma di tutela dei consumatori che l’Amministrazione si è proposta”. L’edificio, realizzato dall’ufficio tecnico comunale, si estende in un’area di più di 1500 metri quadri nella zona del nuovo quartiere a nord-ovest della città, creato dal piano regolatore ne “gli orti Garagnani”, zona di espansione tra le “antiche” Porte Galliera e delle Lame, all’angolo fra via dei Mille (ora Don Minzoni) e via Marghera (ora Fratelli Rosselli) dove è ricavata una bottega per la vendita diretta.Il pane è confezionato con i metodi più moderni e l’impasto delle farine - che è uno dei coefficienti più importanti - è assicurato dalle macchine impastatrici che “imitano alla perfezione il lavoro fatto dall’uomo nella madia”.

Il panificio è affidato alla Lega lavoranti panettieri e inizia la sua attività il 1° febbraio 1917 con cinque forni a vapore funzionanti e rappresenta “uno dei fulcri più efficaci dell’approvvigionamento cittadino”, organo di difesa della vita civica in tempo di guerra, per il “valore morale che esso rappresenta” e assicura “il nostro pane quotidiano”, così come Francesco Zanardi rimarrà per sempre impresso nella memoria collettiva come il “Sindaco del pane”.

 

 

Precedente | Successivo

Sommario

Oltre la giustizia

Attualità

Attività

Salute

Musica

Cultura