Ho sempre desiderato poter conoscere Alex Zanardi, da quando scopersi chi fosse e cosa avesse troncato, drasticamente, la sua carriera automobilistica. L’espressione di perenne e sincero sorriso sulle labbra, lo sguardo intenso e mai rassegnato, il volto da ragazzino nonostante lo scorrere del tempo, la stretta di mano schietta e forte, la fede negli affetti e il suo sapere di potercela sempre fare, sono tutte qualità che lo hanno contraddistinto negli anni cruciali della sua rinascita, come atleta e come uomo. Ebbi il privilegio di conoscerlo di persona, coronando il sogno di potergli rivolgere la parola, nell’ottobre del 2002, presso il salone del nostro Istituto dedicato a Paolo Bentivoglio, grazie all’impegno della Commissione Femminile dell’Unione Italiana Ciechi di Bologna che aveva organizzato un incontro con lui, dal titolo: Il coraggio nello sport e nella vita – esperienze di un campione. In quell’occasione c’era anche il leggendario dottor Claudio Costa, fondatore della clinica mobile. Quando Alex, che gareggiava nella serie americana CART (Championship Auto Racing Teams) perse le gambe nel gravissimo incidente automobilistico avvenuto presso l’autodromo EuroSpeedway Lausitz, in Germania, il 15 settembre 2001, pochi potevano immaginare cosa ci avrebbe riservato in seguito, risollevandosi e creando la Zanardi Kart, una linea di telai da competizione che rese fin da subito concreto e costruttivo il suo impegno sociale. Con Zanardi Handbike, Alex progettò e sviluppò handbike ad altissime prestazioni per le paralimpiadi, collaborando con ingegneri della Formula 1, allo scopo di ottimizzare l’aerodinamica e i materiali più indicati per la pratica sportiva e agonistica.
Nel creare questo suo progetto, il pilota ha sempre considerato prioritario il principio di reclutamento degli atleti disabili, fornendo loro i mezzi tecnologici e sportivi più indicati per iniziare a gareggiare. Per motivi professionali e anche affettivi, mi sta a cuore ricordare che Alex ha anche lavorato a stretto contatto con Istituzioni d’eccellenza, quali il Centro protesi INAL di Vigorso di Budrio, al fine di migliorare il design e la funzionalità delle protesi per arti inferiori, destinate ad uso sportivo e quotidiano. Vale considerare che Alex è stato, inoltre, un pluripremiato costruttore, vincendo il campionato mondiale CIK-FIA, nel 2014. Nonostante la traumatica amputazione, il Campione non si è ripiegato su sé stesso; piuttosto ha conservato integrità, chiarezza di pensiero e quel “fegato” che serve per ricostruire la propria vita, ispirandone autenticamente tante altre, con naturalezza e umiltà. Poi vi è l’Alex conduttore televisivo, inarrivabile nella trasmissione Sfide, in passato in onda su Rai 3. Sembrava a tutti che quell’immenso dolore e sofferenza vissuti, quell’infinita resilienza messa in campo, avessero ricevuto il giusto premio; ma il 19 giugno del 2020, lungo la strada 146, vicino a Pienza, in provincia di Siena, mentre partecipava alla staffetta “Obiettivo Tricolore” (una manifestazione non competitiva di paraciclismo) Alex incorre nel secondo e fatale incidente. La situazione appare subito drammatica e le ferite riportate lo privano della sua autonomia. Il percorso di riemersione e riabilitazione, forse il più sofferto, ha fine il primo maggio 2026, dopo anni di dignitoso silenzio e speranza. Zanardi da Castelmaggiore, parafrasando un suo libro autobiografico, fisicamente non è più tra noi ma vivrà per sempre nella memoria collettiva: Lui sì, ardito, esempio indiscusso di coraggio, fierezza e pudore.





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