Immaginate di essere seduti in poltrona e di vedere improvvisamente un mazzo di fiori colorati sul tavolo, oppure degli animali che camminano nel corridoio. Non si tratta di fantasmi, ma di un fenomeno tanto affascinante quanto poco conosciuto: la Sindrome di Charles Bonnet (CBS).
Questa condizione si manifesta con allucinazioni visive complesse in persone che hanno subito una grave perdita della vista ed è particolarmente frequente in chi soffre di Degenerazione Maculare legata all’età, principale causa di ipovisione in Italia. Stime recenti indicano che circa un paziente su cinque che frequenta i centri di riabilitazione visiva sperimenti questo fenomeno.
Quando il cervello fa tutto da solo.
Quando la retina smette di inviare impulsi nitidi al cervello, la corteccia visiva si ritrova improvvisamente “disoccupata”. Non ricevendo più stimoli dall’esterno, il cervello compie qualcosa di straordinario e, al tempo stesso, disorientante: comincia a creare immagini autonomamente.
Attingendo al proprio archivio di memorie e rappresentazioni visive, proietta nel campo visivo scene nitide, figure geometriche, volti o immagini antropomorfe. Esiste una certa somiglianza concettuale con il fenomeno dell’“arto fantasma”.
Le allucinazioni della CBS sono esclusivamente visive: non si sentono voci né rumori. Soprattutto, chi le sperimenta è generalmente consapevole che ciò che vede non è reale. Nonostante questa lucidità, l’esperienza può generare forte ansia, portando molte persone a tacere per paura di essere giudicate mentalmente instabili. Parlarne, invece, rappresenta il primo passo per ridimensionare il fenomeno.
Nella Sindrome di Charles Bonnet, infatti, le capacità cognitive rimangono integre. La persona sa, oppure comprende subito dopo il primo momento di sorpresa, che l’immagine percepita non è reale. Mantiene quindi una piena capacità critica nei confronti dell’allucinazione.
Cosa si può fare concretamente per ridurre il fastidio?
Innanzitutto è importante parlarne con il proprio medico oculista, così da formulare una corretta diagnosi ed escludere altre possibili problematiche.
Successivamente, l’educazione del paziente costituisce un vero e proprio intervento terapeutico. Uno studio recente ha mostrato che, una volta rassicurate sulla natura non psichiatrica del problema, circa il 70% delle persone affette da CBS riferisce una marcata riduzione dello stress legato a questi sintomi visivi.
Anche l’attivazione visiva può essere utile. Quando compare l’allucinazione, focalizzarsi intensamente su un compito visivo, come la lettura, obbliga il cervello a elaborare stimoli reali, interrompendo il “corto circuito” percettivo. Inoltre, alcune tecniche di ginnastica oculare, insieme al mantenersi mentalmente e fisicamente attivi, possono contribuire a ridurre la frequenza degli episodi.
Nei casi in cui il fenomeno abbia un impatto persistente e significativo sulla qualità della vita, può essere opportuno considerare un sostegno psicologico e una presa in carico da parte di clinici specializzati.
Un punto di riferimento sul territorio.
Per affrontare questo fenomeno e superare l'isolamento, l’Istituto Cavazza rappresenta un alleato fondamentale. Grazie a un'équipe di professionisti qualificati e a una solida rete sul territorio, l'Istituto offre uno spazio d'ascolto protetto e percorsi riabilitativi personalizzati. Qui è possibile scoprire soluzioni concrete, ausili tecnologici e strategie educative mirate a riappropriarsi di autonomie quotidiane come la lettura e la scrittura, migliorando sensibilmente la qualità della vita di chi affronta la cecità o l'ipovisione.





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