La pedagogia dello sguardo e dell’ascolto

Ciò che conta non è soltanto ciò che viene raccolto e reso disponibile al pubblico, ma ciò che accade tra le persone, gli oggetti e lo spazio
Fabio Fornasari

Lo sguardo di chi scrive nasce da un attraversamento quotidiano di biblioteche, musei e archivi. Negli ultimi anni, anche grazie ai processi attivati dal PNRR*, questi luoghi sono stati investiti da una profonda trasformazione. Non solo interventi tecnici o adeguamenti funzionali, ma l’occasione per ripensare il ruolo stesso delle istituzioni culturali nella società. Ciò che conta oggi non è soltanto ciò che viene raccolto e reso disponibile al pubblico, ma ciò che accade tra le persone, gli oggetti e lo spazio.

Segnale disturbato 2. Ogni guasto interrompe la relazione tra corpi, spazio e conoscenzaPer molto tempo il patrimonio è stato pensato soprattutto come qualcosa da conservare. Conservare voleva dire proteggere, delimitare, impedire il deterioramento. Ma questa idea non basta più. Gli oggetti cambiano nel tempo, e con essi cambiano i pubblici, i corpi, i linguaggi, le fragilità, i modi di abitare gli spazi. Per questo la manutenzione non può essere considerata un fatto tecnico secondario: è una pratica culturale.

Bruno Latour ha mostrato come negli oggetti siano depositate regole, attenzioni e forme di convivenza; Jérôme Denis e David Pontille hanno ricordato quanto il funzionamento del mondo dipenda da gesti minuti e spesso invisibili: pulire, riparare, aggiornare, riallineare. Anche l’accessibilità appartiene a questa dimensione. Un percorso tattile consumato, una luce che abbaglia, un’audioguida non aggiornata, una didascalia scritta male o un hearing loop non funzionante non indicano solo un guasto tecnico: raccontano un’interruzione della cura; raccontano un’interruzione della relazione tra le persone e lo spazio, una attenzione verso la relazione.

L’accessibilità, infatti, non coincide con l’inserimento di uno strumento, ma con la capacità di mantenerlo vivo nel tempo, dentro una relazione continua con le persone. Curare non significa semplicemente aiutare qualcuno, ma riconoscere che tutti abitiamo una condizione di fragilità condivisa: i corpi cambiano postura, perdono equilibrio, cercano orientamento, le cose si deteriorano, gli spazi cambiano, i linguaggi diventano insufficienti. Nulla resta accessibile per sempre se non viene continuamente riattraversato.

Segnale disturbato 3. Sparizione del contestoIn questa prospettiva museo, biblioteca e archivio non appaiono come contenitori stabili, ma come ecologie di relazioni. Ogni scelta progettuale: luci, sedute, suoni, superfici, orientamenti, tempi di ascolto produce effetti concreti: invita oppure esclude, accompagna oppure disorienta. La manutenzione diventa così una forma di ascolto del presente. Non serve soltanto a preservare gli oggetti, ma a mantenere possibile la relazione tra i corpi e il sapere.

È qui che la manutenzione incontra l’accessibilità. Entrambe chiedono di abbandonare l’idea di una soluzione definitiva: non esiste uno spazio inclusivo una volta per tutte, ma una disponibilità continua a osservare come quello spazio viene abitato e trasformato.

Per questo la manutenzione non è una pratica minore. È una pedagogia dello sguardo e dell’ascolto. Ci insegna che il patrimonio non sopravvive nella sola conservazione degli oggetti, ma nella capacità di mantenere vive nel tempo le condizioni della relazione.

Segnale disturbato 1. Quando la manutenzione si interrompe, il segnale non scompare: si frammenta.Prendersi cura significa, allora, assumersi la responsabilità di rendere il mondo ancora abitabile anche per gli altri.

* Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il programma italiano di riforme e investimenti finanziato con le risorse europee del Next Generation EU per il periodo 2021-2026

 

 

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