Maieutica educativa

Porre domande agli studenti, mirare a stimolare il loro pensiero critico e accompagnarli nel processo di ricerca delle risposte attraverso il ragionamento e l’analisi
Marco Fossati - docente di educazione fisica, esperto in scienze tiflologiche I.Ri.Fo.R.

Questo binomio fantastico, suggeritoci da Rodari, parte dal filosofo greco Socrate che teorizza come l’Educatore debba porre domande agli studenti, mirare a stimolare il loro pensiero critico e accompagnarli nel processo di ricerca delle risposte attraverso il ragionamento e l'analisi. Vorremmo evidenziare come questo approccio offra agli studenti la possibilità di esprimere le proprie opinioni, di confrontarle con quelle degli altri e di avanzare argomentazioni basate sulla logica e sul ragionamento. La maieutica educativa ha influenzato l’opera dell’ tedesco J. H. Pestalozzi che metteva enfasi sull'interazione e sul coinvolgimento attivo degli studenti nel processo di apprendimento. Ha accompagnato l’americano J. Dewey, con la sua filosofia pragmatista dell'apprendimento basato sull’esperienza. Ci piace ricordare come per la nostra M. Montessori, l'educazione dovrebbe essere centrata sull'individuo, valorizzando l'autonomia, l'auto-disciplina e l'apprendimento attivo. E non possiamo non ricordare come Jean Piaget, noto psicologo svizzero, abbia sviluppato una teoria dell'apprendimento e dello sviluppo cognitivo che può essere considerata una forma di maieutica educativa. Secondo Piaget, l'apprendimento avviene attraverso l'interazione tra il soggetto e l'ambiente circostante, e i bambini costruiscono attivamente la propria conoscenza attraverso l'esperienza diretta.

Disegno infantile della regola n.9 "Non bisogna imbrogliare"Quello che questi grandi ci hanno lasciato sono dei suggerimenti precisi di come il “fare”, e il “fare insieme” producano delle conoscenze radicate, delle competenze intime, vissute, provate sulla pelle e pertanto legate al profondo della persona. Soprattutto nelle persone in età evolutiva. Costituiscono una delle migliori forme per implementare i saperi e le possibilità operative. Anche Augusto Romagnoli ci spinge a usare questo binomio per le ragazze e i ragazzi con disabilità visiva. Se questi concetti, questi modi di pensare sono sicuramente presenti nei Servizi di Consulenza Educativa, nei Centri Tiflodidattici territoriali nelle varie regioni italiane, permettendo risultati ammirevoli e importanti ruoli nello sviluppo e nella crescita delle persone con disabilità visiva; purtroppo questi stessi concetti non sempre trovano un effettivo riscontro nel mondo della Scuola.

La Scuola, in ogni suo ordine e grado, quasi non prevede la “possibilità di sbagliare“.

“Errare” parte integrante e intrinseca nella azione del “fare”, viene visto con occhi non sempre benevoli. Sbagliare è, spesso, per docenti e quindi di conseguenza per le alunne e gli alunni, un sintomo di non costruzione del sapere, di non studio, di scarso e non adeguato impegno. Si ha paura dell’Errore. Non si ha il diritto di sbagliare. Non si pensa che da un errore possa nascere la possibilità, correggendolo, di arrivare alla giusta realizzazione dell’azione, della cognizione, del sapere in generale.

Purtroppo la paura dell'errore e la non possibilità di sbagliare a volte generano sentimenti di paura dell'errore e quindi fenomeni di evitamento della prova per non incorrere nell'errore. Questi modi di pensare non facilitano l’apprendimento, lo inibiscono, lo rinchiudono dentro logiche legate alle valutazioni numeriche del caso.

Impostare una didattica improntata ad una maieutica educativa consentirebbe sicuramente di costruire, realizzare, implementare momenti di crescita sereni collaborativi e inclusivi per le nostre alunne e nostri alunni.

 

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