Miles Christi, padre dei Cavalieri

Tradotta in bassorilievo l’opera di Vitale da Bologna “San Giorgio uccide il drago”. É visitabile presso il Museo tattile Anteros dell’Istituto Cavazza
Loretta Secchi

San Giorgio che combatte il drago è un capolavoro di Vitale da Bologna, esposto presso la Pinacoteca Nazionale dell’omonima città dove, a fronte dell’opera autografa, una traduzione in bassorilievo, riservata alle persone non vedenti e ipovedenti, invita all’esplorazione tattile. Giorgio appartiene alla tipologia dei Santi leggendari e secondo la tradizione la sua morte da martire risale agli inizi del IV secolo d.C. Rappresentato nell’atto di combattere e uccidere un drago, San Giorgio rappresenta il Miles Christi, teso a contrastare ciò che insidia la fede e opprime i deboli. La leggenda narra che Giorgio fosse un nobile cavaliere errante, originario della Cappadocia, giunto nel regno di Silene, in Cirenaica, luogo funestato dalla presenza di un terribile drago, la cui forza distruttrice poteva essere placata solo da sacrifici umani. San Giorgio uccide il drago - Vitale da Bologna 1330 - 1335 ca. pittura a tempera su tavola, Pinacoteca Nazionale di BolognaFu proprio il Soldato di Cristo a salvare dalle fauci del mostro la figlia del re, e come ricompensa non volle né onori né doni materiali, invitando gli abitanti del luogo a convertirsi alla cristianità e ricevere il battesimo. Di San Giorgio abbiamo poche notizie storiche: l’unico dato certo è il suo martirio, che avvenne agli inizi del IV secolo, in Palestina. Lo stesso Jacopo da Varagine, il frate domenicano che nel XIII secolo raccolse numerosi racconti agiografici, riportati nella sua Legenda aurea, consigliò di leggere le gesta del cavaliere in chiave simbolica, non letterale. San Giorgio, infatti, esemplifica l’eterna lotta del bene contro il male, sul modello della battaglia condotta dall’Arcangelo Michele, così come è descritta nel libro dell’Apocalisse: testo dal quale, presumibilmente, è tratta anche l’immagine del drago. Il concetto di Miles Christi, introdotto già da San Paolo, all’epoca delle grandi riforme ecclesiastiche e delle Crociate, ricevette un nuovo significato quando San Bernardo di Chiaravalle indicò il nuovo Cavaliere cristiano come martire combattente al servizio della fede. Cosa può comunicare oggi, a bambini, giovani e adulti, un tema così forte e teologicamente connotato? Quanto può risuonare interiormente l’idea di conflitto; di gratuità del gesto, l’ipotesi di ingaggiare una lotta in virtù di un ideale, a sacrificio della propria e altrui vita. Se volessimo andare oltre la vulgata, oltre ogni confessione e confronto tra dottrine, oltre ogni pronunciamento ideologico e politico, ciò che si imprime nella coscienza di ciascuno è l’immagine di un atto eroico, incarnato da chi compie un’impresa in nome di un principio e sa di poter incontrare la morte sul proprio cammino. Traduzione in bassorilievo del dipinto "San Giorgio uccide il drago" - esplorazione tattile del bassorilievo presso il Museo tattile Anteros dell'Istituto dei Ciechi F. Cavazza, BolognaAnalizzare le iconografie è un’esperienza totalizzante, poiché richiede al didatta di considerare il contenuto metaforico di un racconto che pure ha una storia, una tradizione e fonti letterarie di riferimento, senza banalizzarlo con facili decontestualizzazioni. Vitale, figlio di Aimo degli Equi (de’ Cavalli) documentato a Bologna dal 1330 al 1359, sintetizza esperienze figurative di origine gotica, divenendo fine interprete e prosecutore della lezione giottesca. Vitale degli Equi conosceva bene l’arte equestre e l’anatomia, tanto da restituirle entrambe, magistralmente, nell’assetto di San Giorgio in sella ad un esemplare di equino orientale, dal mantello grigio e dalla fluente argentea criniera. L’artista firma in modo criptico l’opera, con un monogramma assimilabile a un marchio a fuoco posto sull’arto posteriore destro dell’equus, alludendo così al suo cognome d’origine. Natura ed espressione, questo fu la pittura di Vitale, secondo lo storico dell’arte Francesco Arcangeli. L’assetto del cavaliere, sollevato e decentrato, in sella, contrasta il rischio di un disarcionamento per imminente impennata del cavallo che, spaventato, è pronto a scartare alla vista del drago, mentre il Santo conficca nelle sue fauci una lancia. Interiorizzare una scena di tale complessità e veemenza, implica confrontarsi psicologicamente e pedagogicamente con il concetto di contrasto e parallelamente compiere mirate azioni propriocettive - a supporto di un’esplorazione aptica della dinamica motoria di cavallo e cavaliere - propedeutiche all’apprezzamento di ogni raffinato dettaglio illustrativo. Per una chiara lettura dell’anatomia del cavallo, nella didattica con i bambini, ci si avvale anche di modelli di cavalli a tutto tondo, dagli arti movibili, e ci si affida all’esperienza di restituzione fisica, mediante modellazione della creta, della visione mentale dell’immagine: sensorialmente esperita, cognitivamente acquisita e realmente ricostruita. Condurre alla visione profonda implica anche praticare l’arte con coscienza.

Modelli di cavalli funzionali alla didattica musealePensiero e azione sono inscindibili. Ogni azione, guidata dall’intenzione, muove dal pensiero sorretto da un credo. Oltrepassare la pura visibilità è come gettare il cuore al di là dell’ostacolo. Per questo l’essenza del Miles, simbolicamente intesa, ancor oggi evoca il coraggio e l’onore della militanza, il successo e la nobiltà della sconfitta; l’umana resa e l’umiltà del buon servizio.

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