Il parco della Montagnola zeitgeist bolognese

Ribelle, antico e aggregativo: le tante facce del mercato della città
Mafalda Sandrini - Ricercatrice Freie University di Berlino analisi di dinamiche sociali

Le porte della città di Bologna, se vieni dalla stazione e prendi la direzione del centro, sono costituite da un’imponente scalinata marmorea che porta al giardino soprelevato più antico ed esteso della città. Il Parco della Montagnola, infatti, accompagna i bolognesi fin dal XIV secolo, avendone plasmato lo spirito ribelle e anticonformista che da sempre definisce gli abitanti della dotta, la rossa e la grassa. Teatro di innumerevoli insurrezioni popolari, o presunte tali, la leggenda vuole che nel ‘300 il papa spedì da Avignone il Cardinale Bertrando del Poggetto a costruire una fortezza per fronteggiare le lotte tra i signori di Bologna, i Pepoli, e l’Imperatore. I bolognesi in rivolta distrussero ben cinque volte, nel corso di due secoli, la fortezza, dando vita all’altura su cui ora si erge il Parco. Più probabilmente, il rialzo è dovuto all’abitudine del Cinquecento di accumulare i rifiuti e detriti in un unico luogo, come accadde anche al Giardino del Guasto.

La Montagnola e la colonna del mercato - 1723 - 1812 Bologna

Attorno al ‘600, la zona venne adibita ad area verde di ritrovo e ricreativa per la città, dando vita al concetto di condivisione degli spazi, pionieristico per i tempi, e destinato a modificare le abitudini dei bolognesi. È, però, in epoca napoleonica, precisamente nel 1805, quando Napoleone si fermò qualche giorno a Bologna e decise di lasciare alla città qualche segno tipicamente francese, che il giardino prende la forma che tuttora conosciamo. Il progetto, affidato a Giovan Battista Martinetti, vide la costruzione della promenade della Montagnola: la pista circolare sulla sommità dell’altura con viali alberati che si diramano richiama il modello del giardino francese settecentesco. È anche in questo periodo che la Montagnola conosce il momento di massima popolarità in quanto teatro di feste, voli in mongolfiera, corse di cavalli, gare di velocipedi.

 

È l’8 agosto 1848 a segnare un altro momento di svolta nella storia, non solo del parco e della città, ma italiana in generale: la battaglia della Montagnola che vide scontrarsi i cittadini contro le truppe austriache, poi sconfitte e cacciate. Quel giorno conferisce, infatti, il nome alla piazza sottostante alla Montagnola, battaglia rappresentata anche nei basso rilievi della Scalinata del Pincio, fatta erigere a partire dal 1870, e denominata in onore del Pincio romano per celebrare l’Italia unita.

Mercato della Montagnola - Bologna

L’altra grande funzione che da sempre caratterizza la Montagnola è quella del mercato, luogo di incontro e scambio; se nel ‘200 cittadini e ambulanti si recavano lì per vendere e acquistare bestiame, è al 1878 che risale il nome tuttora in uso della Piazzola, quando le bancarelle si spostarono lì dopo la chiusura in piazza Maggiore. Questo termine in dialetto significa “spazio ridotto” e ad oggi continua ad indicare il mercato che si tiene il venerdì e il sabato, “dall’alba al tramonto”, nello spazio della Montagnola.

 

La Piazzola è stato definito argutamente come uno dei più celebri non luoghi di Bologna, ovvero un luogo usato per un fine specifico, pur rimanendo di transizione; oggi la Piazzola è un mercato rionale molto particolare e dichiarato patrimonio storico dell’Emilia Romagna. Le oltre 400 bancarelle offrono agli avventori le cianfrusaglie più bizzarre, ma anche vestiti vintage o gotici, pelletteria, scarpe, utensili per la casa, ma non cibo e alimenti.

 

Nel corso del tempo la Montagnola è però anche diventata zona considerata pericolosa per via di aggressioni, concentramento di spaccio e degrado; per far fronte alla criticità della situazione sono stati avviati progetti di riqualificazione, gli ultimi in ordine cronologico hanno visto coinvolta la ex Casa del Custode, data in concessione ad Arci Bologna e altri soggetti quali Cantieri Meticci, Legambiente Bologna, Canicola, Senzaspine e Crudo, con l’obiettivo di riqualificare l’area attraverso progetti socio-culturali. Grazie a quest’esperienza è nata Montagnola Republic, la rassegna musicale che da giugno a settembre 2022 ha ravvivato le afose serate bolognese con incontri, aperitivi, laboratori e concerti.

Scalea della Montagnola - Bologna, ieri

Un altro esempio di cittadinanza attiva è “Frida nel Parco”, il chiosco liberty azzurro sito al centro del parco, preso in gestione nel 2019 da un gruppo di cittadini che hanno voluto creare un luogo di socialità per tutti e per tutte, come si legge dal sito: “è stata da subito un auspicio, un esperimento sociale, un’avventura che è diventata, mano a mano, più grande ciò che si credeva potesse essere. Frida è un luogo che offre colazioni, gelati, pranzi, aperitivi; è un piccolo bistrot.

 

Ma soprattutto Frida nel parco è cultura: è musica, presentazioni, laboratori, spettacoli, arte, feste”.

Scalea della Montagnola - Bologna, oggi

Potenziale biglietto da visita della città, vista la sua vicinanza alla Stazione Centrale, e possibile attrattiva turistica, considerandone l’alto valore storico e culturale, ma anche spazio da vivere per chi Bologna la abita tutti i giorni, non stupisce che l’amministrazione Lepore abbia deciso di destinare 2 milioni di euro, provenienti dal Piano Europeo per la ripresa Next Generation EU, per la costruzione di una nuova struttura a basso consumo energetico al centro del parco.

 

La nuova struttura, di carattere polifunzionale con all’interno punti ristoro, laboratori, auditorium, sale studio, ha l’ambizione di creare continuità tra spazi interni ed esterni, per terminare l’opera di valorizzazione della zona con presidi di collettività e percorsi partecipativi.

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