Il Parco dei carri armati

A Ozzano la Caserma Gamberini è oggi un’oasi di pace
Generale Lanfranco Roccetti Ex Comandante Gruppo Speciale AUC

Ci sono luoghi nei quali lo spirito del posto, quello che potremmo definire genius loci, una sorta di nume tutelare dell’ambiente, è particolarmente vitale. Nel tempo, magari, sembra essersi addormentato, ma poi eccolo che si risveglia per rivendicare il suo spazio. È il caso dell’area verde situata nel Comune di Ozzano dell’Emilia, a pochi chilometri da Bologna. Qui, negli anni ’60, aveva sede la Caserma Gamberini, dove si trasferì il mitico 11° Battaglione carri “M.O. Calzecchi”, reparto dell’Esercito Italiano, ricostituitosi dopo le perdite subite nel 1942 durante la battaglia di El Alamein. Qui uomini e mezzi corazzati si sono addestrati per anni, solcando con i loro cingolati il terreno, una vasta zona di 37 ettari in via Marconi. Quella proprietà del Demanio militare, dopo decenni di utilizzo per addestramento militare, è stata piano piano abbandonata dall’uomo, ma non dalla natura. Mentre svaniva la presenza umana, la terra ha cominciato a rifiorire in maniera autonoma. Olmi, frassini, querce, aceri sono cresciuti e hanno preso possesso del loro legittimo terreno. Dove c’erano le grandi buche scavate dai carri armati, l’acqua si è depositata fino a formare veri e propri laghetti. Al posto dei soldati, ogni mattina a fare il presentat’arm di saluto ecco arrivare uccelli e animali selvatici, che qui hanno trovato un habitat ideale e incontaminato.
Il parco naturale all'ex Caserma Gamberini - Ozzano dell'EmiliaPer oltre 100 anni l’esercito alla Caserma Gamberini ha presidiato quell’avamposto sperduto nella Pianura Padana senza sapere che, scavando tra quella terra che sembrava desolata, si sarebbe scoperto un tesoro. Associazioni ambientaliste, prima fra tutte il Wwf, hanno proposto al Comune di Ozzano, che ha acquisito l’area, di farne un’oasi naturale e la proposta è stata approvata. Niente sfruttamento residenziale o destinazione produttiva, ma progetti che rispettino una visione di sostenibilità ambientale per salvaguardare quello che rappresenta un patrimonio ecologico. Nonostante per lunghi anni sia stata massiccia la presenza di soldati negli edifici della Caserma, e dei mezzi pesanti nel terreno adiacente adibito per le esercitazioni, il terreno non ha subito inquinamento del suolo o delle falde acquifere. Questo ha permesso di far crescere rigogliose flora e fauna tanto che oggi si parla di renderlo meta per appassionati di birdwatching e tappa di percorsi escursionistici. La natura ha combattuto, così, una battaglia pacifica e silenziosa che l’ha vista vincitrice assoluta tanto da meritarsi il titolo di “Area protetta”. I numerosi soldati che si sono avvicendati negli anni oggi sui social postano immagini di com’era la caserma un tempo, ricordi di luoghi, di oggetti e di simboli di un’epoca che, tra poco, quando anche l’ultimo testimone sarà scomparso, verrà dimenticata. Piante e animali, invece, senza bisogno di retorica, senza il rumore assordante dei carri armati, senza nessuna divisa o medaglia, hanno dimostrato all’uomo quanto sia bene che certi luoghi restino sotto la tutela della natura. Radice dopo radice, fiore dopo fiore, volo dopo volo. In fondo, è un piacere per tutti vedere un luogo popolato da piante e animali. In fondo, anche la recente pandemia ha dimostrato quanto rispettare la biodiversità e fermare il degrado ambientale provocato dalla presenza umana, siano la strada da percorrere per evitare ulteriori tragedie. Mantenere in pace le relazioni tra uomo, ambiente e animali, come accaduto a Ozzano, è già un piccolo passo per un futuro migliore.

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