Serre dei Giardini Margherita

Tra storia e cultura rispecchiano l’animo del parco che le ospita: uno spazio inclusivo nel quale chiunque può partecipare
Mafalda Sandrini - Ricercatrice Freie University di Berlino analisi di dinamiche sociali

Chiunque sia stato a Bologna, d’inverno come d’estate, non può non aver visitato almeno una volta i Giardini Margherita, polmone verde del capoluogo emiliano che nei 26 ettari ospita un laghetto, uno chalet per prendere un gelato o un caffè, un’area boschiva, e diversi impianti sportivi. Da novembre a marzo sono frequentati per lo più da chi vive nelle vicinanze per fare jogging, portare a spasso il cane, fare una passeggiata; ma d’estate, diventano fulcro della socialità cittadina, come d’altronde sono sempre stati.

 

Con il passaggio dalla società rurale a quella industriale, il Comune dovette adibire delle aree verdi per uso cittadino; non avendo sufficienti risorse, il Conte Angelo Tattini si fece carico del progetto, acquistando il terreno e mantenendo per sé i 16 ettari che si affacciavano sull’attuale via dei Sabbioni. Il conte piemontese Ernesto Balbo Bertone di Sambuy si occupò della realizzazione pratica, ispirandosi a uno stile romantico inglese, con elementi naturali abbinati ad altri artificiali e il parco, chiamato anche Passeggio Regina Margherita, venne così inaugurato il 16 luglio 1879.

 

Da allora, i Giardini non hanno mai smesso di trasformarsi: nel 1882 fu costruito lo chalet in legno, raggiungibile da due ponticelli, poi andato a fuoco in un incendio e ricostruito nel 1896. Nel 1902 l’area su via Castiglione venne adibita ad aranciera e serra per le piante durante i mesi invernali e nacque il Lawn Tennis Club, mentre il nuovo ingresso fu inaugurato nel 1907 con il cancello precedentemente sito alla Barriera Gregoriana di Porta Santo Stefano.

Chalet dei Giarini Margherita - Fine 1800, Bologna

Nel 1913 venne costruita una vaccheria e aprì al pubblico un chioso per la vendita di bibite e patate. I Giardini hanno nel corso del tempo ospitato diverse manifestazioni sportive (basti pensare al celebre torneo Playground, che da 40 anni si tiene nella parte alta del parco e ospita competizioni di basket e pallavolo) o di svago: nel 1914 durante il periodo invernale vennero inaugurate le serate danzanti sul laghetto ghiacciato, denominate “Notti Lapponi” e nel 1917 aprì la scuola elementare Ferdinando Fortuzzi.

 

Arriviamo così al ventennio fascista, periodo durante il quale i Giardini assumono una funzione di supporto allo sforzo bellico: nel 1922 si tiene la prima parata di carnevale con i carri fascisti e cinque anni dopo la cerimonia di imberettamento dei balilla. Nel 1939 si aggiungono allo zoo, che già contava pavoni, daini, pappagalli, scimmie e caprette, i celebri leoni, donati dalla Decima Legio e provenienti dall’Etiopia (che sarebbero rimasti fino alla fine degli anni ’70). Sotto disposizione del podestà, nel 1941 il pratone venne seminato a grano e l’intero parco divenne deposito di strumenti bellici dei tedeschi prima, e degli alleati poi. Con la fine della guerra nel ’45, la statua equestre di Vittorio Emanuele fu spostata da piazza Maggiore, come punizione ai Savoia per tradimento, e l’anno successivo si festeggiò la prima festa dell’unità.

 

Serre dei Giardini Margherita - BolognaCome pratica di ogni metropoli europea anche Bologna, che della metropoli alla fine non ha le dimensioni, ma sicuramente l’atmosfera, ha implementato ai Giardini Margherita quel processo di rigenerazione urbana che prende piega grazie a partenariati pubblico-privati. Nel 2015 infatti nasce Kilowatt, un progetto all’interno delle Serre dei giardini dall’entrata di via Castiglione coordinato dal Comune e la Regione, con la partecipazione di Fondazione Golinelli, ASTER e Coop Adriatica. Le Serre si propongono come hub d’innovazione e spazio polivalente per incoraggiare l’imprenditorialità sociale cittadina, dando spazio a co-working, esposizioni, uffici, ed eventi. Nella gabbia che ospitava i leoni, si può ora assistere a spettacoli, performances e laboratori, mentre le patate del chiosco sono state sostituite da centrifugati allo zenzero e bevande naturali. Le serre recuperate, dove un tempo sorgeva l’aranciera e poi la casa del custode, sono ora il foyer dell’intero spazio, riconvertite in spazio educazionale outdoor per bambini e studenti. Quello che è stato rinominato come il Central Park bolognese diventa dunque uno spazio di condivisione culturale in cui momenti di svago si contaminano a momenti di formazione artistica e professionale. Un esempio virtuoso di recupero urbanistico, le Serre dei Giardini Margherita rispecchiano l’anima del parco che le ospita: uno spazio inclusivo per e della comunità in cui chiunque può partecipare all’evoluzione culturale e sociale della città.

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