Chi fuori fuori,
chi gioca dentro

di Silvia Colombini

Gioco libera tutti: per divertirsi, per imparare, per crescere, l'autonomia oggi si conquista anche giocando.


Dai cortili in cui ci si rincorreva per giocare, guarda un po', a mosca cieca o a nascondino, alle case dove ci si insegue nello spazio o nel fondo del mare attraverso uno schermo.
La modalità con cui i ragazzini si divertono è cambiata molto negli ultimi decenni andando di pari passo con l'evoluzione della società, e anche della tecnologia.

Foto - Il project leader di VI Fit tennis Eelke Folmer in una dimostrazione del gioco

Se prima erano le strade il campo di battaglia preferito di generazioni cresciute senza pericoli sotto lo sguardo vigile dei genitori, oggi che le città sono un territorio insidioso preferiamo rinchiudere i nostri figli nelle loro stanze dove però, grazie allo schermo del televisore o del computer, gli si aprono mondi virtuali carichi di avventure. Per i bambini non vedenti, abituati da sempre ad un'autonomia contenuta, questa introduzione dei giochi da fare sul computer o con le varie console disponibili sul mercato ha aperto nuovi orizzonti.
È cosa nota quanto il gioco sia importante per una crescita armoniosa, permettendo di esplorare il mondo esterno, sperimentare le relazioni interpersonali, sviluppare le proprie abilità e, appunto, di mettersi in gioco in un contesto divertente e insieme educativo.
Giochi da tavolo adatti alle esigenze dei non vedenti ci sono sempre stati (carte, scacchi, battaglia navale) come giochi studiati appositamente per stimolare canali percettivi differenti da quello visivo (tattile tramite libri con immagini in rilievo, acustico tramite giochi che rispondono con suoni come palle, automobiline o bambole). Poi sono cominciati ad apparire anche i primi giochi che utilizzano le tecnologie con finalità dedicate ai bambini con disabilità visive. Tra i primi a occuparsene è stato il M.I.T. (Massachussets Institute of Technology) che nel 2002 ha presentato un prototipo di costruzioni modello Lego, dotate però di microchip programmabili per emettere determinati suoni o eseguire azioni particolari. Così l'emozione e il divertimento di costruirsi un proprio mondo fatto di case, automobile, persone, che da sempre si prova giocando con i mattoncini, è stata resa possibile per tutti i bambini grazie al sistema Bricket ideato da Rahul Bhargava, studente diplomato al M.I.T. La vera rivoluzione è però arrivata con la crescita dei videogiochi e delle loro applicazioni, ormai così ampie da apparire irresistibili per grandi e piccoli. Oggi si può simulare qualsiasi esperienza e condividerla con gli amici. Dal cimentarsi con l'allevamento di animali alla conquista di mondi perduti, dal costruire città a guidare nei circuiti della Formula 1, tutto è possibile utilizzando la tastiera o anche il proprio corpo, grazie al controller.

Grafiche sempre più sofisticate, effetti sonori, storie appassionanti rendono l'esperienza del videogioco così intensa che definirla virtuale è riduttivo. A volte i mondi di fantasia e le modalità di gioco sono così coinvolgenti e complete da rappresentare una realtà più vera del vero, ma purtroppo la maggior parte dei giochi di ultima generazione sono basati sulla visione, e questo li rende non accessibili ai bambini con handicap visivo. Tra le prime a intervenire in questo senso è stata l'azienda Personal Computer Systems che ha cominciato a cambiare la situazione lanciando una serie di videogiochi che, basati sul testo e sul sonoro, hanno permesso anche ai bambini non vedenti di divertirsi. Certo, inizialmente le versioni dei giochi più celebri adattati alle esigenze di chi non vede erano più statiche delle originali, ma anche qui le scoperte tecnologiche hanno aperto grandi opportunità. Dai giochi in modalità testuale che utilizzano uno screen reader, programma che legge attraverso una sintesi vocale quanto è scritto sul monitor, alle versioni più recenti di una battaglia navale spaziale (al posto delle barche ci sono le astronavi) che, giocata collegandosi a una chatline, permette anche di interagire con altre persone, le nuove opportunità della tecnologia e le nuove proposte del mercato rendono oggi i video/audio giochi uno strumento di grande valore per le possibilità che offre ai più piccoli. Basta visitare il sito www.gamesfortheblind.com per accorgersene: i giochi proposti sono molti e spaziano dall'intrattenimento puro agli edugame con finalità didattiche. Del resto l'attenzione a una maggiore accessibilità del web verso tutti coloro che, a causa di una qualche disabilità, vedono compromessa la propria autonomia è stata ed è tutt'ora una delle forze di Internet, veicolo di libertà e democrazia, strumento che ha

rivoluzionato la nostra vita di tutti i giorni, i cui cambiamenti epocali si vedranno proprio nelle generazioni future, i cosiddetti nativi digitali, cresciuti con il mouse come prolungamento della mano, con gli MP3, i telefoni cellulari e appunto il computer. Ragazzi che non si sono mai alzati per cambiare canale, che non hanno mai scritto e spedito una lettera, che non conoscono le pagine gialle o le enciclopedie. Per loro, che ci vedano o meno, i giochi di nuova generazione sono strumenti indispensabili di crescita, di socializzazione e di sviluppo anche fisico.

Logo del progetto Game Accessibility

È infatti proprio di quest'anno un progetto dell'Università del Nevada per un gioco chiamato VI Fit che, utilizzando le tecnologie delle ormai celebre console Nintendo Wii applicate allo sport, permette ai bambini non vedenti di giocare a tennis e a bowling grazie ad un incremento delle funzioni audio e delle vibrazioni che, trasmesse nel comando tenuto in mano, indicano quando l'obiettivo è stato raggiunto (per maggiori informazioni www.vifit.org). Giocare resta ed è una delle attività più belle dell'uomo. Grandi e piccoli, ciechi o vedenti, tutti noi siamo riuniti dal piacere che ci dà qualsiasi attività ludica, liberandoci dalle angosce e dalle preoccupazioni della nostra vita, governata da casualità e regole come tutti i giochi, capaci, come diceva Tolstoj, di rivelare davvero il carattere delle persone, e magari di farci vincere, anche se è solo per gioco.

Immagine - Audiogames Scions of Fate

Immagine - Audiogames Toodletiles

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