Il Ravone: da scalo merci a distretto culturale

Esempio virtuoso di rigenerazione urbana auspicabilmente un apripista per analoghi progetti sul territorio
Mafalda Sandrini - Ricercatrice Freie University di Berlino analisi di dinamiche sociali

Entrando in via Casarini 19 a Bologna, nel quartiere Porto-Saragozza, potrete ancora passeggiare sopra i binari dell’ex scalo Ravone che, dal 1925, servì come principale scalo merci per la città; dal 1941, in seguito alla costruzione della più capiente Stazione San Donato, venne adibito al solo scarico locale di prodotti e carichi alimentari, essendo attiguo al mercato ortofrutticolo dell’Arcoveggio. Il Ravone, come viene chiamato dagli abitanti del Quadrilatero, ha registrato la massima operatività negli anni ’70, per poi cadere progressivamente in disuso dagli anni ’80 con l’incremento del traffico su ruote. La storia ferroviaria del capoluogo emiliano è sempre stata caratterizzata da soluzioni discontinue dovute alla poca funzionalità, sebbene la posizione della città la renda uno snodo strategico, cerniera tra la rete adriatica e quella mediterranea. Come la città che lo ospita, così anche l’ex scalo Ravone è situato in una zona determinante, a ovest della stazione centrale, a nord-ovest del centro storico e adiacente ai Prati di Caprara. Ex scalo ferroviario del Ravone - BolognaEppure, lo spazio di via Casarini, di proprietà del gruppo FS Italiane e che comprende un totale di sei fabbricati per una superficie complessiva di circa 40mila metri quadrati di cui la metà scoperta, è rimasto in disuso per più di quarant’anni, mettendo in risalto la problematica del recupero delle aree ferroviarie e l’abbandono della città industriale per improduttività. Questo fino alla primavera del 2019 quando, in un’ottica di valorizzazione immobiliare per la rigenerazione urbana, viene inaugurato DumBO – Distretto Urbano Multifunzionale Bologna, un luogo per favorire l’associazionismo attraverso attività artistiche, culturali, sportive al fine di incoraggiare sperimentazioni sociali e contaminazioni tra realtà diverse. Il progetto ha radicalmente trasformato questo distretto, promuovendo interventi di arte urbana per restituire allo spazio un ruolo creativo e di aggregazione; come già avviene in molte città europee, DumBO segue una logica di partecipazione cittadina e di collaborazione tra pubblico e privato. Infatti il progetto, pioniere nel territorio bolognese, nasce da un’iniziativa della cooperativa Open Group, in collaborazione con Eventeria, e avvalendosi della consulenza di Fondazione Innovazione Urbana, tre attori importantissimi nel panorama cittadino per quel che riguarda l’innovazione per la cultura e il sociale. Prima della pandemia, DumBO si è dunque distinto come hub cittadino, organizzando festival, concerti, mostre, proiezioni con un occhio sempre attento a temi sociali d’importanza attuale; ha accolto il gruppo The Climate Route con il loro aperitivo climatico volto a sensibilizzare e discutere le conseguenze del cambiamento climatico. O ancora Hicon, la conferenza italiana su innovazione, tecnologia e digitale che trattava di turismo sostenibile. La mostra di fotografia Genti d’Africa, organizzata dal gruppo Ponte Noire che si occupa dal 1984 di raccontare il continente tramite le voci e gli occhi di chi lo abita, e BOOMing Contemporary Art Show, ospitata in realtà virtuale per dare visibilità alla forma d’arte degli NFT.

Dumbo - Bologna

Durante i mesi della pandemia invece, DumBO si è reinventato trasformandosi in centro per la sanificazione delle ambulanze della regione; si può dire insomma che ne è passata di acqua sotto i ponti e, nel caso dell’ex scalo Ravone, questo detto ha un valore letterale. Toponimo già documentato nel X secolo, il torrente Ravone prende vita a Parco Cavaioni e da lì s’immette nel Reno, scendendo fino ai Prati di Caprara e via del Chiù, passando dunque per il confine occidentale dello spazio. Attraverso il corso del torrente prima, quello dei binari poi, e ora grazie a note musicali e bombolette spray, lo spazio di via Casarini ha accompagnato i bolognesi nella sua versatilità; DumBO rimane un esempio virtuoso di riprogettazione urbana, auspicabilmente un apripista per progetti analoghi sul territorio, come potrebbero essere le innumerevoli caserme in disuso sparse per la città.

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