PIU' OPPORTUNITA' DI LAVORO
CON LA NUOVA LEGGE PER I DISBILI

Obiettivo: collocamento mirato
Maggior raccordo fra la formazione professionale e imprese
Intervista al segretario della CISL di Bologna

di Girogrio Tonelli


Alessandro Alberani

In questa legge ci sono novità importanti per i disabili che autorizzano a ben sperare per il futuro. È abbastanza soddisfatto Alessandro Alberani, segretario cislino bolognese, della nuova legge sul diritto al lavoro dei disabili. Una legge che comincerà a produrre i suoi effetti già dal prossimo gennaio. Per capire la 68/99 – spiega Alberani che da anni si occupa di questi temi – è necessario rifarsi alla legge 482 del 1968. Una legge che tendeva ad assicurare agli handicappati un posto di lavoro qualunque. Probabilmente per il legislatore l'invalido tipo era il mutilato o il poliomelitico a cui garantire un posto da usciere seduto, magari nell’anticamera di un ufficio pubblico. Mancava in sostanza il concetto di inserimento mirato.

D. Ma quali sono le principali novità di questa legge?
R. Il principio di questa legge è la persona giusta al posto giusto, proprio perché il contesto è completamente mutato, il mercato del lavoro si muove con regole nuove e l’organizzazione del lavoro è condizionata sempre più dall’innovazione e dall’informatica e questo apre uno scenario nuovo per i disabili. D. E come è possibile realizzare questi obiettivi? R. Spesso i disabili che accedono alle liste speciali del collocamento sono privi di formazione spendibile sul mercato del lavoro. La nuova legge consente di utilizzare meglio le opportunità di formazione professionale che offre il territorio. Viene inoltre meglio raccordata la fase di formazione a quella di contatto con il mondo del lavoro. L’inserimento nelle aziende è mirato grazie anche alla sostituzione della vecchia chiamata numerica, che spesso produceva pasticci, con quella nominativa.

D. Ma al di là delle promesse, questa legge consentirà realmente la creazione di posti di lavoro nella nostra realtà contrassegnata soprattutto da piccole e medie aziende?
R. Penso proprio di sì! Poiché viene esteso l’obbligo di assumere disabili per chiamata diretta – se incrementano la base occupazionale – alle imprese con un numero di dipendenti compreso fra 15 e 35. La vecchia legge lo prevedeva solo per quelle con almeno 35 dipendenti. Viene inoltre ridotta la quota obbligatoria per gli imprenditori che occupano più di 50 dipendenti. Questa quota passa dal 15 per cento al 7 sui numeri, ma supponiamo che siano più di mille le aziende interessate da questa novità. La legge prevede inoltre varie agevolazioni che vanno dalla fiscalizzazione totale per otto anni, per chi assume persone con invalidità superiore al 79% o affette da disabilità psichica, fino al rimborso forfettario delle spese di adattamento del posto di lavoro alle esigenze del disabile.

D. Un percorso tutto da inventare?
R. La pratica dell’inserimento mirato era già stata oggetto di sperimentazione anche nella provincia di Bologna. Già nel 1993 era stato siglato un protocollo su lavoro e disabilità dove si innestava nella vecchia 482 un elemento nuovo fornito da un altro strumento legislativo, la legge 56 del 1987 che permetteva la stipula di convenzioni fra Ufficio del Lavoro e le aziende per poter programmare inserimenti mirati di disabili seguiti dai servizi sociali delle USL. Certo, questa legge ci fa fare un ulteriore passo avanti. Risulta comunque evidente la necessità di un raccordo sul territorio delle risorse formative e di tutte le realtà che operano coi disabili anche tramite i costituendi Centri per l’Impiego della Provincia.

D. La categoria dei non vedenti è sempre stata considerata a parte dal resto dei disabili. Cosa prevede per loro la legge?
R. La nuova legge lascia invariate le legislazioni speciali sui centralinisti non vedenti e sui massofisioterapisti. Ma le nuove tecnologie e la nuova organizzazione del lavoro stanno riducendo i posti in questi settori. È necessario quindi anche per i non vedenti uno studio specifico delle necessità formative allo scopo di assicurare anche a loro l’accesso alle nuove tecnologie; attorno ad Internet stanno infatti nascendo nuove professionalità e nuovi lavori. La nuova legge, attraverso le convenzioni di inserimento, potrà agevolare questi percorsi formativi personalizzati in stretto accordo con le esigenze del mercato del lavoro.