
IL PRESEPE DA GRECCIO, NEL MONDO
La solenne festa voluta da San Francesco
Paola Rubbi
Il più piccolo è intagliato nel guscio di una noce; i più
grandi occupano un ambiente e contano decine di figurine; ce nè
di cartapesta, di terracotta, di sughero, di porcellana, di legno, di plastica,
dargento, di marmo
Ma il primo fu vero, vivente: personaggi in carne e ossa che rievocano la nascita
di Gesù, in un minuscolo e, allora, sperduto centro del Lazio: Greccio,
sulle pendici orientali dei monti Sabini, nella conca reatina. Era il 1223 e
S. Francesco dAssisi, che si trovò a soggiornare nel piccolo borgo
proprio nei giorni di Natale, volle solennizzare la ricorrenza facendo rappresentare
il grande evento della cristianità da abitanti del luogo. La tradizione
del Presepe nacque così.
E mentre a Greccio, negli anni successivi, fra il 1250 e il 1260, intorno alla
grotta-cappella veniva costruito il convento, nel mondo prendeva a diffondersi
la consuetudine di rievocare plasticamente la Natività.
Anche se, nel tempo Santa Klaus, lalbero di Natale (originari dei Paesi
nordici e centro-europei, dove peraltro il Presepio fu molto diffuso, specie
in Austria e in Germania) e gli aspetti consumistici della ricorrenza sono venuti
ad affiancare (ed anche a spodestare) lantica tradizione francescana,
il Presepio con i suoi significati ed il suo fascino intimistico resta, nelle
case come nelle chiese, segno di fede o anche solo di unepoca particolare
dellanno.
Lesemplare più antico che è pervenuto è quello che
si trova a Roma, nella basilica di S. Maria Maggiore, opera di Arnolfo di Cambio,
risalente a circa il 1280. A partire dalla seconda metà del XV secolo,
il Presepio si diffuse nel Napoletano, in Toscana (bellissimo quello di Andrea
della Robbia, nel duomo di Volterra), nellItalia settentrionale. A Genova,
fra il 600 e il 700 vengono realizzati Presepi stupendi, composti
di statuette lignee finemente intagliate e decorate e, negli stessi secoli,
a Napoli, artisti e artigiani di grande abilità creano Presepi molto
ricchi e scenografici, di un gusto fastoso che soppianta la tradizione mistica
precedente.
Ma quella tradizione resta: negli esemplari che le famiglie realizzano in casa,
nelle Natività di certe piccole chiese, nelle rievocazioni viventi che
ancora oggi molte comunità e molti paesi organizzano nei giorni del Natale.
Tornano - in quel periodo - le bancarelle (famose quelle romane di Piazza Navona,
ma, per i bolognesi, altrettanto famose quelle della Fiera di S. Lucia, sotto
il portico della chiesa di S. Maria dei Servi) piene di Bambin Gesù,
pastori, pecorelle, capanne, stelle comete, Re Magi, cammelli, palme e figurine
che rappresentano personaggi vari, dovuti più alla fantasia popolare
che alla tradizione cristiana, e che levoluzione dei tempi ha spazzato
via: la portatrice di anfore dacqua, il dormiglione, la lavandaia, il
venditore di frutti
Ogni epoca, ogni stile - a partire da quel lontano 1223 - ha lasciato testimonianze
anche nel campo dei Presepi. Per Bologna vogliamo ricordarne due: in S. Stefano,
lo straordinario gruppo ligneo dellAdorazione dei Magi, cinque figure
a dimensione naturale intagliate nella Bologna del Trecento e dipinte nella
bottega di Simone dei Crocefissi; in S. Francesco, il grande Presepio animato,
dalla suggestiva e complessa scenografia, ormai antico di due secoli. Attualmente,
sempre più spesso vengono allestite mostre di Presepi. Alla spontaneità,
allestro naif, si affiancano larte, la tecnologia, luso dei
materiali più diversi, le più diverse ambientazioni che spaziano
dalle grotte-igloo alle stalle dacciaio, o intrecciate come le capanne
africane.
Da Greccio, il Presepio ha conquistato il mondo, è diventato patrimonio
di tutte le genti.