SPIRITUAL E GOSPEL NELLA MUSICA DEL NATALE

Il canto religioso omunicazione emotiva-spirituale

Maria Chiara Mazzi

Ormai è consuetudine delle grandi Associazioni offrire ai propri soci un evento musicale che, collocato sotto le feste di Natale, assume un valore di regalo e di celebrazione insieme. È questo anche il caso del concerto proposto da Musica Insieme il 16 dicembre per l’A.P.I. al Teatro Comunale con la gioiosa atmosfera dei canti dei neri d’America che comunemente (e forse troppo genericamente) definiamo spiritual. Lo spiritual è un canto religioso, dal percorso culturale, di formazione e di sviluppo estremamente complesso, testimonianza di un’interazione tutta particolare tra la cultura bianca e quella nera. Per comprenderne la funzione precisa è poi imprescindibile sapere che per le popolazioni africane non aveva significato la musica in sé, ma il fare musica: in questa concezione antica, il canto religioso quindi non serviva per pregare, come pensavano i bianchi, ma era comunicazione emotivo-spirituale con finalità esorcizzanti, non era un canto di autocommiserazione o di rassegnazione, ma la rappresentazione della familiarità col divino che era uno dei retaggi della cultura africana ancora presente e viva pur in un contesto così differente. I più celebri Spiritual nascono tra il 1830 e il 1865; dopo la Guerra di Secessione e l’emancipazione, questo patrimonio (la musica nera in generale) si fa complesso e variegato, nel momento in cui esso viene in contatto con i nuovi modelli della società statunitense. Da un lato, tra il 1865 e l’inizio del nostro secolo l’acculturazione portò alla perdita di identità della musica nera che, per integrarsi nella nuova società, cercò di adottarne i modelli dimenticando i propri. Certo, gli Spiritual cominciarono ad essere diffusi nel mondo da gruppi come i Fisk Jubilee Singers (che si esibivano per raccogliere fondi per la prima Università nera): ma le esecuzioni erano strutturate in modo da adeguarsi ai gusti dell’uditorio, in prevalenza bianco, che apprezzava questo repertorio solo se esso corrispondeva a ciò che era abituato a sentire. Tolti da un contesto, riarmonizzati, cantati con voci impostate, gli Spiritual persero ovviamente la loro carica drammatica e il loro valore, assumendo una valenza estetica che non gli era propria. D’altro canto esso si propone aggiornato, e, rispetto ai canti della generazione precedente, diviene l’espressione musicale di una società inurbata, narra le nuove circostanze della vita e le nuove condizioni in cui i neri si trovavano. E proprio uno dei momenti di evoluzione di questo canto culturalizzato, il gospel, è il protagonista, assieme allo spiritual, del concerto bolognese, che in questa serata sarà affidato a due dei gruppi più celebri degli USA, il The Sue Conway Vistory Singers, e il The Spirit Chorale of Los Angeles, che presenteranno le pagine più celebri del repertorio. Il Gospel Song, letteralmente: canto evangelico, utilizza le forme e gli stili, a cominciare dal call and response (canto di un solista e risposta all’unisono di un coro) tipico dello spiritual; ma in esso si raccolgono e si assimilano gli atteggiamenti della musica di consumo tra la fine dell’Ottocento e i primi trenta anni del Novecento in una nuova espressione caratterizzata dall’aggiornamento continuo, come dimostra anche l’utilizzazione della strumentazione elettroacustica che, oltre a creare canti nuovi, rimodella anche idee melodiche della tradizione. La duttilità del gospel, piuttosto che le edulcorate e commerciali riproposte degli Spiritual, mostra come la cultura afro-americana viva una continuità col passato, ma possegga la volontà di rimanere viva e presente e di sottolineare tutti i disagi di una società urbana di cui è splendida rappresentazione nella sua lacerante vocalità e nella sua ritmica e talora angosciante creatività.

il canto religioso come rappresentaione
della familiarita'
col divino

 

 

 

 

 

 


The Sue Conway Victory Singer
e The Spirit Choralof Los Angeles
il 16 dicembre al teatro Comunale di Bologna