FORMAZIONE PROFESSIONALE

E CRESCTA CULTURALE

 

Il rischio che corre chi si occupa di amministrazione pubblica, chi ricopre anche ruoli istituzionali è quello di percepire
solo le richieste gridate di chi ha più voce per farsi ascoltare e di non sentire e di non conoscere realtà che non strillano le loro rivendicazioni, ma che raggiungono, grazie al loro lavoro, risultati di primo piano.
Durante una visita propostami nel febbraio scorso mi è stata data l’opportunità di conoscere il livello d’eccellenza raggiunto dall’Istituto Cavazza negli interventi sulla formazione professionale, educativa e culturale a favore di ragazzi e ragazze non vedenti. Una esperienza che arricchisce di competenza e professionalità la qualità dei servizi offerti nella nostra Regione.
L’Emilia-Romagna è spesso citata e presa ad esempio, anche sui mezzi di informazione, per l’alto tasso qualitativo raggiunto in alcuni settori come lo sviluppo economico e l’avanzamento tecnologico dei processi produttivi. Tuttavia è necessario porre attenzione anche ad altri settori della vita sociale per individuare le risorse e le capacità che in regione vengono espresse. L’eccellenza dei risultati deve essere considerata infatti anche in funzione della capacità di porre al centro i bisogni delle persone, degli uomini e delle donne nella loro diversità culturale e di opportunità. E per questo occorre una politica che sappia superare l’esclusione, che sappia e voglia dare risposte a chi parte con opportunità minori rispetto ad altri, in un processo di progressiva inclusione delle diverse componenti che formano la società emiliano-romagnola.
La visita ha confermato e rafforzato queste riflessioni, perché la realtà ha superato l’immaginazione pur informata dai documenti di presentazione dell’Istituto. Già in passato il Consiglio regionale aveva ricevuto informazioni sulla realtà del “Cavazza”, ma la possibilità di conoscerne direttamente le diverse attività ha dato l’opportunità di avere una visione piena del suo valore e dell’efficacia del lavoro dei collaboratori, degli insegnanti, degli ingegneri e di quanti operano al suo interno. La conferma a questa impressione deriva dalla constatazione di quanto siano elevati i livelli qualitativi raggiunti dall’Istituto Cavazza sia all’interno di percorsi tradizionali di formazione professionale dei non vedenti, come ad esempio per ciò che riguarda i centralinisti, sia interpretando i mutamenti prodotti dalle nuove tecnologie, in settori come la telefonia e la telematica. Mi ha colpito molto favorevolmente infine il progetto di riproduzione delle opere di pittura al fine di renderle “visibili” al tatto. I primi esemplari realizzati, che ho avuto la fortuna di conoscere, si sono rivelati una esperienza difficilmente immaginabile che mi ha rafforzato nella motivazione di contribuire a far sì che la Regione, avvalendosi anche degli strumenti e delle opportunità fornite dall’Unione europea, sappia dare impulso e favorire queste iniziative di formazione professionale e di arricchimento culturale.
Una visita, dunque, che ha certamente lasciato il segno e ha stimolato ad essere sempre più coerenti nelle scelte politiche e amministrative. Ci debbono essere opportunità per tutti; chi parte con qualche svantaggio deve fruire di un intervento che colmi il limite di partenza per offrire a ogni ragazza e a ogni ragazzo una prospettiva di concreta integrazione nel mondo: nel mondo delle relazioni interpersonali, nel mondo del lavoro, nel mondo degli affetti. Occorrono interventi che forniscano tale opportunità: una Regione come la nostra non può non tendere a tali obiettivi attraverso la realizzazione di interventi che sfuggano alla formalità ma che invece siano in grado di incidere sostanzialmente sulla realtà. Compito di una istituzione come la Regione è quello di saper valutare i diversi progetti che la società civile le presenta, sia rispetto ai contenuti che propongono, sia anche rispetto all’impatto e alle opportunità che vogliono produrre; progetti che aprano nuove possibilità a chi ne è privo, sfuggendo costantemente la tentazione di considerare più facile occuparsi di realtà distanti, senza accorgersi delle qualità espresse da esperienze che nascono e si sviluppano sul nostro territorio.

Celestina Ceruti
Presidente Consiglio regionale
Emilia-Romagna