Un coordinamento indispensabile

L’Istituto Cavazza conferma il proprio ruolo di promotore di iniziative a tutela dei non vedenti e della collettività intera mediante la costituzione di un Centro nazionale di ricerca, sperimentazione e valutazione degli ausili e dei prodotti informatici da impiegare nei processi di integrazione scolastica dei ciechi e degli ipovedenti, nonché grazie ad una importante campagna di prevenzione della cecità in ambito regionale.

Il Centro di ricerca nasce dalla collaborazione tra la Federazione Nazionale Istituzioni Pro Ciechi e l’Istituto Cavazza, presso il quale il Centro ha la propria sede, e trae le risorse economiche da un contributo statale triennale. Lo scopo del Centro si risolve nella ricerca e valutazione di quei sistemi informatici che possano aiutare la persona con problemi visivi nell’utilizzo del computer, strumento oramai indispensabile anche nella quotidianità. Il comitato scientifico di cui si avvale il Centro, composto da esperti informatici, teflotecnici e da un pedagogista messo a disposizione dalla Biblioteca per non vedenti di Monza, ha il compito di valutare quali tra i programmi già commercializzati possano essere adattati alle esigenze dei non vedenti e di sviluppare appositi software ex novo. L’ausilio informatico è previsto per gli studenti di ogni grado, dalle elementari all’Università. Insostituibili referenti sono, infatti, il Provveditorato agli studi e l’Università di Bologna, quest’ultima anche nelle vesti di ricercatore scientifico.

Correre in aiuto di chi ha problemi di vista è importante, ma indispensabile è prevenire. La legge 284/97, caldeggiata dall’Unione Italiana Ciechi, ha previsto la prima campagna nazionale per la prevenzione della cecità e dei problemi visivi. Per ogni regione è stata stanziata una somma, parte di un finanziamento statale triennale, che consenta la realizzazione di iniziative tese a permettere la prevenzione in oggetto. Per un’ottimizzazione delle risorse da investire su scala regionale occorre un loro coordinamento, assunto, ancora una volta, dall’Istituto Cavazza, grazie alla secolare esperienza ed alle capacità di gestione ampiamente riconosciute. L’iniziativa coinvolge tutti i principali enti regionali che si occupano di ipovisione e prevede uno screening di massa compiuto su soggetti in età scolastica che consenta di cogliere ogni segnale di allarme fin dal principio. Data la complessità dell’iniziativa, risulta indispensabile la collaborazione operativa di enti istituzionali, tra i quali, ovviamente, le varie ASL.

Le difficoltà risultano accresciute ulteriormente dall’inspiegabile ritardo con il quale la Regione Emilia Romagna tarda a liberare il finanziamento previsto dalla legge 284/97 e che avrebbe dovuto essere speso già dal 1998. Non si tratta di un mero problema contabile: infatti, il criterio di ripartizione delle risorse economiche tra le varie regioni previsto dalla legge si basa sull’efficienza con la quale sono state investite le risorse nel triennio 1998/2000.

Alberto Borghi