SANTUARI: NON SOLO FEDE

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Prendiamo la definizione canonica: Santuario è la chiesa o altro luogo sacro ove i fedel, per un peculiare motivo  di pietà, sì recano numerosi in pellegrinaggio, con l'approvazione dell'Ordinario del luogo.
Il Santuario, dunque, è testimonianza della fede e della devozione popolare, ma sbaglierebbe grossolanamente chi non riconoscesse ai Santuari, oltre al valore strettamente religioso, anche un interesse storico-sociale e artistico. Il sorgere dei santuari - scrive Fedora Servetti Donati - che ha motivazioni talvolta leggendarie, mentre attesta la venerazione e la riconoscenza alla Vergine per l'aiuto miracoloso offerto in gravi disagi e necessità, rispecchia la condizione di vita della nostra gente, dalla città alla pianura, alla collina, alla montagna, e le vicende, diverse nei tempi, che la sconvolgono o la esaltano. Ecco perché conoscerli è anche conoscere di più la nostra storia, il nostro passato, e noi ve ne proponiamo due, che sorgono nell'area della provincia bolognese: uno in pianura, l'altro in montagna. Cominciamo dalla pianura e troviamo la Madonna dell’Olmo, in comune di Budrio. Secondo la tradizione, prende origine da un’ immagine della Madonna col Bambino che un povero falegname del luogo - certo Ludovico  Dall'Orto - appese ad un olmo per avere protezione in quel punto della strada  dove egli spesso passava - molto isolato, boscoso e malsicuro. Iniziarono a recarvisi  i fedeli e, grazie al terreno donato dalla famiglia Vizani e all'apporto popolare, il 1° agosto 1589 venne posata la prima pietra della chiesa che il 4 agosto 1596 fu inaugurata. A pianta quadrata, a una sola navata fu costruita attorno all'olmo, che venne poi sostituito da una lapide. La semplice facciata e caratterizzata da un grande timpano e, agli angoli da due portichetti a un arco. I paliotti degli altari sono del ’600, opera d'arte di maestranze di Carpi.
La Madonna dell'Olmo è la protettrice di Budrio e la festa si e celebra la domenica precedente l'Ascensione. In montagna, a 744 metri di altitudine, in territorio di Granaglione, fra boschi di faggi e castagni, il Santuario della Madonna di Calvigi domina l'alta valle del Reno. Verso il 1530, il parroco don Simone Vivarelli in ringraziamento per scampato pericolo fece dipingere sopra un masso che per poco non lo aveva schiacciato, un'immagine della Madonna col Bambino, intorno alla quale - durante la grande peste del 1630, di manzoniana memoria - i granaglionesi fecero erigere un piccolo oratorio. Ma i fedeli che accorrevano erano tanti che già nel 1635 venne sostituito da una chiesa più ampia affiancata da un romitorio per il custode del Santuario. Più volte rimaneggiato, dotato - nel 1825 - di un campanile che si attribuisce al Bibiena, l'edificio sacro, grazie ad un recente, accurato e rispettoso restauro, sipresenta anche come significativo e suggestivo esempio di architettura montana.

Paola Rubbi