INTERVISTA AD ANDREA BOCELLI

Incontriamo Andrea Bocelli a Bologna nella sala di registrazione dove
sta ultimando il lavoro su un CD di musica leggera che dovrebbe uscire a marzo.
Ci concede una pausa della lavorazione: ma la disponibilità dellartista per i suoi
amici del Cavazza è proverbiale, e nei pochi minuti a nostra disposizione chiacchiera con
noi della musica e dei suoi gusti.
Inevitabilmente la prima domanda riguarda ciò che stai facendo e sui tuoi progetti per
il futuro.
Oltre al CD che è in lavorazione nel mio prossimo futuro ci sono il Requiem di Verdi a
gennaio, La vedova allegra a Verona, e il Werther a Detroit.
A proposito di America, si è parlato molto questa estate del tuo impatto col pubblico
americano. Quale è la tua versione dei fatti?
Il pubblico americano è tra i più entusiasti, sia per lapproccio con
lartista, sia per la conoscenza che ha del repertorio in particolare lirico. Bisogna
pensare che alcuni dei più grandi teatri sono in America, come quello di New York, di
Detroit, di San Francisco, di Chicago, e tutti hanno un seguito enorme. Vorrei poi
brevemente parlare di ciò che è successo questa estate, per fare chiarezza una volta per
tutte. Dopo il primo concerto sono uscite moltissime critiche, e tutte decretavano il
successo, solo uno o due articoli non erano favorevoli. Proprio questi sono stati
riportati sui giornali italiani: ma, come diceva Oscar Wilde, la gente tutto ti perdona,
tranne il successo. Voglio ricordare che, poi, successivamente, ho fatto un altro tour in
America che è stato unanimemente ben commentato.
Per parlare di musica: come riesci a conciliare, in un momento che, anche nella musica
si richiede un approccio sempre più specialistico, la tua attività sia nel mondo della
musica lirica che in quello della musica leggera?
Non è poi così difficile. Basta capire che la musica leggera è una lingua musicale
diversa dalla lirica e quindi la si impara come si impara unaltra lingua rispetto
alla nostra. Basta fare un esempio, quello dellemissione vocale. In teatro ci si
rivolge a persone che sono lontana da noi, e quindi bisogna esagerare ogni gesto. Nella
musica leggera il microfono è invece vicinissimo e quindi noi parliamo quasi
allorecchio. E in entrambi i casi la voce deve essere gradevole a chi ascolta.
A proposito di gusti musicali: quali sono gli autori che ami di più?
Amo particolarmente la musica del nostro secolo: da Puccini in poi, Mascagni, Leoncavallo,
Zandonai, Cilea, anche se mi piace anche Verdi. Non solo perché sono nelle mie corde,
ma perché sono più vicini a noi. Ci sono quarantadue anni tra Verdi e Puccini: ed è
inevitabile che gli autori che vengono dopo vedono larte stando sulle spalle di chi
li ha preceduti, e, anche se sono più piccoli di statura, vedono più lontano.
Io mi sento perfettamente integrato nella cultura di oggi, anche se tra la musica del
nostro tempo non canto il rock, non solo perché non mi piace, ma anche perché è
rischioso per la mia voce.
Quanto pensi che la tua attività in due campi così diversi possa attrarre alla musica
seria quei giovani che oggi non conoscono quel tipo di repertorio?
Non è proprio vero che i giovani non vengono a teatro, anche se la scuola potrebbe agire
in modo più diretto e portare a teatro i ragazzi. Tuttavia sono del parere che non si
debba far violenza su quelli che non vogliono andare a teatro. Non ho però dubbi che,
anche se involontariamente, i giovani che si avvicinano a Bocelli come personaggio possano
poi avvicinarsi ad altri generi musicalmente più impegnati, che io canto proprio
perché sono vicini a me. Ma ciò è casuale, anche se non mi dispiace essere un mezzo per
avvicinarsi ad altri generi da parte di chi prima non li conosceva.
Il senso reale della cultura è quello di essere aperti a tutte le opportunità, di
accettare tutto il rinnovamento e tutti gli stimoli che, in particolare, oggi ci fornisce
la musica. Bisogna stare dalla parte del fare, e non da quella del dire.
Ringraziamo Andrea Bocelli per la sua disponibilità e lo salutiamo con la promessa di una
visita al Cavazza non appena avrà lopportunità di tornare a Bologna.
Maria Chiara Mazzi