LA PATINA DEL TEMPO

Quando entrate nella sede dell’Istituto Cavazza, potete notare alcuni quadri che spiccano dall’alto delle pareti. Sono ritratti.

Il ritratto costruiva la firma dell’aristocratico che donava un lascito di denaro o un bene all’Istituto dei Ciechi. Rappresentava, insomma, uno spot, l’immagine destinata a ricordare alla collettività il gesto di prodigalità. A dire il vero, la livrea dei dipinti tradisce lo stile austero dell’epoca, certamente poco propenso ai giochi di luce ed a spunti di originalità.

Ugualmente, costituiscono una significativa testimonianza della aristocrazia bolognese, assurgendo a documento storico.

Li potete trovare affissi nei corridoi della sede di via Castiglione, nonché nella sala principale, al piano terra. Osservano i visitatori con aria seriosa, dall’alto in basso, circondati da un alone di oscuro mistero.

Con il tempo, ovviamente, i ritratti hanno tradito la propria condizione centenaria e hanno avuto bisogno di restauro, non ancora completato per tutti i quadri.

Il restauro ha ad oggetto sia la cura della tela che quella della cornice, alcune delle quali davvero di preziosa fattura ed hanno preso il via nel 1996.

Ogni intervento conservatorio richiede, in media, dalle seicentomila lire al milione, con punte di oltre due milioni.

Si deve, dunque, ringraziare la Fondazione Carisbo, che ha messo a disposizione dell’Istituto Cavazza una somma destinata a coprire gran parte delle spese necessarie al restauro dei quadri.

Ma vi è un ritratto che merita una menzione particolare: è quello del Conte Felice Cavazza, il padre di Francesco, fondatore dell’omonimo Istituto dei Ciechi, restauro con un finanziamento personale del discendente del Conte, che ha seguito con grande entusiasmo i lavori relativi a tutti i dipinti.

Se vi capita, visitate le sale dell’Istituto: ad un tratto, tra computer, scanner ed impianti digitali, vi sentirete osservati da uno sguardo che viene dal passato…

ALBERTO BORGI