Leggere che fatica:
un diritto ancora da conquistare

di Fernando Torrente

Parole di carta e parole digitali: per una libertà d’accesso alla parola scritta.

Leggere, appartiene alla sfera dei diritti soggettivi che ciascuno ha facoltà di esercitare nelle forme, nei modi e nei tempi che più gli si addicono: ciascuno, ma non tutti, purtroppo. Le persone non vedenti, infatti, risultano ancora oggi impedite o gravemente ostacolate nel libero e pieno esercizio di questo diritto soggettivo, a causa dell’impossibilità di aFoto - Lettura su computerccesso diretto alla parola scritta, dovuta alla limitazione sensoriale dell’organo della vista. Tale limitazione ha rappresentato per secoli una barriera invalicabile che ha gravemente condizionato la crescita culturale e intellettuale dei non vedenti, costretti a ricorrere a ogni mezzo pur di disporre della propria libertà di leggere: amici e conoscenti, occhi benevoli in prestito o in affitto, nastri magnetici, ecc., finché un bel giorno sono esplose le tecnologie informatiche.
La parola di carta, infatti, è oggi, sempre o quasi, figlia della parola digitale, generata da un processo di stampa che trae origine da un file leggibile e utilizzabile su un comune personal computer. Grazie a quel file, per i non vedenti si possono finalmente rimuovere gli ostacoli che pregiudicano l’accesso alla lettura indipendente, poiché la parola digitale può essere letta con voce sintetizzata o commutata in forma tattile e codificata nel sistema Braille.
E tuttavia un ostacolo permane, a pregiudicare la libertà di lettura di queste persone, poiché i libri, generalmente distribuiti ancora in versione di carta, non sono accompagnati dai rispettivi file che rimangono invece gelosamente custoditi e sepolti negli archivi delle aziende editoriali, timorose di atti di pirateria e di saccheggio, suscettibili di compromettere i legittimi interessi commerciali ed i sacrosanti diritti degli autori.
Così i non vedenti, singoli o associati, pur di non rinunciare alla pratica della lettura, armati di scanner, con ore e ore di penoso e paziente lavoro, ricostruiscono pagina per pagina, quel testo digitale dal quale è derivata la copia di carta. Insomma, quasi come ricreare una pera a partire dal succo di frutta, invece che coglierla dal ramo.
I non vedenti non attendono omaggi o generose concessioni; non chiedono gratuità o elargizioni di sorta; tutt’altro. Agli editori essi domandano, per ogni libro di carta regolarmente acquistato, il rilascio del relativo file digitale da poter leggere e usare sul proprio computer. Agli editori essi chiedono un impegno creativo per definire e attuare una procedura distributiva che riesca a unire il file al libro di carta, tutelando così il loro naturale diritto alla lettura, pur nella salvaguardia degli interessi di tutte le parti coinvolte.
Queste poche righe tratte dall’appello preparato insieme dall’Istituto dei ciechi “Francesco Cavazza” di Bologna e dall’Associazione degli Scrittori Bolognesi sintetizzano e fotografano con precisione quale è oggi la condizione di chi non vede, rispetto alla possibilità di accedere alla parola scritta e quali le richieste da essi avanzate per rimuovere gli ostacoli ancora presenti.
Proprio per spiegare le proprie esigenze e per sensibilizzare gli addetti ai lavori e l’opinione pubblica Foto - Persona che leggel’Istituto Cavazza ha contattato l’Associazione degli Scrittori Bolognesi, scrittori “che sono e rimangono i proprietari delle loro storie”, chiedendo loro di impegnarsi a fianco dei non vedenti nel portare avanti questa battaglia di civiltà. La risposta dell’Associazione, il cui presidente è Carlo Lucarelli, è stata immediata e senza esitazione e la serata letteraria e di informazione del 28 febbraio, organizzata insieme al Cavazza, ha rappresentato la prima tappa di un cammino comune intrapreso per arrivare, speriamo, ad una soluzione del problema. La serata, che ha visto una bella partecipazione di pubblico, è stata animata dalle letture ad alta voce eseguite da Stefano Tassinari, Matteo Bortolotti, rispettivamente vicepresidente e segretario dell’associazione, da Gregorio Scalisi, Massimo Vaggi e Michela Tura. Le letture scelte dai protagonisti della serata fra alcune delle opere degli scrittori a loro più cari, opere di: Joyce, Rabelais e Soriano per citarne alcuni, hanno trasmesso agli spettatori un caleidoscopio di emozioni come solo la letteratura e la poesia sanno fare. Fra un brano e l’altro è stato affrontato il problema dell’accesso alla lettura da diversi punti di vista, quello legale in relazione al copyright, quello degli editori rappresentato da Antonio Bagnoli di Pendragon e quello dei non vedenti che hanno illustrato le loro esigenze. Alla fine della serata è stato letto da Matteo Bortolotti un appello preparato insieme dall’Istituto Cavazza e dall’Associazione degli Scrittori Bolognesi rivolto a tutti gli addetti ai lavori, agli intellettuali, ai cittadini, affinché si cerchino e si trovino in tempi ragionevoli soluzioni soddisfacenti che da un lato salvaguardino i diritti degli scrittori, delle case editrici e dall’altro diano risposte efficienti alla legittima richiesta avanzata da parte dei non vedenti.
A tale proposito ci sembra giusto sottolineare come, a nostro avviso, la possibilità da parte dei non vedenti di acquistare l’opera in formato digitale non rappresenti alcun pericolo per chi le produce, dato che non crediamo esista uno spazio per la commercializzazione di queste copie. Infatti se questo spazio vi fosse, pensiamo che altri lo avrebbero già occupato dato che uno scanner oggi è veramente alla portata di tutti.


Per leggere e sottoscrivere l’appello occorre andare al link:
www.cavazza.it