Allergie primaverili

di Renato Alberto Meduri

Le errate risposte del sistema immunitario.


Il nostro sistema immunitario è meravigliosamente efficiente avendo la capacità di riconoscere e difenderci da agenti patogeni estremamente vari e mai incontrati in precedenza: e perciò viene indicato come “adattativo”. Questa estrema flessibilità ed efficacia si pagano in complessità che implica purtroppo la possibilità di anomalie genetiche o funzionali che si riflettono in risposte immunitarie improprie. Le allergie sono proprio uno dei possibili errori di risposte.
Mondo microscopico di aggressori e difensori
L’uomo è immerso in un mondo microscopico costituito da virus, batteri, parassiti, molecole di origine vegetale, animale e inorganica. Taluni di essi hanno il divieto d’ingresso all’interno dei nostri tessuti, in quanto incompatibili, perché lesivi per le cellule. A difesa dalle componenti patogene, l’organismo possiede cellule specializzate capaci di identificare gli elementi estranei e di impedirne l’ingresso o neutralizzarli quando siano entrati. Queste cellule da “difesa” costituiscono il cosiddetto “sistema immunitario” e sono organizzati in “corpi” con attitudini e specializzazioni differenti. Vi sono, innanzitutto, due grandi gruppi, il primo incaricato di produrre molecole proteiche, indicate come immunoglobuline che sono veri e propri proiettili, pronti a fissarsi sugli intrusi ed attivare la risposta di altre cellule; il secondo gruppo, invece è formato da cellule che attuano dei veri e propri corpo a corpo con gli estranei uccidendoli o digerendoli.
La prima famiglia è costituita dai linfociti B, la seconda da linfociti T e macrofagi. Questo doppio esercito è addestrato e comandato da un’altra classe di cellule, indicata come linfociti T-helper che sono il vero cervello del sistema immunitario, in quanto, in grado di identificare le caratteristiche dell’aggressore (polline, virus, batteri o parassiti, ecc.), ed attivare le risposte più adatte per contrastarlo. Si tratta di un lavoro enorme ed assai complesso, considerato il grande numero dei possibili agenti estranei e la loro continua variabilità.
I linfociti T-helper, comprendono a loro volta, due grandi classi T-helper1 e T-helper2, con diverse abilità: i primi T1 sanno riconoscere soprattutto batteri e virus, i secondi T2 parassiti e molecole vegetali e inorganiche. La loro capacità di riconoscere è una caratteristica congenita, ma, per divenire effettivamente operativi debbono fare esperienza. Esperienza che inizia già alla nascita, quando il neonato passa dal protetto grembo materno ed incontra per la prima volta questo mondo invisibile e continua per tutta la vita.
Man mano che si susseguono le esperienze esse vengono memorizzate e l’organismo viene così immunizzato verso un numero sempre maggiore di agenti, che sarà in grado di neutralizzare senza che si manifestino evidenti segni di malattia.
Le vaccinazioni sfruttano proprio questa caratteristica memoria: si somministra al soggetto una determinata molecola o virus o batterio, opportunamente modificati perché non producano malattia, ma in grado, tuttavia, di permettere al sistema immunitario di conoscerli e memorizzarli. Nel caso che lo stesso agente si ripresenti intatto e quindi potenzialmente lesivo, grazie a questa memoria, esso sarà neutralizzato rapidamente e silenziosamente.

LE DUE VIE DELLA FLOGOSI
Gli agenti patogeni microbici e virali vengono riconosciuti ed attivano la cosiddetta via T1 con produzione di anticorpi antibatterici ed antivirali. Gli allergeni per esempio il polline, gli acari ecc., sono riconosciuti da Th2 ed inducono la formazione di immunoglobuline e con stimolazione di Mastezellen gli eosinofili (produttori di leuchine ed istamina). Con l’attivazione di Th1 si ha anche produzione di interferone che inibisce la via Th2.
In condizioni fisiologiche, il sistema T1, incaricato di proteggere da batteri e virus, ed il sistema T2, deputato alla difesa da parassiti ed antigeni diversi, sono attivati in maniera sostanzialmente equilibrata; si instaura tra loro un reciproco effetto modulatore. Viceversa, nel caso di un soggetto allergico, il sistema T2 ha caratteristiche genetiche che gli conferiscono un eccesso di capacità reattiva. Nel tempo si realizzerà una ridondanza di tale sistema che comporterà risposte abnormi, cioè eccessive rispetto all’agente in causa, inducendo malattia infiammatoria definita allergia.
Le IgE, cioè, le proteine difensive prodotte su comando delle cellule Helper T2 dai linfociti B, stimolando particolari cellule difensive dette Mastezellen, inducendo la liberazione di quantità eccessive di una sostanza che, se adeguata, ci protegge dai parassiti e che invece se eccessiva provoca la flogosi allergica caratterizzata da gonfiore, secrezioni siero mucose, prurito. La mucosa congiuntivale, essendo mucosa esposta, può divenire organo bersaglio di allergeni. La molecola in causa è l’istamina, la stessa che quando ci punge un insetto provoca il classico “ponfo pruriginoso”. La manifestazione allergica coinvolge in genere la cute o le mucose oculari, respiratorie e gastroenteriche: dermatiti, congiuntiviti, riniti, bronchiti, coliti sono manifestazioni cliniche possibili. Particolarmente drammatico quando la reazione diviene estrema interessando tutto l’organismo: ipotensione, tachicardia, soffocamento a causa del rigonfiarsi acuto della mucosa laringea, pallore, ipotermia, perdita di coscienza. Si parla di anafilassi o shock anafilattico.
Sempre più allergici
Ma quanto fin qui riferito, non giustifica il progressivo aumento delle allergie: a soffrirne è addirittura il 12% della popolazione industrializzata con un trend in progressivo regolare incremento. Da parte di alcuni studiosi, si è data colpa all’inquinamento casalingo, urbano e agricolo: acari, scarico dei motori, scarichi industriali ecc. Di fatto è indubbio che qualsiasi stimolo irritante renda cute e mucose più reattive favorendo reazioni allergiche. Tuttavia, i livelli complessivi inquinanti sono nel mondo occidentale, in progressiva riduzione nell’ultimo ventennio e ciò rende controverso individuare nell’inquinamento la causa primaria di estensione delle allergie. Fra gli imputati imprevedibilmente prende consistenza l’ipotesi che l’aumento delle allergie derivi da un eccesso di igiene. Detersivi igienizzanti, disinfezione delle acque, conservanti dei cibi, nonché l’uso sempre più generalizzato di antibiotici, hanno progressivamente ridotto batteri e virus. Tale situazione comporta che fin dalla nascita gli stimoli di memorizzazione e attivazione del sistema dei linfociti T1 risultano ridotti rispetto al passato per cui lo stesso sistema diviene minoritario rispetto al più stimolato sistema T2.
Per il soggetto normale non si hanno conseguenze particolari viceversa per i soggetti che abbiano un sistema Th2 geneticamente esuberante la carenza di Th1 amplifica tale esuberanza ed induce il realizzarsi di patologie allergiche. In altri termini la predisposizione genetica può manifestarsi più facilmente come malattia quando si abbiano condizioni ambientali favorenti.
Hanno colpa le mamme?
Antonella Murano, allergologa del Dipartimento di Pediatria dell’Azienda Ospedaliera di Padova, ha dimostrato che il latte delle mamme allergiche ha composizione diversa da quello delle mamme “normali”.
In effetti, il latte materno, contribuisce alla maturazione del sistema immunitario del neonato incrementando il numero dei linfociti Th1 e questo grazie alla ricchezza di immunoglobuline A secretorie, citochine ed acidi grassi polinsaturi. Il latte delle mamme allergiche è, viceversa, povero di tali fattori. Il sistema immunitario del neonato comincia subito ad avere imput squilibranti: può più facilmente essere un candidato alle allergie.
Il mondo degli allergeni
Tutte le sostanze possono dare allergia seguendo vie d’accesso diverse:
a) inalazione: pollini, dermatofagoidi, spore fungine e derivati epidermici di animali;
b) ingestione: alimenti, sostanze chimiche e farmaci;
c) iniezione: farmaci e veleni;
d) contatto: sostanze chimiche, farmaci ad uso topico, cosmetici, sostanze di origine vegetale.

GLI ALLERGENI PIU' COMUNI
Pollini

I pollini, minuscoli granelli fonte di vita vegetale, vengono in primavera liberati nell’aria; non sempre la primavera è necessaria: alcuni pollini, come quelli dei cipressi, sono assai più precoci essendo già liberati in dicembre, negli ultimi anni poi si è verificato un aumento delle pollinosi precoci ad opera di specie erbacee a fioritura estiva. Ma, al di là di questi fenomeni, è in dubbio che in primavera la concentrazione di polline nell’aria è più elevata e ciò giustifica l’andamento classicamente stagionale di talune allergie.
Acari
Animaletti microscopici di pochi micron amano molto l’ambiente domestico: letti, tappeti sono il loro rifugio preferito. Si nutrono golosamente del nostro superfluo: cute desquamata, forfora, peli ecc., il nostro sudore realizza condizioni che ne favoriscono la crescita. Purtroppo i loro escrementi liberati nell’aria sono allergeni potenti. Quando si dice allergici alla polvere di casa si è semplicemente allergici agli escrementi di questi minuscoli animaletti.
Animali da compagnia
Gli animali domestici rilasciano urina, squame di pelle morta, acari. Attraverso i peli queste scorie vengono a contatto con la nostra cute e con le nostre mucose comportandosi come allergeni potenti. Va precisato che studi recenti dimostrano che i bambini che abbiano convissuto con cani, gatti, comunque con animali, abbiano scarsa probabilità di manifestare allergia. La causa è stata identificata in alcuni batteri propri dei cani e dei gatti. Le endotossine prodotti da tali germi hanno la caratteristica di attenuare le rispose linfocitarie.
Le muffe
Cantine, legnaie, ma anche in casa in angoli umidi o su alimenti, inopportunamente conservati, si sviluppa una variegata popolazione di miceti che hanno la caratteristica di produrre spore cause frequenti di allergie. L’aria di taluni ambienti di lavoro risulta particolarmente ricca di spore: biblioteche, cartiere, vivai, serre, caseifici, ecc.
Allergeni sempre nuovi
Di recente è stata descritta una nuova forma di intolleranza ad una proteina del lattice di gomma usato per i guanti protettivi (rubber elegantio factor). Tale proteina aderisce alla polvere di mais usata per lubrificare i guanti ed all’apertura delle confezioni si diffonde nell’aria raggiungendo mucose congiuntivali, nasali, polmonari ecc. Altro fenomeno emergente è quello delle allergie “crociate”. Si è potuto dimostrare che la presenza di un’allergia predispone alla reattività verso altre sensibilizzazioni allergiche, per esempio, l’allergia al lattice di cui abbiamo riferito favorisce l’allergia a banane, kiwi, ed ancora chi sia allergico al polline può più facilmente manifestare allergie per ciliegie, pomodori, finocchi, anguria.

ATOPIA
Taluni soggetti manifestano una spiccata reattività verso molecole che non sono comprese fra gli allergeni vegetali o animali e che vengono indicate come apteni. In tali soggetti questi apteni inducono una sintesi eccessiva di IgE e citochine proinfiammatorie. Tale situazione squisitamente genetica aumenta in maniera significativa l’instaurarsi di allergie. Una caratteristica dei bambini atopici sembrerebbe la crosta lattea.

TERAPIA
I farmaci principi del trattamento delle allergie sono gli antistaminici.
Questi vanno a legarsi ai recettori cellulari specifici per l’istamina e questa, trovando la porta già occupata, non può entrare e quindi non può indurre la reazione infiammatoria; l’effetto collaterale non sempre gradito è la sonnolenza. Gli antistaminici sono comunque una buona risorsa per efficacia e rapidità di azione, anche per uso esterno sotto forma di colliri, spray inalanti, pomate.
Corticosteroidi
Questi svolgono azione antinfiammatoria più generica, bloccando o riducendo la risposta linfocitaria e quindi anche di particolari linfociti tipici delle flogosi allergiche ed indicati come eosinofili. Trovano quindi indicazione sia usati singolarmente sia in associazione agli antistaminici. Gli effetti gastrolesivi, iperglicemizzanti, catarattogeni ed endocrini limitano l’indicazione all’uso prolungato; risultano tuttavia particolarmente indicati nelle emergenze.
Cromoni
Si tratta di farmaci che agiscono soprattutto sulle superfici delle mucose bloccando la liberazione di istamina. Si possono adottare sia per via topica, colliri spray ecc., sia per via orale nelle allergie alimentari. Non venendo assorbiti i loro effetti secondari sono irrilevanti tanto da poter essere adottati anche per trattamenti prolungati ed in bambini piccoli.
Ciclosporina: inibizione dei linfociti T
Si tratta di un farmaco antiproliferativo in quanto blocca la replicazione delle cellule e quindi anche delle cellule che causano la risposta allergica; trova indicazione soprattutto quando concomitino altre patologie immuni.
Anticorpi monoclonari
Si tratta di proteine ottenute in laboratorio che hanno la caratteristica di legarsi alle immunoglobuline E (IgE) bloccando così tutte le attivazioni successive. I sussidi fin qui riportati sono prevalentemente sintomatici, cioè a dire che agiscono solo durante il periodo di somministrazione: eliminano il sintomo, ma non guariscono la malattia.
Vaccinazioni
In casi particolari, quando si individui con esattezza la sostanza che scateni la situazione allergica, si può ricorrere a desensibilizzazione specifica anche nei confronti di più allergeni. Si tratta di strategia che non ha sempre il successo desiderato.
Strategie terapeutiche diverse
Riconosciuto che nel soggetto allergico sussiste una ridondanza reattiva del sistema T2 trova giustificazione associare a terapie sintomatiche, su riportate, uno stimolo del sistema T1 che se adeguatamente protratto permette un riequilibrio dei rapporti e quindi una tendenza alla normalizzazione di risposta del sistema T2: il soggetto diventa meno allergico. Un semplice test di laboratorio: il dosaggio delle IgE permette di verificare l’effetto del trattamento. Va precisato che questo tipo di vaccinazione migliora genericamente le capacità difensive delle superfici mucose proteggendo così anche da aggressioni batteriche e virali.

 

Foto - Occhiali protettivi

 

Foto - Microscopio

 

Immagine - Cellule ingrandite