In principio fu il Braille. Sistema
tanto semplice quanto geniale, permise la totale autonomia di lettura
ai non vedenti di tutto il mondo. Ma dal 1825, data in cui Louis Braille
ha inventato il suo omonimo alfabeto, la tecnologia ha ulteriormente
agevolato la lettura per chi ha problemi alla vista. Display, terminali
e stampanti braille, software di ingrandimento dei caratteri sono solo
alcune tra le strumentazioni che rendono la lettura libera e semplice
anche per chi non vede.
In questo scenario di innovazione elettronica, il mercato culturale
resta però arroccato a difendere i suoi privilegi. Le case editrici
non si impegnano, come dovrebbero, a diffondere a quante più
persone possibili, e quindi anche ai non vedenti, i loro prodotti, ignorando
così anche una possibile apertura verso un nuovo mercato e punendo
chiunque copi le loro opere protette dal diritto d’autore. È
questo il tema affrontato in una serata di fine febbraio nella grande
sala dell’Istituto Cavazza promossa dall’Istituto stesso
e dall’Associazione Scrittori di Bologna.
È grande il potere evocativo della lettura, ma di una lettura
fatta in piena libertà, con il piacere di passeggiare tra le
parole interpretandole con la propria immaginazione, senza l’ausilio
di una voce registrata. Basterebbe un po’ di impegno da parte
del mercato editoriale, come allegare un file elettronico con il testo
completo al libro cartaceo, invece di costringere i non vedenti a lunghe
ed in teoria illegali scansioni di pagine e pagine già stampate,
in un procedimento che va a ritroso, perché i file già
ci sono. Basta solo renderli accessibili a tutti.
Perché se il diritto d’autore è sacro, lo è
anche il diritto di conoscere, di sapere, di partecipare alla vita.
Diritto che vale per chi il mondo lo legge con gli occhi, ma anche per
chi il mondo lo vede in un altro modo. Così come in passato Louis
Braille fu osteggiato nel diffondere la sua combinazione di sei puntini
in rilievo capaci di avviare i ciechi sulla strada dell’indipendenza
culturale, oggi con la stessa noncuranza il business della cultura ignora
una parte del pubblico. Al di là delle polemiche che spesso animano
il dibattito letterario tra critici, autori ed editori, in un noioso
quanto autoreferenziale gioco di botta e risposta, le parole lasciate
alla libera interpretazione hanno ancora il potere di cambiare il mondo.
E il mondo appartiene anche a chi non vede.