Fuorilegge chi legge

di Silvia Colombini

Gli scrittori e l’Istituto Cavazza insieme per la libertà di stampa.


In principio fu il Braille. Sistema tanto semplice quanto geniale, permise la totale autonomia di lettura ai non vedenti di tutto il mondo. Ma dal 1825, data in cui Louis Braille ha inventato il suo omonimo alfabeto, la tecnologia ha ulteriormente agevolato la lettura per chi ha problemi alla vista. Display, terminali e stampanti braille, software di ingrandimento dei caratteri sono solo alcune tra le strumentazioni che rendono la lettura libera e semplice anche per chi non vede.
In questo scenario di innovazione elettronica, il mercato culturale resta però arroccato a difendere i suoi privilegi. Le case editrici non si impegnano, come dovrebbero, a diffondere a quante più persone possibili, e quindi anche ai non vedenti, i loro prodotti, ignorando così anche una possibile apertura verso un nuovo mercato e punendo chiunque copi le loro opere protette dal diritto d’autore. È questo il tema affrontato in una serata di fine febbraio nella grande sala dell’Istituto Cavazza promossa dall’Istituto stesso e dall’Associazione Scrittori di Bologna.
È grande il potere evocativo della lettura, ma di una lettura fatta in piena libertà, con il piacere di passeggiare tra le parole interpretandole con la propria immaginazione, senza l’ausilio di una voce registrata. Basterebbe un po’ di impegno da parte del mercato editoriale, come allegare un file elettronico con il testo completo al libro cartaceo, invece di costringere i non vedenti a lunghe ed in teoria illegali scansioni di pagine e pagine già stampate, in un procedimento che va a ritroso, perché i file già ci sono. Basta solo renderli accessibili a tutti.
Perché se il diritto d’autore è sacro, lo è anche il diritto di conoscere, di sapere, di partecipare alla vita. Diritto che vale per chi il mondo lo legge con gli occhi, ma anche per chi il mondo lo vede in un altro modo. Così come in passato Louis Braille fu osteggiato nel diffondere la sua combinazione di sei puntini in rilievo capaci di avviare i ciechi sulla strada dell’indipendenza culturale, oggi con la stessa noncuranza il business della cultura ignora una parte del pubblico. Al di là delle polemiche che spesso animano il dibattito letterario tra critici, autori ed editori, in un noioso quanto autoreferenziale gioco di botta e risposta, le parole lasciate alla libera interpretazione hanno ancora il potere di cambiare il mondo.
E il mondo appartiene anche a chi non vede.

Foto - Libro antico

Foto - Antica biblioteca