Mobilità e disabili

di Alberto Borghi

Quando civiltà e realtà si sfiorano per poi allontanarsi in direzione opposta.

All’inizio del 2006 l’Assessore alla Cooperazione Internazionale della Regione Toscana, Massimo Toschi, disabile, deve recarsi per una visita istituzionale nel Burkina Faso. Decollato da Pisa con un volo Air France, atterra allo “Charles de Gaulle” di Parigi per la coincidenza. I passeggeri scendono a terra, così come le valige, nei tempi previsti dall’automatismo del trasporto di massa. Eppure, al disabile in carrozzina non è consentito di infilarsi nei lunghi ed infiniti corridoi dei terminal in assenza di uno specifico carrello elevatore che ne consenta lo sbarco. Soprattutto se il carrello delle meraviglie non si trova vicino all’aereo, nonostante l’agenzia di viaggi cui si è affidato l’Assessore Toschi avesse diligentemente preavvertito chi di dovere Foto - Parcodella necessità di strumenti ausiliari. E così le valige svicolano velocemente dal ventre dell’aereo mentre il disabile rimane ostaggio nella carlinga ed il tempo scorre velocemente in quel tunnel temporale accelerato proprio di chi deve cogliere una coincidenza aerea internazionale.
Rassicuriamo i lettori: l’Assessore non è rimasto prigioniero dell’aereo. È riuscito infine ad approdare sul terreno francese, ma non in quello africano, perché la coincidenza è stata persa, grazie ad altri inconvenienti verificatisi nell’aeroporto parigino a causa della scarsa attenzione rivolta ai disabili.
Siamo sinceri: quando avvengono simili episodi, due pensieri scattano immediati. Il primo è: ma non accadono solo in Italia? Ed il secondo è certamente: meno male che non sono disabile.
In fondo è proprio questa la fonte di tutti i problemi di mobilità dei disabili: il costituire una piccola minoranza, il rappresentare il punto in cui civiltà e realtà si sfiorano per poi allontanarsi in direzioni opposte, senza rumore, senza clamore. Forse fa ancora più rabbia verificare che tutto il mondo è paese, che i limiti che si possono riscontrare in Italia ogni giorno da parte del disabile non soFoto - Filo spinatono un’esclusiva nazionale. Oppure suscita ancora più ira, quel genere di frustrazione che tenta di dare forma ad una ribellione, ma che rimbalza su pareti di gomma alle quali è affisso il manifesto della burocrazia: la legge.
Perché le leggi a tutela del disabile esistono. Sono numerose e tutte estremamente propositive. Hanno nomi poco empatici. Si chiamano DPR, D.lgt., D.lg., a volte hanno pure dei nomignoli buffi che ricordano un ordine geometrico: le circolari, che donano un senso di applicazione democratica. Sono leggi anche stranamente molto chiare, e già tale loro qualità instilla un dubbio molto italico, fatto proprio da tutti i giuristi: più una disposizione legislativa è chiara, minori sono le possibilità di una sua applicazione concreta. Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 1996 non ha tentennamenti e dice a chiare lettere che il suo scopo è assicurare l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici. Leggendo le sue parole dubbi non sorgono: le barriere architettoniche, almeno dal 1996 in avanti, non esistono. Con la legge in mano, rechiamoci in uno dei tanti spazi pubblici destinati al trasporto pubblico.
Bologna Centrale. Dovete prendere il treno e siete non vedenti: come fate a sapere a quale binario approda il vostro Eurostar? Se non siete timidi e non siete a Mestre (ove è stata apposta in terra una striscia gialla in grado di essere rilevata tattilmente dal non vedente, usuratasi tuttavia più volte), chiederete a qualcuno, magari proprio quella persona che per poco non vi ha travolto intento a rincorrere il tempo perduto. E se siete un disabile su carrozzina ed il vostro treno è al binario 3? Ebbene, Trenitalia ha predisposto un numero telefonico speciale da contattare prima della partenza per programmare l’assistenza “dalla partenza all’arrivo”. Attenzione, però: 199.303060 non è un numero verde. L’assistenza si concretizza nell’ausilio di personale di Trenitalia pronto ad assistere il disabile nel transito lungo la stazione e nell’accesso al treno, uno dei 1200 attrezzati, magari anche attraversando i binari a raso (come espressamente prevede la legge). Le “grandi stazioni” già ad oggi, secondo TrenitFoto - Logo handicap sull'asfaltoalia, sono in grado di soddisfare le esigenze dei portatori di handicap, anche, per esempio, per usufruire delle agevolazioni tariffarie previste con postazioni di biglietteria self-service (non risulta che dette postazioni consentano l’utilizzo da parte di non vedenti). Una volta realizzate, le “grandi stazioni” prossime venture non presenteranno barriere architettoniche. Sulle altre “piccole stazioni”, l’intervento è già iniziato, ma sarà comunque pur sempre limitato dallo status quo. Perché occorre chiarire l’equivoco: in sostanza, ciò che esisteva prima della legge è, spesso, non soggetto ad una completa eliminazione delle barriere architettoniche, trattandosi di strutture complesse e completamente prive di “coscienza sociale” e di rispetto per il disabile (a dire il vero, assai di frequente anche per il normodotato).
Si tratta di un bilanciamento tra costi e benefici operato dal costruttore o dall’imprenditore (pubblico o privato che sia) che spesso e volentieri vede le esigenze dei disabili poste in secondo piano, proprio in virtù della legge dei grandi numeri. L’intervento del legislatore, quindi, è imprescindibile, ma senza un’attenta vigilanza si rischia di rimanere al cospetto dell’ennesima cattedrale nel deserto delle intenzioni. Ci si affida alle buone intenzioni della singola realtà istituzionale o imprenditoriale, che, a volte, celano imbarazzo o ipocrisia.
Tentare di avere informazioni sullo stato attuale delle barriere architettoniche nei propri immobili dall’Azienda Case Emilia Romagna della provincia di Bologna, per esempio, è stato impossibile. Nessuno ha risposto alle nostre richieste, ripetute nel tempo. C’è da pensare che non avessero risposte particolarmente illuminanti.
Altre realtà, invece, affrontano la problematica già da tempo. L’ATC di Bologna, ad esempio, prevede l’utilizzo sempre più massiccio di automezzi dotati di rampe di accesso e di posti predisposti alla sosta della carrozzina, oltre all’utilizzo di voce registrata che indica le varie fermate. Il Comune di Bologna, infine, ha finanziato i progetti per la realizzazione della futura metropolitana che tengano conto delle esigenze dei disabili.
In definitiva, le soluzioni per alleviare i disagi dei portatori di handicap esistono, così come le iniziative assunte a tutela dei loro diritti, ma, trattandosi di una problematica percepita quale essenziale da pochi, essi devono pur sempre affidarsi al senso civico di cui ogni comunità è portatrice e che non sempre consente di dare attuazione alle leggi.