SOMMARIO

Gli amici del "Cavazza"

I sostenitori 3

Formazione professionale

e crescita culturale

Celestina Ceruti 4

Spiritual e gospel nella musica del Natale

Maria Chiara Mazzi 6

"Emozione di Conoscere e Desiderio di Esistere":

il IV Congresso Mondiale Bologna

Maria Chiara Mazzi 8

Più opportunità di lavoro

con la nuova legge per i disabili

Giorgio Tonelli 10

La visione dei sensi

Alberto Borghi 12

III Seminario sulle nuove tecnologie

informatiche

Marco Mattioli 14

Windows si impara ascoltando

Mario Barbuto 15

I Centri di Ipovisione

per la riabilitazione visiva

Mario Barbuto 16

La letteratura italiana in CD-ROM

Mario Barbuto 19

Verso una carta dei diritti

dei cittadini europei

Rodolfo Cattani 20

Il Presepe da Greccio, nel mondo

Paola Rubbi 22

Gli amici del "Cavazza"

L'Istituto Cavazza e la redazione di Vedere Oltre ringraziano sentitamente quanti, nel 1999, ricevendo la rivista, hanno risposto concretamente all'appello per una raccolta di fondi a favore dei ciechi.

Agostini Aurora

Alonzo Gabriele

Alvisi Marisa

Amorati Paolo

Anonimo

Anonimo

Baldisserri Mario

Bartoli Clorinda

Bastia Enzo

Belletti Maria Teresa

Belletti Paola

Benazzi Alfio

Bendini Adria

Bergonzoni Paolo

Biblioteca "Trisi"

Biblioteca "Villa Spada"

Bisognin Elisabetta

Bonadia Maurizio

Bonfiglioli Capuani Renata

Bonvicini Natalina

Calogiuri Francesco

Calza Riccardo

Capuccini Marzia

Carboni Gianfranco

Cariani Daniela

Cassone Giancarlo

Chillemi Annibale

Cirignotta Fabio

Cocchi Amedea

Collina Angela

Conti Idalgo

Coop. L’Operosa s.r.l.

Cooperativo Sociale

Corrado Franco

Corticelli Carlo A.

Cozzi Maria

Credito Cooperativo

Di Furia Dante

Donini Giancarlo

Fanton Gino

Fava Franco

Fava Iole

Ferrari Renato

Figuera Giovanni

Fini Enzo

Fiorentini - Zuffi

Fiori Maria

Fondazione

Fonso Roberto

Franchini Dario

Frontali Giuseppe

Furla S.p.A.

Gamberini Arnaldo

Gamberini Pier Stefano

Gandolfi Maddalena

Gelateria Pino

Giamaroli Lamberto

Greghi Bonato Chiara

Guerrini Domenico

Guglielmi Giorgio

Guicciardi Arnaldo

Insieme s.r.l.

Ippolito Aldo

La Coroncina s.a.s

Lecce Carla

Lentini Giovanni

Lenzi Irene

Leonardi Adriana

Libanetti Adriana

London

Manzari Crescenza

Marabini Sofia

Marchi Paolo

Masetti Alessandro

Menta Angelo

Michelini Giampaolo

Migliori Stefania

Mondadori Paolo

Monopoli Vincenzo Dialmo

Monti Giampaola

Musiani Mario

Olivieri Gianni

Orlandi Ines

Paioli Eliseo

Panza Luigi

Piazza Angelo

Pinca Gilberto

Pioli Giuliana

Pirani Paolo

Pizzirani Tripolina

Poltronieri Marco

Riboni Zita

Ricci Pietro

Salmi Franca

Santacatterina Mauro

Saponi Claudio

Sassi Paolo

Sommariva Filippo

Sorrentino Nicola

Spadoni Alberto

Tabaccheria della Filanda

Tergolina Paola

Tocco Ettore

Tonelli Andrea

Tordin Romano

Turrini Maria Pia

Vicentini Valerio

Viglietta Giuseppe

VIRO Innocenti S.p.A.

Vittori Livio

Zanetti Ernestina

Zanobi Gabriele

Zanotti Gualtiero

Zardi Giulianini Renata

Zincati Giancarlo

FORMAZIONE PROFESSIONALE
E CRESCITA CULTURALE

Il rischio che corre chi si occupa di amministrazione pubblica, chi ricopre anche ruoli istituzionali è quello di percepire solo le richieste gridate di chi ha più voce per farsi ascoltare e di non sentire e di non conoscere realtà che non strillano le loro rivendicazioni, ma che raggiungono, grazie al loro lavoro, risultati di primo piano.

Durante una visita propostami nel febbraio scorso mi è stata data l’opportunità di conoscere il livello d’eccellenza raggiunto dall’Istituto Cavazza negli interventi sulla formazione professionale, educativa e culturale a favore di ragazzi e ragazze non vedenti. Una esperienza che arricchisce di competenza e professionalità la qualità dei servizi offerti nella nostra Regione.

L’Emilia-Romagna è spesso citata e presa ad esempio, anche sui mezzi di informazione, per l’alto tasso qualitativo raggiunto in alcuni settori come lo sviluppo economico e l’avanzamento tecnologico dei processi produttivi. Tuttavia è necessario porre attenzione anche ad altri settori della vita sociale per individuare le risorse e le capacità che in regione vengono espresse. L’eccellenza dei risultati deve essere considerata infatti anche in funzione della capacità di porre al centro i bisogni delle persone, degli uomini e delle donne nella loro diversità culturale e di opportunità. E per questo occorre una politica che sappia superare l’esclusione, che sappia e voglia dare risposte a chi parte con opportunità minori rispetto ad altri, in un processo di progressiva inclusione delle diverse componenti che formano la società emiliano-romagnola.

La visita ha confermato e rafforzato queste riflessioni, perché la realtà ha superato l’immaginazione pur informata dai documenti di presentazione dell’Istituto. Già in passato il Consiglio regionale aveva ricevuto informazioni sulla realtà del "Cavazza", ma la possibilità di conoscerne direttamente le diverse attività ha dato l’opportunità di avere una visione piena del suo valore e dell’efficacia del lavoro dei collaboratori, degli insegnanti, degli ingegneri e di quanti operano al suo interno. La conferma a questa impressione deriva dalla constatazione di quanto giorno elevato i livelli qualitativi raggiunti dall’Istituto Cavazza sia all’intemo di percorsi tradizionali di formazione professionale dei non vedenti, come ad esempio per ciò che riguarda i centralinisti, sia interpretando i mutamenti prodotti dalle nuove tecnologie, in settori come la telefonia e la telematica. Mi ha colpito molto favorevolmente infine il progetto di riproduzione delle opere di pittura al fine di renderle "visibili" al tatto. I primi esemplari realizzati, che ho avuto la fortuna di conoscere, si sono rivelati una esperienza difficilmente immaginabile che mi ha rafforzato nella motivazione di contribuire a far sì che la Regione, avvalendosi anche degli strumenti e delle opportunità fornite dall’Unione europea, sappia dare impulso e favorire queste iniziative di formazione professionale e di arricchimento culturale.

Una visita, dunque, che ha certamente lasciato il segno e ha stimolato ad essere sempre più coerenti nelle scelte politiche e amministrative. Ci debbono essere opportunità per tutti; chi parte con qualche svantaggio deve fruire di un intervento che colmi il limite di partenza per offrire a ogni ragazza e a ogni ragazzo una prospettiva di concreta integrazione nel mondo: nel mondo delle relazioni interpersonali, nel mondo del lavoro, nel mondo degli affetti. Occorrono interventi che forniscano tale opportunità: una Regione come la nostra non può non tendere a tali obiettivi attraverso la realizzazione di interventi che sfuggano alla formalità ma che invece siano in grado di incidere sostanzialmente sulla realtà. Compito di una istituzione come la Regione è quello di saper valutare i diversi progetti che la società civile le presenta, sia rispetto ai contenuti che propongono, sia anche rispetto all’impatto e alle opportunità che vogliono produrre; progetti che aprano nuove possibilità a chi ne è privo, sfuggendo costantemente la tentazione di considerare più facile occuparsi di realtà distanti, senza accorgersi delle qualità espresse da esperienze che nascono e si sviluppano sul nostro territorio.

 

 

Celestina Ceruti

Presidente Consiglio regionale

Emilia-Romagna

SPIRITUAL E GOSPEL
NELLA MUSICA DEL NATALE

Il canto religioso comunicazione emotivo-spirituale

Maria Chiara Mazzi

Ormai è consuetudine delle grandi Associazioni offrire ai propri soci un evento musicale che, collocato sotto le feste di Natale, assume un valore di regalo e di celebrazione insieme. È questo anche il caso del concerto proposto da Musica Insieme il 16 dicembre per l’A.P.I. al Teatro Comunale con la gioiosa atmosfera dei canti dei neri d’America che comunemente (e forse troppo genericamente) definiamo spiritual.

Lo spiritual è un canto religioso, dal percorso culturale, di formazione e di sviluppo estremamente complesso, testimonianza di un’interazione tutta particolare tra la cultura bianca e quella nera. Per comprenderne la funzione precisa è poi imprescindibile sapere che per le popolazioni africane non aveva significato la musica in sé, ma il fare musica: in questa concezione antica, il canto religioso quindi non serviva per pregare, come pensavano i bianchi, ma era comunicazione emotivo-spirituale con finalità esorcizzanti, non era un canto di autocommiserazione o di rassegnazione, ma la rappresentazione della familiarità col divino che era uno dei retaggi della cultura africana ancora presente e viva pur in un contesto così differente.

I più celebri Spiritual nascono tra il 1830 e il 1865; dopo la Guerra di Secessione e l’emancipazione questo patrimonio (la musica nera in generale) si fa complesso e variegato, nel momento in cui esso viene in contatto con i nuovi modelli della società statunitense.

Da un lato, tra il 1865 e l’inizio del nostro secolo l’acculturazione portò alla perdita di identità della musica nera che, per integrarsi nella nuova società, cercò di adottarne i modelli dimenticando i propri. Certo, gli Spiritual cominciarono ad essere diffusi nel mondo da gruppi come i Fisk Jubilee Singers (che si esibivano per raccogliere fondi per la prima Università nera): ma le esecuzioni erano strutturate in modo da adeguarsi ai gusti dell’uditorio, in prevalenza bianco, che apprezzava questo repertorio solo se esso corrispondeva a ciò che era abituato a sentire. Tolti da un contesto, riarmonizzati, cantati con voci impostate, gli Spiritual persero ovviamente la loro carica drammatica e il loro valore, assumendo una valenza estetica che non gli era propria.

D’altro canto esso si propone aggiornato, e, rispetto ai canti della generazione precedente, diviene l’espressione musicale di una società inurbata, narra le nuove circostanze della vita e le nuove condizioni in cui i neri si trovavano. E proprio uno dei momenti di evoluzione di questo canto culturalizzato, il gospel, è il protagonista, assieme allo spiritual, del concerto bolognese, che in questa serata sarà affidato a due dei gruppi più celebri degli USA, il The Sue Conway Vistory Singers, e il The Spirit Chorale of Los Angeles, che presenteranno le pagine più celebri del repertorio.

Il Gospel Song, letteralmente: canto evangelico, utilizza le forme e gli stili, a cominciare dal call and response (canto di un solista e risposta all’unisono di un coro) tipico dello spiritual; ma in esso si raccolgono e si assimilano gli atteggiamenti della musica di consumo tra la fine dell’Ottocento e i primi trenta anni del Novecento in una nuova espressione caratterizzata dall’aggiornamento continuo, come dimostra anche l’utilizzazione della strumentazione elettroacustica che, oltre a creare canti nuovi, rimodella anche idee melodiche della tradizione.

La duttilità del gospel, piuttosto che le edulcorate e commerciali riproposte degli Spiritual, mostra come la cultura afro-americana viva una continuità col passato, ma possegga la volontà di rimanere viva e presente e di sottolineare tutti i disagi di una società urbana di cui è splendida rappresentazione nella sua lacerante vocalità e nella sua ritmica e talora angosciante creatività.

The Sue Conway Victory Singers e The Spirit Choral of Los Angeles il 16 dicembre al Teatro Comunale di Bologna

"Emozione di Conoscere

e Desiderio di Esistere":

il IV Congresso Mondiale a Bologna

Maria Chiara

Mazzi

Si è svolto, nei giorni 6/7/8/ settembre al Palazzo dei Congressi di Bologna
il IV Congresso Mondiale su Emozione di Conoscere e Desiderio di Esistere, organizzato dalla Facoltà di Psicologia e dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna.

Un Congresso dove i partecipanti (docenti e ricercatori, provveditori e dirigenti scolastici, insegnanti e assessori, affiancati da protagonisti del mondo della cultura e dello spettacolo) hanno potuto confrontarsi sia sul piano operativo, sia su quello metodologico e teoretico, portando ciascuno la propria esperienza educativo-didattica.

Innanzitutto, si sono esplorate, raccontate e rivissute le esperienze di apprendimento che hanno lasciato ricordi piacevoli, scoprendo che essi prescindevano dalla maggiore o minore difficoltà dei contenuti. Ma si è scoperto altresì che le difficoltà non sono nei contenuti, ma nelle modalità di porgerli, e nel contesto in cui essi sono inseriti: stimolando però l’immaginario, e quindi suscitando emozione nel conoscere e desiderio di esistere, le difficoltà dell’apprendimento si possono trasformare in piacevole avventura. Si sono, poi, presi in considerazione i problemi connessi al rifiuto della scuola e della cultura, indotti quando l’apprendimento è proposto con metodi noiosi; problemi che vanno dall’abbandono scolastico al suicidio, passando per le turbe alimentari e le malattie psicosomatiche. A questo fine occorre un adeguamento della scuola, che dovrà formare, certo, un cittadino professionalmente capace, ma che non abbia paura del cambiamento, una scuola nella quale, in una parola, sia sempre viva proprio l’emozione di conoscere. Per indurre in maniera permanente questa emozione occorre, nella scuola e nella società, una cooperazione interistituzionale e multidisciplinare che faccia abbandonare quelle prigioni e trappole realizzate da vischiosi paradigmi burocratico-politici, per far sì che cultura e conoscenza consentano di immaginare il prossimo millennio come promotore di civiltà e di pace. La seguitissima manifestazione è stata anche occasione per far nascere un’associazione culturale denominata, appunto, L’Emozione di Conoscere, che ha come finalità principali quelle di promuovere e realizzare iniziative, progetti e itinerari formativi volti ad elevare la qualità della vita della persona (dalla nascita all’invecchiamento) qualunque sia la sua condizione di salute, di appartenenza sociale ed economica, di sesso, religione, nazionalità, nel rispetto delle diversità e delle identità, favorendo anche l’incontro e il confronto tra le istituzioni che, ad ogni livello, si occupano di formazione.

PIÙ OPPORTUNITÀ DI LAVORO
CON LA NUOVA LEGGE PER I DISABILI

Obiettivo: collocamento mirato

Maggior raccordo fra formazione professionale e imprese

Intervista al segretario della CISL di Bologna

Giorgio Tonelli

In questa legge ci sono novità importanti per i disabili che autorizzano a ben sperare per il futuro. È abbastanza soddisfatto Alessandro Alberani, segretario cislino bolognese, della nuova legge sul diritto al lavoro dei disabili. Una legge che comincerà a produrre i suoi effetti già dal prossimo gennaio. Per capire la 68/99 – spiega Alberani che da anni si occupa di questi temi – è necessario rifarsi alla legge 482 del 1968. Una legge che tendeva ad assicurare agli handicappati un posto di lavoro qualunque.

Probabilmente per il legislatore l'invalido tipo era il mutilato o il poliomelitico a cui garantire un posto da usciere seduto, magari nell’anticamera di un ufficio pubblico. Mancava in sostanza il concetto di inserimento mirato.

D. Ma quali sono le principali novità di questa legge?

R. Il principio di questa legge è la persona giusta al posto giusto, proprio perché il contesto è completamente mutato, il mercato del lavoro si muove con regole nuove e l’organizzazione del lavoro è condizionata sempre più dall’innovazione e dall’informatica e questo apre uno scenario nuovo per i disabili.

D. E come è possibile realizzare questi obiettivi?

R. Spesso i disabili che accedono alle liste speciali del collocamento sono privi di formazione spendibile sul mercato del lavoro. La nuova legge consente di utilizzare meglio le opportunità di formazione professionale che offre il territorio. Viene inoltre meglio raccordata la fase di formazione a quella di contatto con il mondo del lavoro.

L’inserimento nelle aziende è mirato grazie anche alla sostituzione della vecchia chiamata numerica, che spesso produceva pasticci, con quella nominativa.

D. Ma al di là delle promesse, questa legge consentirà realmente la creazione di posti di lavoro nella nostra realtà contrassegnata soprattutto da piccole e medie aziende?

R. Penso proprio di sì! Poiché viene esteso l’obbligo di assumere disabili per chiamata diretta – se incrementano la base occupazionale – alle imprese con un numero di dipendenti compreso fra 15 e 35. La vecchia legge lo prevedeva solo per quelle con almeno 35 dipendenti. Viene inoltre ridotta la quota obbligatoria per gli imprenditori che occupano più di 50 dipendenti. Questa quota passa dal 15 per cento al 7 sui numeri, ma supponiamo che siano più di mille le aziende interessate da questa novità. La legge prevede inoltre varie agevolazioni che vanno dalla fiscalizzazione totale per otto anni, per chi assume persone con invalidità superiore al 79% o affette da disabilità psichica, fino al rimborso forfettario delle spese di adattamento del posto di lavoro alle esigenze del disabile.

D. Un percorso tutto da inventare?

R. La pratica dell’inserimento mirato era già stata oggetto di sperimentazione anche nella provincia di Bologna. Già nel 1993 era stato siglato un protocollo su lavoro e disabilità dove si innestava nella vecchia 482 un elemento nuovo fornito da un altro strumento legislativo, la legge 56 del 1987 che permetteva la stipula di convenzioni fra Ufficio del Lavoro e le aziende per poter programmare inserimenti mirati di disabili seguiti dai servizi sociali delle USL. Certo, questa legge ci fa fare un ulteriore passo avanti. Risulta comunque evidente la necessità di un raccordo sul territorio delle risorse formative e di tutte le realtà che operano coi disabili anche tramite i costituendi Centri per l’Impiego della Provincia.

D. La categoria dei non vedenti è sempre stata considerata a parte dal resto dei disabili. Cosa prevede per loro la legge?

R. La nuova legge lascia invariate le legislazioni speciali sui centralinisti non vedenti e sui massofisioterapisti. Ma le nuove tecnologie e la nuova organizzazione del lavoro stanno riducendo i posti in questi settori. È necessario quindi anche per i non vedenti uno studio specifico delle necessità formative allo scopo di assicurare anche a loro l’accesso alle nuove tecnologie; attorno ad Internet stanno infatti nascendo nuove professionalità e nuovi lavori. La nuova legge, attraverso le convenzioni di inserimento, potrà agevolare questi percorsi formativi personalizzati in stretto accordo con le esigenze del mercato del lavoro.

La visione dei sensi

Celestina Ceruti inaugura il museo tattile di pittura antica e moderna per non vedenti

Alberto Borghi

L’8 settembre 1999 si è tenuta la presentazione del Museo tattile di pittura antica e moderna, con sede presso l’Istituto Cavazza, in via Castiglione, a Bologna. Il museo costituisce un’innovazione di rilievo primario nel panorama delle istituzioni culturali, e non solo per i non vedenti, fruitori funzionali del progetto ideato dal Prof. Paolo Gualandi e dalla Prof.ssa Loretta Secchi, dell’Associazione Scuola di Scultura Applicata di Bologna.

Celestina Ceruti, Presidente del Consiglio della Regione Emilia-Romagna, taglia idealmente il nastro del primo museo tattile pensato per non vedenti, ma accessibile a tutti.

Alla presenza del Presidente dell’Unione Italiana Ciechi, dott. Egidio Sosio, del Prof. Renato Meduri, Direttore della clinica di ottica fisiopatologica dell’Università di Bologna, del Presidente della Commissione Cultura del Comune di Bologna, dott. Giuseppe Mioni, nonché del Presidente e del Direttore dell’Istituto Cavazza, padroni di casa, gli ideatori del progetto hanno illustrato le tecniche che consentono un viaggio nell’anima delle opere d’arte più significative della storia pittorica.

Un’esperienza che frutta emozioni inaspettate anche in chi ha già avuto la fortuna di ammirare in precedenza i dipinti tradotti in forma plastica. Si tratta di un cammino alla scoperta di capolavori dell’umanità attuata mediante loro riproduzioni tridimensionali realizzate grazie a tecniche molto complesse. Il compito, d’altronde, si presentava arduo: rappresentare linee dinamiche intrise di emotività, movimenti in divenire cristallizzati in uno spazio che sfugge all’immobilità, testimoni di emozioni, creazioni uniche di per sé. Figurarsi a riprodurle mediante un codice comunicativo differente mantenendone intatte le capacità espressive dirompenti! La differente importanza delle molteplici figure rappresentate, la forza e rilevanza delle energie in movimento, le direttrici attraverso cui il contenitore rappresentativo sfoga la potenza del messaggio più profondo devono trovare giusta allocazione in uno spazio tridimensionale oggetto delle attenzioni di chi non può vedere con gli occhi e si deve affidare agli altri sensi per godere della manifestazione artistica.

Il risultato di studi e ricerche impegnativi si riversa su formelle che raccolgono il messaggio di artisti incomparabili reinterpretati dalla tecnica del bassorilievo modellata dalla sensibilità dei riproduttori. Regola e sensibilità producono un’esperienza davvero inedita e stimolante, per chiunque voglia approfondire la conoscenza della storia dell’arte pittorica.

Un museo che ha tra le sue prerogative quella paideutica: accanto ad ogni riproduzione è presente una tavola in Braille contenente informazioni sul dipinto e la tecnica utilizzata per la traduzione tridimensionale.

Un gioiello di rilevanza nazionale che va ad arricchire il già notevole numero di musei bolognesi, raccolti attraverso un sistema intercomunicativo atto a sfruttarne al meglio efficienza e attrattive. Non solo per Bologna 2000.

 

III SEMINARIO SULLE NUOVE TECNOLOGIE INFORMATICHE

Presentate a Rimini nuove soluzioni Hardware e Software per non vedenti

Marco Mattioli

L’Istituto Cavazza ha promosso anche quest’anno la giornata nazionale sugli ausili e sui servizi informatici per i non vedenti.

Dato l’interesse delle edizioni precedenti, si è pensato di dedicare al tema un intero fine settimana, precisamente i giorni 22-23-24 ottobre 1999, presso l’Hotel Continental di Rimini. L'incontro è stato caratterizzato da una mostra tiflotecnica, alla quale hanno preso parte diversi distributori e produttori italiani e stranieri e da un seminario di studio e di approfondimento sulle nuove tecnologie informatiche.

L’intera manifestazione è stata organizzata in collaborazione con la Presidenza nazionale dell’Unione Italiana Ciechi, il Consiglio Regionale U.I.C. Emilia Romagna ed ha ricevuto il patrocinio della Regione Emilia Romagna.

Tra i distributori e costruttori ospiti, presenti all’esposizione, ricordiamo Tiflosystem S.p.a., Voice Systems S.r.l., Office Center, Zychem, Parrot S.A., F. H. Papenmeier e MDV S.a.s., i quali hanno presentato diverse soluzioni elettroniche ed informatiche per i non vedenti.

Presso lo spazio espositivo dell’Istituto Cavazza erano presenti Hans W. Ring, responsabile vendite internazionale della ditta F.H. Papenmeier ed Alberto Benassati, tecnico progettista della ditta MDV S.a.s., con lo scopo di esporre le novità in campo hardware e software dei rispettivi marchi, distribuiti in Italia dal Polo Informatico Nazionale.

Per la parte hardware, Ring ha presentato la nuova serie di terminali Braille prodotti da Papenmeier, denominata Braillex EL, a 40, 66 ed 80 caratteri, che ha la peculiarità di poter operare sotto Windows 95 e 98 grazie ai drivers per gli screen readers Windots e Jaws, e di offrire un elevato livello di ergonomia per gli utenti.

Questo grazie alla introduzione di una speciale barra di navigazione, un tasto lungo 54 cm disposto nella parte frontale del terminale, lungo la riga Braille. Premendo tale barra con il pollice, in alto, in basso, a sinistra o a destra, l’utilizzatore sposta la linea di lettura attraverso lo schermo video, senza dovere togliere le mani dalla riga Braille.

Per la parte software è stata presentata la nuova versione di Visulex LP-Win , un programma particolarmente adatto agli ipovedenti, in grado di ingrandire le informazioni presenti sullo schermo, incluse le immagini. Grazie alla integrazione di un sintetizzatore vocale, l’utente può ora leggere testi oppure ascoltare un messaggio sonoro in relazione al desktop, alle finestre di Windows ed ai menu degli applicativi.

Benassati ha introdotto la nuova versione del computer Braille MB408L, nel quale sono stati implementati una espansione di memoria interna di circa 5 MB ed un chip di orologio. Sarà così possibile aggiungere alle funzioni di gestione files di testo, di calcolatrice e di rubrica quelle di calendario, sveglia e reminder di appuntamenti.

Per la stampa in Braille si è potuto provare il recente modello prodotto dalla azienda svedese Index, denominato 4X4 PRO, che ha la peculiarità di rendere semplice e veloce la fase di produzione di documenti. Integra infatti un sistema che consente la stampa del singolo foglio in 4 facciate ad interpunto con una bordatura in rilievo inserita nella parte mediana, per poter poi facilmente ripiegare e rilegare i documenti prodotti.

A breve sarà inoltre rilasciato il programma WinBraille che, con il driver incapsulato, consentirà l’editing e la trascodifica dei testi in ambiente Windows e sarà compatibile con tutti i modelli di stampanti marcati Index.

Nell’ambito del seminario, hanno suscitato l’interesse del pubblico partecipante la presentazione del corso multimediale e interattivo su Windows 95 e della letteratura italiana accessibile in CD-ROM realizzati dal CISAD (Centro Informatico per la Sperimentazione di Ausili Didattici) ed il dibattito sull’alfabetizzazione informatica in ambiente Windows.

 

WINDOWS SI IMPARA ASCOLTANDO

Messo a punto un corso multimediale autodidattico per insegnare ai non vedenti l’uso di Windows.

Mario Barbuto

Il famoso sistema operativo di Bill Gates che fa funzionare l’80% dei personal computers, ora può essere insegnato ai ciechi tramite uno speciale corso parlante in grado di dialogare con l’allievo senza ricorrere alla visione dello schermo: All’Ascolto di Windows 95.

Il Centro Informatico che opera nell’ambito dell’istituto Cavazza (CISAD), in questi giorni ha completato l’opera che è stata presentata a Rimini al seminario sulle applicazioni tecnologiche per i non vedenti. Si tratta di un CD-ROM autoinstallante che guida passo passo l’allievo non vedente alla scoperta delle funzioni, dei trucchi e dei segreti di Windows, tramite la voce di due speakers radiofonici della RAI che hanno registrato oltre tre ore di lezioni ed esercitazioni presso gli studi del Libro Parlato dell’Unione italiana ciechi di Roma. Al CD si aggiungono un manuale in braille, su audiocassetta e in caratteri ingranditi per ipovedenti e quattordici tavole tattili formato A4 che riproducono in rilievo l’immagine delle varie finestre tipiche di Windows.

Una introduzione guidata e progressiva all’uso delle principali applicazioni del computer, una verifica sistematica e continua delle conoscenze acquisite, una procedura di consolidamento dei risultati raggiunti, sono le caratteristiche peculiari del corso, insieme alla completa indipendenza nell’organizzazione dei tempi di studio e di apprendimento.

Il corso può essere usato da ragazzi e adulti e le prime impressioni riportate dal pubblico dei non vedenti risultano altamente positive. La tecnica di insegnamento adottata è stata sviluppata dalla società canadese TECSO, specializzata nella riabilitazione e nel recupero di persone con handicap mediante l’uso di prodotti informatici.

L’istituto Cavazza e l’Unione italiana ciechi, nell’intento di promuovere l’alfabetizzazione informatica dei non vedenti, hanno concordato un programma di distribuzione su scala nazionale che comporterà per tutti gli interessati il versamento di un modesto contributo a titolo di mero rimborso spese.

Con TECSO sono allo studio nuovi corsi interattivi multimediali per navigare in Internet, usare Microsoft Office e per le altre applicazioni software più diffuse.

 

I Centri di Ipovisione

per la riabilitazione visiva

Mario Barbuto intervista il Prof. Renato Meduti

D. Che cosa si intende per riabilitazione visiva e quali requisiti scientifici, tecnici e organizzativi devono possedere le strutture preposte ad attuarla?

Paziente ipovedente è colui affetto da disabilità della funzione visiva anche dopo un trattamento medico-chirurgico e/o una correzione della rifrazione standard e possiede un’acuità visiva inferiore a 3/10 o un campo visivo inferiore a 10°.

La riabilitazione visiva è finalizzata a permettere al paziente ipovedente il massimo sfruttamento del proprio residuo visivo.

I momenti di base sono sostanzialmente due.

Il primo è costituito dalla amplificazione ed attivazione dello stimolo eccitante la retina mediante: l’ingrandimento delle immagini a mezzo di sistemi ottici, la proiezione con sistemi prismatici dello stimolo su are retinee funzionanti, l’elaborazione elettronica delle immagini adeguando il contrasto, il colore, le dimensioni, in base alla tipologia del deficit visivo.

Il secondo, di pertinenza neuro fisiologica, è volto ad amplificare le proiezioni corticali delle aree retiniche residue potenziando nel contempo le sequenze cognitive.

Noi di fatto vediamo col cervello; a livello fisiologico l'occhio trasmette alla corteccia frammenti significativi del mondo esterno rilevati per mezzo di un vero e proprio scanning delle immagini secondo linee guida specifiche.

Questi frammenti inseriti negli ologrammi cerebrali della memoria visiva permettono la ricostruzione cosciente dell’immagine.

Mediante la stimolazione neuronale tali fenomenologie neurofisiologiche possono essere significativamente potenziate grazie alla plasticità cerebrale che permette riarrangiamenti sinapatici. È importante sapere che, anche il cervello anziano mantiene un elevato grado di plasticità.

La combinazione di ausili ottici ed elettronici, di training percettivo-cognitivi e degli assoggettamenti a biofeedback, si dimostra in grado di permettere, nella maggioranza dei casi, risultati importanti con significativi recuperi di autonomia e capacità operativa.

Il training percettivo-cognitivo è poi fondamentale nel trattamento del bambino ipovedente, pe gli permette di raccogliere ed elaborare pezzi di un puzzle visuale incompleto traducendoli in concelti di forme basilari di riferimento su cui inserire le esperienze visive, tattili, uditive successive.

Per bambini da 0 a 4 anni l’iter riabilitativo è quindi significativamente tipizzato e comprende particolari attività integrative:

• Fisioterapia, come contributo per modificare e prevenire gli effetti di ritardi motori dovuti al deficit visivo o ad altri problemi.

• Gioco e stimolazioni basali, finalizzati allo sviluppo globale del bambino attraverso stimolazioni plurisensoriali.

• Musicoterapia.

• Psicomotricità, che pone la centralità sul corpo e sul piacere di viverlo in relazione all’ambiente, attraverso il movimento.

• Idroterapia, come mezzo per conoscere l’acqua e stimolare le capacità psicomotorie.

• Terapia oro-facciale per bambini con problemi oro-facciali senso-motori.

• Baby-massage per facilitare e rafforzare il contatto affettivo tra i genitori e il bambino.

• Orientamento, mobilità ed educazione per una vita autonoma ed una migliore qualità della vita.

• Pet therapy (contatto con animali).

• Tecniche di rilassamento delle mamme.

Le problematiche tecniche ed organizzative di un Centro di riabilitazione visiva derivano dall’apporto coordinato di diverse figure professionali che collaborano all’interno di una équipe multidisciplinare.

Competenza oculistica

Spetta all’oftalmologo la verifica e la definizione del danno visivo: è importante stabilire se si tratta di patologie stabilizzate o evolutive, nonché la sussistenza di patologie associate coinvolgenti in particolare altri organi di senso. In tale evenienza è d’obbligo la richiesta di consulenze mirate.

Competenza psico-pedagogica

Definizione della personalità, delle modalità reattive nei confronti dell’handicap, individuazione delle più proficue modalità di approccio e delle personali esigenze (scolastiche, sociali, professionali, familiari).

Competenza ottico-elettronica

Sulla base delle caratteristiche del deficit visivo scelta degli ausili ottici ed elettronici più idonei.

Competenza informatica

L’apporto informatico è aspetto importante nell’attività di ricerca, informazione ed acquisizione dati e per la realizzazione, elaborazione ed affinamento di software specifici alle necessità dei singoli pazienti ed all’attività del Centro.

Riabilitazione

II protocollo riabilitativo emergente dall’insieme delle predette competenze viene applicato dal Tecnico della riabilitazione e deve comprendere follow up semestrali oculistici e psicopedagogici.

Va precisato che la figura del tecnico della riabilitazione ancora, in Italia, non è stata istituzionalizzata nonostante le sollecitazioni della Comunità Economica Europea.

Nell’attesa che le Università si attivino, è identifìcabile in personale con Diploma di Ortottista Ass. in Oftalmologia. Già nel corso di Diploma l’Ipovisione è materia di insegnamento. Da gennaio 2000 saranno in ogni modo attivati corsi annuali di formazione specifica secondo il protocollo espresso dall’International Society ofLow Vision Research and Rheabilitation.

Documentazione e ricerche

Particolare importanza assume la documentazione e valutazone del lavoro collettivo e dei dati raccolti, quale presupposto di base per l’attività di ricerca.

D. Con le risorse pubbliche disponibili, quali interventi si possono attuare nel campo della prevenzione delle malattie oculari e della riabilitazione visiva, e quali sono le azioni prioritarie da sviluppare?

Le risorse regionali e della comunità europea risultano sostanzialmente adeguate se si segue la filosofìa della creazione di un limitato numero di centri ad elevata efficienza e produttività.

Le azioni prioritarie si individuano nella creazione di strutture guida dotate di strumentazioni e competenze in grado di assicurare protocolli riabilitativi adeguati secondo quanto precedentemente illustrato.

Per quanto riguarda l’Emilia Romagna risulta assai opportuna la istituzione di un Centro di riabilitazione nell’Istituto Cavazza in quanto le problematiche riabilitative vi trovano già ampia rappresentazione a livello clinico e sperimentale e l’Istituto rappresenta un autorevole e noto punto di riferimento nell’ambito della non vedenza e della ipovedenza.

D. Come si può diffondere tra la popolazione una vera cultura della "tutela dei propri occhi" e della riabilitazione funzionale?

L’aspetto prevenzione acquisisce, allo stato attuale delle conoscenze mediche, una validità di sicuro rilievo in patologie importanti quali il glaucoma, il diabete e in patologie età-correlate come la degenerazione maculare, creando prospettive assai suggestive nell’ambito di talune patologie genetiche. Ritengo che un importante contributo, nella prevenzione delle patologie causa di ipovisione, può realizzarsi con una corretta ed appropriata informazione dei medici di base e da questi agli utenti. È necessario che la cultura della tutela visiva sia il più possibile corretta e la mediazione degli operatori tecnici rappresenta una garanzia di acquisizione corretta. Si eviteranno così il diffondersi ed il radicarsi di luoghi comuni e condotte errate quali è pericoloso sforzare gli occhi nella lettura, nel cucito, al video, mentre scarsa attenzione è posta ad esempio agli effetti realmente dannosi della esposizione alla luce solare.

Non si esclude ovviamente l’utilità di promozioni a livello scolastico e in ambienti di lavoro nonché il coinvolgimento di ottici ed optometristi.

La Letteratura Italiana in CD-ROM

Ora anche i ciechi potranno usarla

Mario Barbuto

L’opera multimediale prodotta dall’editore fiorentino D’Anna e distribuita in edicola nei mesi scorsi con il quotidiano La Repubblica, oggi è accessibile anche ai ciechi che usano il personal computer.

Su sei CD sono raccolte oltre trentamila pagine di testi letterari dal 1200 ai giorni nostri, ai quali si aggiungono molti brani recitati dalla voce di Claudio Capone, esecuzioni musicali e inquadramenti storici che rendono l’opera un prezioso strumento per studenti e insegnanti e un piacevole passatempo per gli appassionati di belle lettere.

L’istituto Cavazza ha commissionato alla società MDV ingegneria elettronica lo studio di una interfaccia d’uso accessibile anche ai ciechi, cioè capace di riportare sulla tastiera tutti i comandi che nella versione originale sono impartiti mediante il mouse e che richiedono quindi la percezione del video. Sono state inoltre filtrate e ridotte tutte le immagini e le animazioni che rendevano totalmente inaccessibile la lettura dei testi mediante sistema braille o sintesi della voce, solitamente utilizzati dalle persone non vedenti.

Nel corso del lavoro di adattamento, ha fornito completa e disinteressata collaborazione l’editore Gabriele D’Anna che ha reso così possibile la predisposizione dell’interfaccia accessibile.

Il software aggiuntivo necessario per i non vedenti verrà distribuito gratuitamente mediante il sito internet www.cavazza.it o su CD-ROM che sarà inviato direttamente ai richiedenti. Tale software naturalmente, non sostituisce l’opera originale, ma ne consente la consultazione facilitata, tramite l’impiego di una apposita interfaccia.

Gli interessati dunque, devono possedere la versione commerciale della letteratura italiana in CD-ROM per poter adoperare l’interfaccia accessibile.

VERSO UNA CARTA DEI DIRITTI DEI CITTADINI EUROPEI

Rodolfo Cattani

Nella fase preparatoria del Trattato di Amsterdam fu lanciata l’idea di includere nel nuovo Trattato dell’Unione Europea una Carta dei Diritti (Bill of Rights) dei Cittadini Europei.

Nel marzo del 1996 un Comitato di Saggi presieduto da Maria Lourdes Pintasilgo presentò una relazione sulla necessità di individuare i diritti civili e sociali da incorporare nel trattato.

Nel 1998 il Forum delle Politiche Sociali organizzò alcune riunioni di lavoro per rivitalizzare l’iniziativa a cui collaborano congiuntamente la Piattaforma delle Organizzazioni Sociali Non Governative e la Confederazione Europea dei Sindacati. Nel febbraio del 1999 un gruppo di esperti diretto da Spiros Simitis ha predisposto un nuovo rapporto intitolato Affermare i diritti fondamentali nell’Unione Europea, il tempo di agire. Nel rapporto si afferma che l’individuazione dei diritti fondamentali è basata sulla Convenzione Europea dei Diritti Umani (ECHR) e i diritti dovranno essere esplicitamente enumerati nel Trattato.

La Carta dei Diritti Umani ha un evidente valore simbolico, contribuendo alla trasformazione dell’Unione prevalentemente economica in una Unione con una più spiccata caratterizzazione sociale.

John Wall, Presidente dell’Unione Europea dei Ciechi, in una lettera inviata al Primo Ministro finlandese ha fatto notare che la presenza di una carta dei diritti a cui fare riferimento potrebbe rafforzare gli argomenti in favore dei diritti delle persone disabili per quanto riguarda l’accessibilità dei trasporti, l’accesso all’informazione di provenienza pubblica e privata e i diritti del lavoro. La carta potrebbe comprendere specifici articoli sulla disabilità, che sanciscano la necessità di consultare le persone disabili tramite le loro organizzazioni rappresentative, affinché siano tenuti presenti i loro diritti e le loro esigenze quando vengono adottati provvedimenti relativi al mercato unico e affinché sia rinforzato l’articolo sull’antidiscriminazione.

Nella riunione di Colonia del giugno scorso il Consiglio Europeo dei Ministri ha formalmente deciso di redigere una Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Nelle conclusioni del summit si dichiara:

il Consiglio Europeo ritiene che la Carta dovrebbe sancire i diritti e le libertà fondamentali, nonché i diritti procedurali garantiti dalla Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali e derivanti dalla tradizione costituzionale comune degli Stati membri. La Carta dovrebbe comprendere anche i diritti fondamentali propri dei cittadini dell’Unione Europea. Nel redigere la Carta si dovrebbe inoltre tener conto dei diritti economici e sociali sanciti dalla Carta Sociale Europea e dalla Carta della Comunità Europea sui Diritti Sociali Fondamentali dei Lavoratori.

La decisione prevede la creazione di un organismo composto dai Capi di Stato e di Governo, dal Presidente della Commissione Europea, da Parlamentari europei e nazionali, avente il compito di predisporre una bozza per il summit del dicembre 2000. Il testo approvato diventerà la Carta Europea dei Diritti Fondamentali che potrà essere integrata nel Trattato dell’Unione.

Il 3 settembre scorso il Parlamento europeo ha approvato una bozza di risoluzione presentata dalla Commissione Affari Costituzionali, nella quale si fanno proposte operative per la composizione della Commissione di studio e per le modalità di consultazione e di predisposizione del documento. Il Consiglio, nella riunione del 15 e 16 ottobre scorso, ha concordato la composizione della Commissione che dovrà predisporre la bozza della Carta dei Diritti e le modalità di funzionamento della stessa. La Commissione sarà così composta: i rappresentanti dei Capi di Stato o di Governo degli Stati membri; un rappresentante del Presidente della Commissione Europea; 16 membri del Parlamento europeo; due componenti di ciascun Parlamento degli Stati membri. È prevista la presenza in qualità di osservatori di due rappresentanti della Corte Europea di Giustizia e di due rappresentanti del Consiglio d’Europa, di cui uno della Corte Europea dei Diritti Umani. Saranno consultati il Comitato Economico-Sociale, il Comitato delle Regioni e l’Ombudsman. Altre organizzazioni, gruppi sociali ed esperti potranno essere invitati ad esprimere pareri. Un comitato di redazione predisporrà un testo preliminare sulla base delle proposte pervenute e dopo un’appropriata discussione il testo da sottoporre al Consiglio dei Ministri.

Il Forum Europeo della Disabilità si attiverà per essere parte attiva nel processo di predisposizione della carta, che dovrà sancire anche i diritti fondamentali delle persone disabili. È prevedibile che anche le organizzazioni rappresentative dei diversi gruppi di persone disabili potranno far udire la propria voce, per assicurare che la formulazione degli articoli tenga conto delle specifiche e peculiari esigenze di tutte le tipologie di disabilità.

Una volta approvata, la Carta potrà costituire un importante strumento di difesa dei cittadini europei, che potranno utilizzarla per far valere i loro diritti sia a livello nazionale, sia a livello comunitario. L’inserimento della Carta nel Trattato dell’Unione Europea sarebbe un ulteriore importante passo per creare una solida base giuridica per tutte le iniziative dell’Unione intese a promuovere l’inclusione sociale dei cittadini con disabilità.

IL PRESEPE

DA GRECCIO, NEL MONDO

La solenne festa voluta da San Francesco

Paola Rubbi

Il più piccolo è intagliato nel guscio di una noce; i più grandi occupano un ambiente e contano decine di figurine; ce n’è di cartapesta, di terracotta, di sughero, di porcellana, di legno, di plastica, d’argento, di marmo…

Ma il primo fu vero, vivente: personaggi in carne e ossa che rievocano la nascita di Gesù, in un minuscolo e, allora, sperduto centro del Lazio: Greccio, sulle pendici orientali dei monti Sabini, nella conca reatina. Era il 1223 e S. Francesco d’Assisi, che si trovò a soggiornare nel piccolo borgo proprio nei giorni di Natale, volle solennizzare la ricorrenza facendo rappresentare il grande evento della cristianità da abitanti del luogo. La tradizione del Presepe nacque così.

E mentre a Greccio, negli anni successivi, fra il 1250 e il 1260, intorno alla grotta-cappella veniva costruito il convento, nel mondo prendeva a diffondersi la consuetudine di rievocare plasticamente la Natività.

Anche se, nel tempo Santa Klaus, l’albero di Natale (originari dei Paesi nordici e centro-europei, dove peraltro il Presepio fu molto diffuso, specie in Austria e in Germania) e gli aspetti consumistici della ricorrenza sono venuti ad affiancare (ed anche a spodestare) l’antica tradizione francescana, il Presepio con i suoi significati ed il suo fascino intimistico resta, nelle case come nelle chiese, segno di fede o anche solo di un’epoca particolare dell’anno.

L’esemplare più antico che è pervenuto è quello che si trova a Roma, nella basilica di S. Maria Maggiore, opera di Arnolfo di Cambio, risalente a circa il 1280. A partire dalla seconda metà del XV secolo, il Presepio si diffuse nel Napoletano, in Toscana (bellissimo quello di Andrea della Robbia, nel duomo di Volterra), nell’Italia settentrionale. A Genova, fra il ’600 e il ’700 vengono realizzati Presepi stupendi, composti di statuette lignee finemente intagliate e decorate e, negli stessi secoli, a Napoli, artisti e artigiani di grande abilità creano Presepi molto ricchi e scenografici, di un gusto fastoso che soppianta la tradizione mistica precedente.

Ma quella tradizione resta: negli esemplari che le famiglie realizzano in casa, nelle Natività di certe piccole chiese, nelle rievocazioni viventi che ancora oggi molte comunità e molti paesi organizzano nei giorni del Natale. Tornano - in quel periodo - le bancarelle (famose quelle romane di Piazza Navona, ma, per i bolognesi, altrettanto famose quelle della Fiera di S. Lucia, sotto il portico della chiesa di S. Maria dei Servi) piene di Bambin Gesù, pastori, pecorelle, capanne, stelle comete, Re Magi, cammelli, palme e figurine che rappresentano personaggi vari, dovuti più alla fantasia popolare che alla tradizione cristiana, e che l’evoluzione dei tempi ha spazzato via: la portatrice di anfore d’acqua, il dormiglione, la lavandaia, il venditore di frutti…

Ogni epoca, ogni stile - a partire da quel lontano 1223 - ha lasciato testimonianze anche nel campo dei Presepi. Per Bologna vogliamo ricordarne due: in S. Stefano, lo straordinario gruppo ligneo dell’Adorazione dei Magi, cinque figure a dimensione naturale intagliate nella Bologna del Trecento e dipinte nella bottega di Simone dei Crocefissi; in S. Francesco, il grande Presepio animato, dalla suggestiva e complessa scenografia, ormai antico di due secoli. Attualmente, sempre più spesso vengono allestite mostre di Presepi. Alla spontaneità, all’estro naif, si affiancano l’arte, la tecnologia, l’uso dei materiali più diversi, le più diverse ambientazioni che spaziano dalle grotte-igloo alle stalle d’acciaio, o intrecciate come le capanne africane.

Da Greccio, il Presepio ha conquistato il mondo, è diventato patrimonio di tutte le genti.