innova
innoovazione, unica via per sopravvivere
da voiler 
(inviato in privato da donato taddei
questo articolo racconta il dibattito di grossi nomi italiani alla
presentazione del libro di A lessandro Ovi, direttore della versione
italiana di Technology review, la famosa rivista del Massachuses institute
of technology, Peraltro con una introduzione di Nicholas Negroponte, quello
del notebook da 100 dollari con manovella.
                        Donato

Innovazione, unica via per sopravvivere
di ALESSANDRO LANNI

LA GARA per la sopravvivenza nel mondo prossimo venturo si svolge sul campo
della conoscenza e della capacità d'innovazione. Creare luoghi dove le idee
che cambieranno le nostre vite possano crescere, maturare, essere colte. Una
lezione che hanno imparato subito le grandi potenze orientali che in questi
anni si sono affacciate sul mercato globale e che l'Italia ancora stenta a
fare propria fino in fondo. Un tema serio e quanto mai attuale che è stato
al
centro del dibattito che si è svolto il 27 marzo al Museo della Scienza e
della Tecnologia di Milano per la presentazione del libro di Alessandro Ovi,
Top 20. Le tecnologie emergenti (LUP, pagg. 112, euro 12). L'oncologo
Umberto Veronesi, gli imprenditori Pasquale Pistorio e Francesco Micheli, il
responsabile
ricerca dell'Enel Gennaro De Michele insieme ai direttori di Reset e del
Sole24ore, Giancarlo Bosetti e Ferruccio De Bortoli, hanno discusso con
l'autore
dell'urgenza di un cambio di rotta radicale che rilanci il nostro paese nel
mercato delle idee e della creatività. Perché solo grazie a investimenti
sulla
creatività può alimentarsi il circolo virtuoso tra ricerca scientifica,
tecnologia, mercato e sviluppo sociale. Come hanno inteso bene Cina, India,
ma
anche Corea del Sud e Thailandia, che si sono lanciate nella knowledge
economy, esportando cervelli nel mondo e attirando in patria le imprese di
punta
nel mondo dell'innovazione. Mai sentito parlare, per dirne una, della nuova
Silicon Valley di Bangalore, India?
Ovi surfa con acume sui cambiamenti in corso nel mondo delle tecnologie
all'avanguardia. È di casa al Massachussets Institute of Technology, dirige
l'edizione
italiana di Technology Review, la prestigiosa rivista pubblicata dal Mit. In
questo libro sintetizza il lavoro che ogni anno la redazione di TechRev
compie
su centinaia di ricerche all'avanguardia nel mondo. Ne ha pescate venti che
per il loro carattere visionario e innovativo sono destinate a cambiare le
nostre vite. Per ognuna, Ovi segnala il ricercatore o il team che hanno
avuto una funzione trainante per mettere a punto l'idea e la sua
realizzazione.
Alle quali ha aggiunto in appendice i TR100, i cento giovani ricercatori più
coraggiosi in circolazione. Intrecciando le tre categorie - Bio, Nano, Info
- ne esce fuori un quadro sorprendente del futuro che ci aspetta. In primo
luogo, il realizzarsi concreto di quel sogno della fantascienza fin dagli
albori
dell'abbattimento del confine tra naturale e artificiale, tra biologico e
tecnologico.

Il volumetto di Ovi è arricchito da una prefazione di Nicholas Negroponte
che mette a fuoco alcuni aspetti importanti sulla logica dell'innovazione
tecnologica.
Innanzitutto, la serendipity non è programmabile. Non lo è per definizione.
Eppure, sostiene Negroponte, bisogna lavorare proprio per creare contesti
nei
quali, paradossalmente, aumenti la possibilità di scoperte casuali. Luoghi
(fisici o virtuali) nei quali alla routine che omologa va contrapposta la
libertà
che genera creatività. Sono gli ambienti nei quali non si vive l'oppressione
della produttività quelli dove nascono le idee migliori. Come al Googleplex,
la factory del celebre motore di ricerca, dove ogni dipendente può dedicare
una parte dell'orario di lavoro a elaborare idee, progetti completamente
slegati
dalla propria attività.
«L'innovazione è inefficiente». E per questo funziona, perché prende vie
laterali per affermarsi, sbocciando grazie alla pazienza con cui si riescono
a
mescolare le culture e i punti diversi proprio per vederne nascere uno
nuovo. In questi ambiti, è necessario dare ascolto e parola ai giovani,
spiega Negroponte.
Per carità, è giusto tutelare e valorizzare il contributo che gli anziani
possono dare alle nostre società. Ma la gerontocrazia è un peso per lo
sviluppo
dell'innovazione. «In molte culture, - scrive Negroponte - si attribuisce
troppo prestigio all'età. Si considera l'esperienza più importante della
fantasia».
Gli incarichi professionali vengono assegnati in base alla carta d'identità
e questo è l'esatto contrario di quello che può servire allo sviluppo.
Perciò,
largo ai giovani.

Un aspetto che salta all'occhio nel leggere il libro di Ovi è la pressoché
assoluta mancanza di italiani nella hit parade dell'innovazione. L'Italia,
come
ormai si dice anche nei bar, se non sarà in grado di emergere e far emergere
le menti più brillanti, le idee migliori è destinata a retrocedere nella
graduatoria
dei paesi al vertice dell'economia mondiale.
Un solo nome italiano tra gli innovatori di punta di questi anni. Si tratta
dell'informatico Massimo Marchiori dell'Università di Venezia. Nient'altro,
nessuno che possa farci sperare nella nostra capacità inventiva, in quella
creatività che fino almeno al XIX secolo ci vedeva in prima fila nella
comunità
internazionale dei ricercatori.
Ma c'è un altro dato, forse anche più significativo, che dovrebbe farci
riflettere sulla china che ha preso la ricerca di alto livello in Italia.
Nelle
decine di ricerche segnalate da Ovi, non compare (a parte quella veneziana)
nessuna istituzione di ricerca del nostro paese. Né un'università, né un
centro
di ricerca (pubblico o privato) e neanche il Cnr, sempre più emarginato
dalle scelte politiche e dalla mancanza di finanziamenti. Caso? O
inevitabile declino
verso la marginalità? Uno dei grandi limiti italiani è proprio la difficoltà
ad attrarre giovani studenti, ricercatori in erba dall'estero per farli
crescere
e lavorare da noi. Per una Yuqing Gao, che sta lavorando in California a un
software per la traduzione di qualsiasi lingua, e Srinidhi Varadarajan, che
sempre negli Usa con pochi soldi ha costruito il terzo computer più veloce
al mondo, ci sono decine e decine di cinesi, indiani, coreani ma anche
russi,
greci ecc. che popolano e arricchiscono le università americane e non solo.
Da noi nulla. Ci affliggiamo, giustamente, per la "fuga dei cervelli" dalle
nostre aule universitarie ma troppo poco ci preoccupiamo per la difficoltà
che abbiamo a "importare" menti creative dall'estero, a moltiplicare i punti
di vista, ad accogliere la diversità, alla creazione di uno sguardo meticcio
che sappia vedere le novità, secondo la ricetta di Negroponte e che il libro
di Ovi racconta in maniera significativa.
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