incucin5
l'arte e la cultura del ragu'
corso interattivo di cucina  di pino romagnoli
 a)il contributo stimolo di pino romagnoli;
b)considerazioni di un trapiantato;
c)la prossima lezione.
***

a)il contributo stimolo di pino romagnoli

         tra le ricette ce n'e' una che, almeno a mio avviso, rispecchia
molto
    la vecchia Napoli e tutte le volte che la leggo immagino di essere per i
    vicoli di Napoli ed inebriarmi di quei profumi. Leggete e poi vorrei i
    vostri commenti.
   
                 Il ragu' .

   
               Spiegare "il ragu'  è, secondo me, molto  piu' difficile che
    descrivere, ad esempio; la gloriosa battaglia di Lepanto, o i Moti di
    Masaniello. Comunque,  proverò ad essere chiaro e spero di riuscire a
farmi
    comprendere.
          Io penso che non ci sia migliore introduzione per questo tipico
sugo
    napoletano, che trascrivere quella simpaticissima poesia di Giuseppe
  Marotta
   
    ad esso dedicata, che fu stampata in quel suo delicatissimo volumetto
"Le
    Canzoni".
   
                 'O ragu'
il ragu'

   
         A me dateme 'o ragu':
datemi il ragu'!


         ca fa sempre dummeneca.
che fà sempre domenica
(senza il ragu' non è domenica, non è festa!)
         Datemello ncopp' a 'll asteco
datemelo sul lastrico solare

         d' 'e rampe d' 'o petraro
sulle scalinate diroccate di pietra

          atte  arriva 'nu sci--sci-
dove arriva uno sc sc.. (leggero sibilo)

         ca pare ,e fronne
come lo stormir del vento tra le foglie

         ma songo 'e voce 'e Napule Ca saglieno,
sono le voci di napoli che salgono!

         stanche 'e sagli'
stanche di salire
(quindi molto lentamente come con fatica)

   
   
   
         N'ombra 'e glicine 'ncopp 'a tavula
un'ombra di ? sul tavolo

         tocca e nun tocca 'o piatto.
sfiora il piatto

         Chi ll'ha fatto
          stu zuco 'e rre? 
questo sugo degno di un re?

         Tu, Maria, tu.
proprio tu maria?

         Assettammoce. Padre, Figlio
         e Spirito Santo, amen.
sediamoci nel nome del padre, del figliolo e dello spirito santo!

         Che profumo, ah che delizia.
che profumo e che delizia!

         Neh, mari', posa 'a furchetta!
su, maria posa la forchetta!
(non essere impaziente)

         Aspetta.
         Passammoce 'a mano p' 'a cuscienza.
facciamoci un esame di coscienza.

         Io te voglio bene, te so' fedele.
         E tu?
         Pienzece: simmo degne 'e stu ragu' 
pensaci! Siamo degni di questo ragu?

   
               Anche Eduardo De Filippo, nella commedia "Sabato, Domenica e
    lunedi' volle dare una sua ricetta del ragu' napoletano.
          E come non ricordare quanto scrisse Mario Stefanile su questo
    vaghissimo simbolo della  piu' alta mitologia culinaria. Io non posso
 trascurare     quanto scrisse l'amico scomparso nella scherzosa descrizione che fece
del
ragu'     in partenope in cucina, in un piccolo volume, che quanti si accingono ad
    addottorarsi in cucina napoletana dovrebbero leggere.
   
   
          Colgo anzi l'occasione per ricordare l'amico e questa sua operina
  che
    si  esauri' in brevissimo tempo.
               L'odor di  ragu' festeggia le felici nozze fra il pomodoro,
    distrutto nel tegame con la cipolla soffritta e il bel "filetto" di
carne
  di
   
    manzo, lievemente lardellato, e i maccheroni sui quali  pioverà la bianca
    cascata del pecorino piccante o del parmigiano robusto.
          Ogni casa napoletana lo esala, quest'odore che si leva come una
    bandiera, non appena da una comune salsa rossa per condirvi alla meno
  peggio
     i
    maccheroni, ma da una raffinatissima, lentissima, perfetta invenzione
    gastronomica: e a sorvegliare il tegame di creta che su esiguo   fuoco
sobbolle     e crepita,  è chiamato di solito il menbro  piu' anziano della famiglia,
  dalla
    lunga esperienza e dalla perfettissima calma, che sa attendere ore e ore
  che
   
    la carne, ben cotta e benissimo insaporita, ceda al suo sugo ogni sua
piu'     lieve e segreta fragranza, rosolandosi, bruciandosi, cuocendosi fino a
    diventar tenerissima, mentre la salsa si raddensa, si scurisce, perde
ogni
    asprezza e ogni crudezza, si fa ricca, vellutata, morbida, pingue: tale
    insomma da poter sovranamente condire i maccheroni che ora, appena tolti
    dall'acqua dove hanno acquistato la loro elastica mollezza di quel sugo
si
    bagnano, s'intridono, si nutrono e di quel sublime odore . l'odor delle
    mattinate domenicali di Napoli! - si vestono.
   
   
   
   
          Una follicolina di basilico, tolta appena dal vaso sul balcone, su
    quel rosso fumante piatto di  ragu', sui grossi ziti, sui  piu' esili
 perciatelli,     sui bocconcini soffici che sono strozzapreti di q quaggiu' (non gnocchi,  seppure 
    somigliano, ma  piu' lievi e insieme  piu' consistenti, con  piu' semola).
          Son trecento anni, saranno trecento secoli che l'odor di ragu' 
offre
  e
     offrirà il benvenuto odoroso di Napoli all'appetito di ogni forestiero.
          Il Cavalcanti fu il primo a consigliare di cucinare la carne nel
    pomodoro per poter condire i maccheroni con il sugo. La sua ricetta  però 
  non
   
    rassomigliava molto al  ragu' dell'inizio di questo nostro secolo, in
quanto
 era     una specie di stufato di carne.
     Sarà bene dir subito che il  ragu' non  è un piatto facile e che per di
piu',     richiede una lunghissima cottura, il che  già di per sè, oggi è un
handicap,
     poichè tutti abbiamo molto poco tempo da perdere.
          Nella maggior parte delle famiglie, quindi, si chiama "ragu'" un
sugo
    di pomodoro nel quale abbia cotto della carne.
          Il vero  ragu'  è quello che si mangiava nelle case delle nostre
nonne,
    e che ancora si mangia in casa di qualche buongustaio appassionato. E'
un
    piatto piuttosto complesso, che avrebbe bisogno di ingredienti vari e
non
    sempre facili a trovarsi. Fra questi, ad esempio, la conserva di
pomodori,
 un     concentrato ristrettissimo che si faceva d'estate, asciugando al sole il
 sugo     dei pomodori.
   
   
   
          Questa spremuta di pomodori ben maturi, soltanto salata, veniva
    esposta al sole nei giorni  piu' caldi dell'anno, fra agosto e settembre,
in
    grandi piatti, in modo che raggiungesse uno spessore non superiore ai
  cinque
     -
    sei centimetri. Bisognava poi mescolarla di tanto in tanto ed aver cura
di
    riportarla in casa a sera  perchè non prendesse l'umido della notte.
          Quando era ben asciutta, la "'a conserva" veniva messa in un vaso
di
    creta e coperta con foglie di fico.
          Non ne riporto la ricetta  perchè ritengo che a nessuno verrebbe in
    mente di farla, oggi, tranne che a qualche signora anziana che ha
  mantenuto
    questa abitudine, ma si  potrà sostituirla con del concentrato molto
 ristretto           Sarebbe preferibile iniziare questa preparazione il giorno
    precedente, in modo da non essere costretti ad un'alzataccia, in quanto,
  per
   
    regola, il  ragu' dovrebbe cuocere per circa sei ore.
          La pentola di prammatica sarebbe il tegame di creta, largo e
basso,
    ma va altrettanto bene un tegame di alluminio o di acciaio. Per rigirare
  il
     ragu' vi fornirete di una cucchiarella di legno.
          Questo  ragu', preparato dal giorno prima, veniva chiamato "'o  ragu' 
d'a
    guardapurtone", e vi  spiegherò cosa ci entri il portiere.
          Per comprendermi dovete ritornare indietro a quando ancora si
    cucinava col carbone,  poichè non tutti avevano il gas di  città e non
 esisteva     il gas liquido.
   
   
   
          Allora, tutti i palazzi avevano un portiere, che a quell'epoca era
  un
    vero cerbero che non permetteva a nessuno di passare senza essersi bene
    assicurato della sua  identità Essendo costretto a sorvegliare
l'ingresso,
    quindi, il portiere, o la portiera, quando aveva da cucinare qualcosa di
    lungo, lo faceva sulla fornacella portatile, fuori della guardiola.
          Il  ragu', allora, anche nelle famiglie meno ricche, almeno la
  domenica
    era di prammatica, e quindi il sabato pomeriggio la portineria era
invasa
 dai     profumi della carne soffritta, del pomodoro, del basilico e del vino
  rosso,
    al
    cui fiasco il cuoco-portiere attingeva qualche sorso frettoloso, quando
    pensava di non essere visto.
          L'odore di  ragu', come ho  testè ricordato con le parole di Mario
    Stefanile, invadeva tutto il palazzo e se il guardaportone faceva il suo
    mestiere in una strada molto stretta, si propagava anche oltre.
          Questa scenetta popolaresca era molto comune,  poichè anche nei
bassi
    ci si cimentava col  ragu', specialmente il sabato. La sera lo si tirava e
  il
    giorno dopo lo si faceva "pippiare", ossia, lo si faceva sobbollire a
  fuoco
    lentissimo  finchè la carne fosse stracotta.
          Gli ingredienti per il  ragu' possono essere variati, secondo il
gusto
    o l'occasione. Se serve soltanto il sugo per condire la pastasciutta si
    possono utilizzare nervi, grassi e ritagli di carne di seconda scelta.
Se
    invece si vuole anche il secondo piatto,  bisognerà comprare dei buoni
  pezzi
    di
    carne. Ancora meglio  riuscirà il nostro  ragu' se lo farete con carne
mista.
   
   
               Ingredienti: girello o prosciutto di maiale un chilogrammo;
    cipolle grammi 350; conserva di pomodoro grammi 200; concentrato di
  pomodoro
   
    grammi 400; sugna o olio grammi 200; gallinella di maiale o
  "tracchiulelle"
    (piccole costolette di maiale) 6; vino rosso, possibilmente Gragnano,
 quanto     basta) circa un litro.
               Vi  è una prima fase di preparazione, come si cantasse il
Vespro
    prima dell'introito, per la celebrazione di questo sacro rito. Questa
 consiste     nel legare il pezzo di carne, qualora non ve l'abbia  già preparato il
  vostro
   
    macellaio che, in questo caso, prima di raffrenare il pezzo di carne con
  la
    cordicella  potrà anche provvedere a contornarlo con piccole trance di
    pancetta.
          Poggiate quindi la carne sulle cipolle tritate e sul condimento, e
    mettete la pentola sul fuoco a calore medio. Carne e cipolla rosoleranno
    insieme: la prima  comincerà a fare la sua crosta scura, a chiudersi,
come
    dicono al Nord. Le seconde devono appassirsi senza bruciare. Per
ottenere
    questo risultato dovete restar  là inchiodati vicino al fornello, tenervi
    sempre pronti col mestolino di legno, ed innaffiare con due dita di
 bicchiere     di vino appena vi sembra che il contenuto della pentola possa bruciare.
          Le cipolle si devono, come si dice nel linguaggio tecnico,
    consumare; devono  cioè quasi scomparire. Quando la carne  sarà diventata
di
 un     bel colore marroncino tutt'intorno,  sarà venuto il momento di mettere la
    conserva, che cercherete di sciogliere nel grasso col cucchiaio di
legno.
   
          Non stancatevi mai di rigirarla e, se per fare questo mestiere la
    carne dovesse darvi fastidio, potrete anche temporaneamente accantonarla
o
    toglierla dalla pentola. Vedrete che man mano il grasso  verrà in
  superficie
    e
    la conserva  diverrà sempre  piu' scura. Quando  comincerà ad attaccare sul
 fondo     della pentola, tiratela col vino, o se questo fosse terminato, con poca
 acqua,     e cominciate poi pian piano ad aggiungere delle cucchiaiate di
concentrato
 di     pomodoro.
          Mentre la conserva  è  già scura dall'inizio, il concentrato, che è 
di
    un rosso vivo, deve anch'esso scurirsi come la conserva. Utile
aggiungere
 che     questa fase comporta circa tre ore di lavoro dall'inizio. Quando avrete
 finito     col pomodoro, rimettete nella pentola la carne che avevate tolto per
poter
    meglio rigirare, aggiungete acqua fino a coprirla. Assaggiate se il sugo
è     giusto di sale e, se manca, salate e pepate.
          Ponete il coperchio sul tegame senza chiuderlo del tutto, in modo
  che
    resti un piccolo sfiatatoio e, non appena il pomodoro  avrà ripreso il
  bollo
    mettete il fuoco al minimo, in modo che il  ragu' possa "pippiare" ossia,
    bollire a malapena.
          Soltanto ora, finalmente, potrete allontanarvi dalla pentola, e
     basterà che diate uno sguardo di tanto in tanto per assicurarvi che il
  sugo
    non si addensi troppo e che non "attacchi" sul fondo.
          Man mano che la carne si cuoce,  è consigliabile sollevarla dal
sugo,
    in quanto le "tracchiulelle" cuoceranno molto prima del grosso pezzo di
 manzo     o di maiale.
   
   
          Tenete  però sempre presente che la carne a  ragu' deve essere molto
    cotta, e quindi le tracchiulelle saranno cotte quando cominceranno a
    distaccarsi dalle ossa, ed il pezzo intero quando la forchetta vi
penetrerà     con estrema  facilità 
          Fate quasi raffreddare la carne prima di affettarla e rimettetela
  poi
    nel sugo, in modo da servirla ben calda.
          Con questo sugo potrete condire zitoni, paccheri, regine, penne,
    fusilli, orecchiette, cannelloni, gnocchi, insomma preferibilmente pasta
    grossa, e la famosa lasagna alla napoletana.
          Io vi consiglio gli zitoni lunghi da spezzare, togliendo gli
  archetti
    che serviranno, con la "minuzzaglia", da mischiare ai fagioli o alle
  patate.
   
          Per contorno sono da preferirsi i "friarielli" (cime di rape
amare)
    saltati in padella, con aglio, olio e peperoncino e, come vuole la
 tradizione,     a crudo.
  -  -     -  -  Torino:  venerdi', 26 - marzo / 1999.
              Da "A Napoli si Mangia cosi'"di Vittorio Gleijeses.
          Nota: non  è stato semplice per me riscrivere questo lungo
paragrafo,
    ma credo interessi, grazie all'amica Maria di Volla (Napoli), a diverse
    persone interessate a migliorarsi in cucina.
n.b.
la traduzione della poesia all’impronta è stata effettuata da mario palma


osservazioni provenienti dalle liste
fernanda flamini
ho letto con interesse il messaggio sul ragù... pensare che ero convinta 
che fosse una preparazione tipica Romagnola!
Io sono una mezzo-sangue romagnola (come denota il mio cognome) e potrei 
darti la ricetta del ragù che mi è stata insegnata dalla mia zia Forlivese:

Per condire 1/2 chilo di pasta o gnocchi

200 gr. macinato misto (che includa anche maiale)
1 cipolla 1 carota 1 gambo di sedano
1/2 tubetto di concentrato di pomodoro
1 bicchiere di vino rosso
sale, burro e olio
---
preparazione:
Mondare la carota, la cipolla e il gambo di sedano, privando quest'ultimo 
delle foglie. Tritare il tutto molto finemente (con il robot da cucina o, 
meglio ancora, col tritino a mano per il prezzemolo) .
Rosolare il trito aromatico in olio e burro (in origine andava lo strutto, 
ma non è facile da reperire) finchè non comincia ad aderire leggermente al 
fondo del tegame. Aggiungere la carne macinata e farla rosolare, mescolando 
spesso. Quando la carne comincia ad aderire al fondo del tegame, bagnarla 
col bicchiere di vino rosso.  Una volta evaporato il vino, proseguire la 
cottura, sempre mescolando,  aggiungendo il mezzo tubetto di concentrato di 
pomodoro, aggiustando di sale e aggiungendo acqua quanto basta perchè il 
sugo non attacchi. Proseguire così, mescolando in continuazione,  per 4 
ore, continuando ad aggiungere acqua solo quando la carne comincia ad 
attaccarsi al fondo del tegame, e solo quanta ne basta per evitare l'aderenza.

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Poichè la preparazione richiede tanto tempo, io solitamente ne preparo una 
quantità per un mezzo esercito (il tempo che ci metto è sempre quello) poi 
lo congelo in porzioni da 2-3-4 etti di pasta.
b)considerazioni di un trapiantato
(donato taddei)
donato taddei

  Considerazioni sul ragu' da un trapiantato
  per me e' come il vesuvio che fuma, le canzoni di Roberto Murolo, l'arte
di
  Eduardo e di Toto': una immagine oleografica, da cartolina,  ormai lontana
  dalla realta', appunto bella e letteraria per questo.
  Non sono nemmeno sicuro di aver provato il ragu' originale: ne ho sentito
  declamare versioni differenti e qualcuno perfino troppo preziosista.
  Mi piace pero' quella cosa che gli somiglia, che ha un gusto specifico.
  Al centro-nord viene comunemente appellato ragu' una salsa di pomodoro con
  l'aggiunta di concentrato con carne tritata.
  Quella stessa cosa all sud viene altettanto impropriamente chiamata
  bolognese.
  Stessa cosa per la braciola che al centro-nord e' carne alla brace e da
noi
  ' l'involtino con lo spago, magari cotto in salsa di pomodoro.
  ,.
  Quello che invece mi fa impazzire nei vicoli di Napoli, e' lodore di un
  altro primo chiamato qui al solito impropriamente "genovese", che qui e'
  quasi una variante del ragu', in cui la carne viene tirata con molta
cipolla
  e vino, ovviamente rossissima come a Genova nessuno si sogna di fare.
 
 
  Chissa' se a Parma la "parmigiana" e' rossa o bianca?
  Dubito pero' molto che la profumano con abbondante basilico.
 
  A  proposito di basilico:
  sapete che nellapenisola balcanica lo portano sulle tombe come da noi i
  crisantemi?
 
 
  E i zucchini alla "scapece", cioe' fritti con aceto e menta viaggiano per
  l'italia sotto altro nome?
  ,
  Anche la puttanesca e' molto semplice e buona; parlo della nostra versione
  con le olive nere piccole  i capperi.
  Altro che l'omonimo papocchio che siincontra nelle catene di fastfood.
 
  Sarebbe divertente  trattare piatti regionali come ipizzoccheri alla
  valtellinese, la bagna cauda,  il risotto alla milanese ecc. e vedere
magari
  come i trasformano e si snaturano andando in giro.
 
 
  Eccovi la ricetta cosiddetta "calamari alla greca" che pero' non ho mai
  sentito si fa in Grecia dove i calamari se li arrostono, friggono,
seccano,
  tutto tranne che questo:
  Con quella conquistai la moglie che allora non sapeva cucinare e rimase
  molto incantata della mia biita', peraltro abbastanza scarsa.
 
  Tagliare i calamari a listelli, od anche ad anelli;
  soffriggere uno spicchio di aglio  in olio un po piu' abbondante,
aggiungere
  i calamari e mezzo limome.
  Coperchiare per una decina di minuti, aggiungere prezzemolo assaggiando;
  lasciare  sul fuoco fino alla giusta cottura, in genere altri 5-10 minuti.

***
c)la prossima lezione
l'argomento della prossima lezione concernerà come prepararsi una fettina in padella.
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