audiol
L'audiolibro che non c'è
Fonte: Il Sole 24 Ore




16-01-2006



Gentile Chiara Somajni, sono anch'io come lei un appassionato di audiolibri 
(oltre a partecipare alla loro produzione, come «donatore di voce» per il 
Centro
internazionale del libro parlato, una Onlus che si rivolge agli ipovedenti).
Purtroppo, come lei sa, la disponibilità di audiolibri è praticamente nulla 
in italiano (mentre in francese e inglese ne esistono cataloghi vastissimi,
dai quali si può attingere anche via Internet).
Condivido pienamente la sua idea (indicata su «Domenica» dell'8 gennaio, 
ndr.): la Rai potrebbe utilmente mettere in commercio, oppure rendere 
scaricabili,
i suoi archivi di lettura; segnalo, oltre a «Ad Alta Voce» , anche le 
bellissime «letture integrali a più voci», fatte qualche anno fa all'interno 
del
programma pomeridiamo «Lampi» che veniva trasmesso su Radio3. (Queste 
letture erano, a mio avviso, di qualità ancora superiore a quelle di «Ad 
Alta Voce»,
e non erano interrotte da stacchi musicali).
Ho cercato più volte di sollevare l'interesse della Rai per una iniziativa 
del genere, e ho contattato più volte le strutture di Radio3, ma senza 
risultati
né risposta. Speriamo che l'appello dalle pagine del «Sole», possa avere 
maggior successo...
Pur non essendo un grande esperto di informatica, segnalo che, con l'uso di 
un semplice programma chiamato Audacity, ed essendo preferibilmente dotati 
di
una connessione a larga banda, è possibile scaricare le letture di «Ad Alta 
Voce» dal sito Rai.

Paolo Fiorilli
***
16-01-2006

Fonte: Il Sole 24 Ore

L'offerta di audiolibri in italiano è in effetti sconfortante

Pochissimi gli editori disposti a scommetterci, scarsa presenza di libri di 
autori contemporanei, qualità di lettura incerta. Spiccano piccoli progetti
come quelli di Crocetti (che ha raccolto su cd alcune letture di poeti 
contemporanei, interpreti di se stessi) e Full Color Sound (che ha prodotto 
una
piccola serie di audiolibri affidata a interpreti di pregio, come Sandro 
Lombardi o Marco Paolini), nonché qualche iniziativa dedicata ai più giovani 
(compreso
Harry Potter, proposto da due case editrici musicali, la Atlantic e Object 
Music Club). Per il resto prevalgono i classici, magari un po' zen, come la
sezione del Narratore dedicata alle " Visioni del mondo", con selezioni che 
parrebbero riferirsi al solo pubblico degli ipovedenti. Collezioni più 
consistenti
sono naturalmente quelle sviluppate negli anni dai centri che agli 
ipovedenti sono espressamente dedicati (www. uiciechi. it, www. 
libroparlato. org),
ma questi ancora non si sono messi nell'ottica di raggiungere un pubblico 
più vasto, e per ora offrono solo cd e cassette in prestito.
A frenare l'intraprendenza degli editori è evidentemente una questione di 
numeri: al di là della passione di persone come Paolo Fiorilli o Giuseppe 
Cipriano,
un altro lettore, in quanti, tra coloro parlano l'italiano, sarebbero 
interessati agli audiolibri al punto da spendere dei soldi per acquistarli? 
Personalmente
credo che questa domanda sia ingannatrice. Porta a conclusioni affrettate e 
drastiche, basate sul fatto che gli italiani sono pochi, e per di più 
consumano
poca letteratura. In tale calcolo si tende probabilmente anche a 
sottostimare il tempo mediamente trascorso in macchina o sui mezzi. Ma è 
lecito chiedersi
se l'esplosione dell'offerta di file sonori parlati in rete in lingua come 
l'inglese o il francese ( registrata anche dalla Fiera di Francoforte, che 
dopo
aver sperimentato una sezione sugli audiolibri prodotti in tedesco, lo 
scorso anno l'ha aperta all'editoria internazionale) non sia indice di un 
mutamento
più profondo. Sono cambiati i formati di registrazione, che consentono oggi 
di comprimere i file sonori (le letture di Radiotre in formato Mp3 
potrebbero
stare su un unico cd); si sono moltiplicati i canali di vendita, per cui non 
è più necessario sostenere i costi della distribuzione "fisica", ma ci si
può affidare a Internet; stanno mutando anche i ritmi di vita, sempre più 
fluidi, spezzettati, sregolati, tant'è che in questi ultimi anni si è 
registrato
un ritorno di interesse per l'ascolto radiofonico.
Se poi allarghiamo lo sguardo al di là dei libri tradizionali, lo scenario 
si fa intrigante: Audible. com fornisce ad esempio (tra l'altro) le versioni
audio del «New York Times» e del «Wall Street Journal» ; dal luglio dello 
scorso anno «Slate» offre una selezione di articoli in formato audio, 
diffondendola
via podcasting, e come «Business Week» distribuisce in questo modo 
regolarmente dibattiti su temi d'attualità. In Italia è ancora una volta « 
Repubblica
» (con articoli, racconti e interviste scaricabili) a distinguerrsi per 
intraprendenza. Queste iniziative lasciano intravedere nuove modalità di 
consumo
del " suono parlato", che poggiano sul cambiamento degli stili di vita: 
stiamo diventando sempre più " poliattivi" (multitasking), svolgiamo spesso 
contemporaneamente
attività diverse, alcune delle quali compatibili con l'ascolto di una voce.
Un ultima nota: è vero, è possibile salvare le letture di Ad alta voce. Ma 
per farlo occorre una certa dimestichezza tecnologica, sapere dove finiscono
i file che scarichiamo per ascoltarli, o sapere che esistono programmi che 
fanno questo per noi. Questo laborioso processo potrebbe facilmente essere 
sostituito
da un progetto commerciale, se non proprio gratuito, con beneficio degli 
ascoltatori e della Rai.

Chiara Somajni
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