vissuto
Un ragazzo di campagna over 50 con la Musica in testa e un Medico nel cuore
"A TUTTO CAMPO"con Silvano Pasquini, Presidente nazionale M.O.L.C.E.S.
a cura di Mario Palma
"Colmare lo svantaggio - sulla via del realismo, con umiltà, a cavallo
dell'utopia"
d1
chi è Silvano Pasquini?
r.
Mi considero un "ragazzo" di 53 anni (uomo è una parola, per me, troppo
impegnata). Provengo dalla campagna toscana, e più precisamente da
Altopascio, in provincia di Lucca. Amo la vita sopra ogni cosa, sono un
cultore dell'ordine e del "bello" in generale, ho attenzione e rispetto per
le difficoltà
e la "diversità" e mi sento particolarmente impegnato alla ricerca del
"meglio" per me e per gli altri.
d.2
cosa fà nella vita Silvano Pasquini e cosa avrebbe fatto se non fosse cieco?
r.
Vivo a Milano, insegno Educazione musicale in una Scuola (ex dell'Istituto
dei ciechi) ad Orientamento musicale, svolgo militanza politica e sono
Consigliere di Zona, eletto nelle Liste del Partito dei Comunisti italiani.
Mi piacciono molte cose e, onestamente, mi è difficile dire con certezza
dove mi avrebbe condotto la vita senza l'handicap della vista. avrei potuto
fare il contadino, alla cui saggezza di fondo sono rimasto profondamente
legato, oppure, il medico, dalla cui professione mi son sempre sentito
attratto, con un po' di invidia e tanta ammirazione.
d.3
Sei anche dirigente dell'associazione m.o.l.c.e.s..
Ma già sento il venticello qualunquistico e mormoratore insinuare:
L'ennesima associazioncina personalistica per rastrellare un pò di
contributi pubblici !
r.
Fortunatamente, posso rispondere che, se mai, di soldi ce ne ho messi tanti,
e tutti a fondo perduto. Per le sue finalità e i suoi principi, infatti, il
m.o.l.c.e.s. si avvale solo del contributo dei suoi aderenti, degli
eventuali simpatizzanti e di chiunque, Ente o persona, ne conosca e
condivida le sue finalità. Addirittura, tanti anni fa, una lotteria
organizzata a livello locale, rischiò di provocare una spaccatura insanabile
all'interno del Movimento.
d4
Leggo e Ho sempre letto attentamente gli interventi tuoi e di Marcuccio su
lista vista che tante polemiche hanno innescato.
Vi vedo come novelli Lutero e Savonarola decisi a trasformare la
tifloItalia da cattolica in protestante. Ma laddove c'è stata la
controriforma senza esserci stata prima la riforma!
Voglio dire, fuor di metafora, che davvero c'è bisogno di una
rivoluzione"copernicana" culturale profonda.
Perchè, ad esempio, (malinconica previsione!) dopo il ventennio di Tommaso
Daniele alla guida dell'unione ciechi è molto piu' probabile che succeda un
clone del casertano piuttosto che assistere ad una discontinuità
nell'indirizzo politico.
r.
Sarà bene, anzitutto, precisare che non sentiamo affatto la necessità di
essere il "contraltare" dell'Unione Ciechi e dei suoi dirigenti. Abbiamo al
nostro interno un buon potenziale tiflopedagogico, che non ha la pretesa di
possedere i segreti della Verità, ma che rivendica, però, rispetto e pari
opportunità di confronto con quelli delle Istituzioni, per competenza o per
tradizione, maggiormente riconosciute e blasonate.
Sicuramente, il successore di Daniele assomiglierà più a Daniele che a
Pasquini, anche se sono convinto che dell'assottigliamento della base e del
consenso politico, in via Borgognona, ne dovranno cominciare a prendere atto
fin da subito, se
non vogliono che la perdita si trasformi in emorragia e che il progresso
delle persone non vedenti si sviluppi solo all'esterno dell'Associazione.
Sarebbe una vera tragedia, perchè è molto meglio pensare ad una "spaccatura"
politica sulla via delle stesse finalità, anzichè una "spaccatura" sociale
sugli obiettivi da raggiungere.
d5
Personalmente sono persuaso che, al di la' del venticello mormoratore di cui
sopra, profondamente nella base non si vuole che le cose cambino.
Ti faccio l'esempio della legge 68\99 (il nuovo collocamento per i disabili)
Poteva, se applicata,(cominciare a) davvero essere un ottimo strumento per
perseguire l'effettiva integrazione lavorativa del disabile.Ma le pp.aa. e
le aziende private erano tenute a precisi adempimenti a cui si sono
sottratte e nessuno ha protestato.
A che ci servono le buone leggi se poi non abbiamo nè la forza nè la voglia
di renderle operanti?
r.
Forse, più che la base, è il vertice interessato a che le cose non cambino.
Produrre integrazione vera, per chi opera al mantenimento di un qualsiasi
potere, è un pericolo reale, poichè essa, normalmente, dovrebbe condurre
alla riqualificazione delle Strutture comuni, affinchè assolvano anche ai
nuovi bisogni e, soprattutto, laddove si nascondono interessi economici o,
semplicemente, presunte difficoltà a gestire e cogestire il "nuovo", ciò
rappresenta una "palla al piede" tutt'altro che facile e opportuna da
giocare".
Ci vogliamo, ad esempio, chiedere perchè, l'Unione Ciechi non interviene con
la sua Autorità, con la sua competenza e con la sua vera delega di
rappresentanza in materia, nella questione, a dir poco, vergognosa
dell'accesso alternativo alla Cultura e all'Informazione dei non vedenti?
Per ragioni di sintesi, ma non solo, sarò drastico, pur di essere chiaro:
per la paura - ingiustificata, per altro - di non riuscire a difendere la
sussistenza e l'interesse delle sue Strutture Speciali; in particolare, la
Biblioteca di Monza
e il "libro parlato" che, annualmente, ricevono finanziamenti statali molto
sostanziosi, senza considerare l'introito economico che deriva, specie dalla
trascrizione di libri di testo nel sistema Braille, proveniente dai Comuni
che ne fanno richiesta, in favore degli alunni di cui hanno la competenza
territoriale.
d6
Se ho ben inteso uno dei punti basilari delle tesi del m.o.l.c.e.s. è la
trasformazione parziale dell'indennita' di accompagnamento in servizi. Ma
qui, tu lo sai bene, si tocca unnervo scoperto e si va' a cozzare contro un
poderoso bastiuone delconservatorismo trionfante...
r.
Sarebbe già tanto se arrivassimo alla concezione che i soldi
dell'accompagnamento debbono essere spesi in virtù di Servizi sempre più in
grado di rispondere alle esigenze, anche specifiche, della "nuova società".
Sarebbe già buona cosa se imparassimo che, davvero, "al caval donato non si
guarda in bocca" e che i "donatori" di cavalli non sono, poi, tanti, mentre
su ciò che si compera si possono rivendicare diritti al buon funzionamento e
alla sempre maggiore funzionalità e ottimizzazione del prodotto.
Purtroppo, l'abitudine al "privilegio - che non è una colpa delle persone
che non vedono, nè di quelle che, parimenti, hanno altre dificoltà e
parimenti li invocano, bensì di chi le dirige - sono forieri di due grossi
scompensi sociali: l'affermarsi di una Società negativamente corporativa
(nervi e anche muscoli scoperti) e l'esponenziale crescita dei falsi
invalidi che, gioco forza, non può che ripercuotersi in modo maggiormente
negativo proprio su chi è colpito da invalidazioni vere.
d7
Tra qualche mese avremo il mezzo fiasco della legge Campa-Palmieri
sull'accessibilità.
Ma questa, contrariamente alla 68, gradatamente comincerà ad essere
applicata. Certo che verrà applicata!Ma solo perchè c'è il magna-magna del
colossale business dei migliaia e migliaia di siti pubblici da adeguare! Tu
che ne pensi?
r.
Penso che bisogna essere anche un po' realisti, e cioè, che quando il
magna-magna porta, seppure casualmente, ad un beneficio collettivo e comune,
turandosi un po' il naso, si può far apparire lecito anche ciò che proprio
del tutto non lo è. Lo stipendio di un parlamentare, ad esempio, per l'"uomo
della strada", non è
esagerato, perchè troppo alto in confronto ad altri, bensì, perchè non
rispondente alle giuste aspettative del cittadino medio e medio-basso che a
quella funzione lo delega.
d8
Ho parlato di mezzofiasco perchè l'emananda legge nulla di incisivo prevede
per i siti privati di interesse pubblico e finanziati con danaro publico, a
parte i risibili bollini. E poi lascia fuori della porta i libri...
r.
Quello dei libri, però, dipende anche da noi. Da quanto, cioè, riusciamo a
farlo
diventare un tema dai valori largamente sociali, tale da approdare alle Sedi
istituzionali della politica (anche se, ovviamente, più in piccolo) come il
Divorzio, Come l'aborto... Questi ultimi, infatti, sono stati investiti
dalla legge, non già per la grande vocazione degli italiani a divorziare, o
ad abortire, ma per una sorta di acquisita consapevolezza del "giusto
possibile"
che si è andata radicando nelle singole coscienze.
d9
A proposito dei libri, personalmente ho molto apprezzato l'intelligente
comportamento tenuto da te, carlo loiodice, francesco tranfaglia e altri nel
portare, uniti, avanti la battaglia per l'accessibilità ai files
informatici. Ma nondimeno sono emersi i soliti personalismi, la faziosità e
il pregiudizio politico.
Ma perchè per noi ciechi è cosi difficile operare in equipe, nel rispetto
reciproco e per la causa comune al di la' delle diverse sensibilità
individuali?
r.
Non è difficile solo per noi ciechi. E' difficile per tutti. La cultura di
massa, però, fra i tanti difetti che ci appioppa, ha inculcato anche a noi
l'idea
che fra "noi" non ci debbano essere dissapori, distinzione o diversità di
veduta. E non solo, ma anche che fra "noi" non possano trovarvi spazio: il
latrocinio, la delinquenza, l'omosessualità e la prostituzione. Alla
coscienza dell'opinione pubblica, e per altri versi, anche a parecchi di
noi, fa comodo il rifugiarsi in questa assurda convinzione. E dunque, da
questo punto di vista, tutto procede secondo la più squallida norma.
d10
Come già ti ho scritto io sono relativamente nuovo dell'ambiente dei ciechi
e mai ho visto o sentito parlare di una grande battaglia di libertà."Volemo
li sordi !", sempre e solo Volemo li sordi!
Questa per i libri è la prima, almeno da molti anni. Io, nonostante tutto,
sono ottimista sull'esito finale a medio termine. E tu?
r.
Per chi, come me, coltiva l'utopia, l'ottimismo è d'obbligo. Sulla giustezza
e la bontà del principio, non ho dubbi. Qualcuno in più, invece, ce l'ho
sulla
strategia da seguire, perchè, quasi sempre,non vince chi ha ragione, ma chi
sa convincere con adeguati contenuti e comportamenti.
d11
Vale a dire? Qual'è la correzione di strategia che proponi e quali sono gli
inconvenienti cui si và incontro non adottandola?
r.
L'ho detto prima. Perchè diventi un tema da normare con adeguati interventi
politici e legislativi, prima di ogni cosa, deve essere sentito e voluto da
una larga base sociale. Ci deve essere, insomma, l'opportunità di un nuovo
mercato; non può e non deve essere una cosa che riguarda solo le persone non
vedenti. Mi riferisco (che so) agli studenti delle Superiori che fanno
ricerche di genere vario, agli universitari che preparano esami, o che
devono predisporre una tesi, ai Professionisti legali (notai e avvocati), ai
tecnici, ai docenti e ai luminari delle attività scientifiche, che hanno
molteplici esigenze di mostrare copiose quantità di materiali a Scuola, nei
seminari, nei convegni, e financo, nelle Istituzioni politiche e
amministrative.
Per tutti questi soggetti e, forse, per altri, l'uso di un CD che contiene
una mole qualitativamente e quantitativamente notevole di materiali,
unitamente al fatto che utilizzato per mezzo del PC, il materiale può essere
ingrandito, illuminato e plasmato a volontà nelle forme e nei caratteri, è
sicuramente una risorsa quanto meno da valutare in una situazione di
sviluppo e di progresso, se non come sostitutivo, almeno come alternativo.
Se non avviene questo, non so cosa può capitare. Non sono Cassandra e non
riesco a prevedere grosse catastrofi all'orizzonte. Può darsi - questo sì -
che il cammino sia notevolmente più lungo, e... che l'obiettivo venga
raggiunto solo parzialmente. E questo tradirebbe di parecchio le mie attese.
Non è quello che voglio!
d12
Tu sei un docente e non posso non chiederti qualcosa relativamente al mondo
della scuola.
C'è chi dice che in questo campo le cose procedono come il gambero. Fino al
ripristino
degli istituti speciali? (è un cavallo di battaglia dei privi della vista
=a.n.p.v.i.)
r.
Io sono stato in Istituto. Dovendo tornare indietro e potendo scegliere,
quell'esperienza non la vorrei ripetere. Lo sradicamento dalla famiglia e
dal Paese di origine, pesano come macigni sull'identità e sulla formazione
di chiunque. Sono perfettamente al corrente che, a distanza di trent'anni,
la via dell'integrazione scolastica è ancora lunga, tortuosa e in salita ma,
a mio avviso, serve di più il portare all'esterno qualche vecchia strategia
da unire a quelle nuove, che portarne dentro di nuove da unire a quelle
vecchie.
Ritengo, tuttavia, che su punti delicati come questo, che riguarda uomini in
formazione, - (non altro), - serva il massimo della coerenza e dell'onestà
intellettuale. Non conosco bene la posizione dei "Privi di Vista", ma
preferirei un confronto franco con chi la pensa in modo sincero e convinto,
diametralmente opposto al mio, piuttosto che con altri, ancorati al proprio
sogno e proiettati dalla Storia a vivere forzatamente in una realtà di
"risulta".
d13
C'è anche l'annoso problema dei libri di testo. Da una parte la
transcodifica in braille pesante, costosissima e che impiega i tempi biblici
che tutti conosciamo; dall'altra l'adattamento informatico dei libri di
testo è altamente brigosa e problematica per la complessita' ed
accidentalità della struttura. Come se ne esce, rectius o dobbiamo
rassegnarci a questo sciagurato andazzo?
r.
Se fossi un addetto alla sensibilizzazione e alla formazione del personale
docente, alla luce di una prolungata esperienza in questo senso, mi
impegnerei, in primis, a lavorare per produrre libri adatti alla
comprensione più totale di chi non vede e, quindi, più adeguati alla sua
complessiva opportunità di formazione e poi li proporrei, convinto che sia
più facile e più logico per l'insegnante districarsi scientemente in un
libro fatto apposta per chi ha difficoltà, anzichè pretendere che chi ha
difficoltà debba essere in grado di consultare un qualcosa cui, per motivi
contingenti, gli è vietato l'accesso.
d14
L'informatica è destinata ad occupare un peso e un ruolo crescente per
l'emancipazione e l'integrazione del disabile.
Vuoi raccontarci quale è stato il tuo personale approccio e come è il tuo
attuale impatto sia come privato utilizzatore che come docente?
r.
All'età di 44 anni, mi sono rimboccate le maniche convinto, da una parte,
che le nuove tecnologie potessero aprire sbocchi ad una superiore qualità
della vita e, dall'altra, che senza un'alfabetizzazione informatica si
rischiasse di essere tagliati fuori.
Avevo mille paure: di non essere in grado di capire, di non riuscire a
padroneggiare agevolmente la tastiera (allora scrivevo a macchina solo con
due o tre dita), di non riuscire a stare al passo col progresso tecnologico;
però mi decisi a partecipare ad un corso in un centro specializzato che, per
correttezza, non voglio nominare e da lì ho spiccato - come si suol dire -
il volo.
grazie, anche, alla paziente opera di un amico che non finirò mai di
ringraziare abbastanza, oggi mi servo di Windows XP, uso CD ROM e
masterizzatori, scannerizzo mal volentieri, ma con successo, le cose che mi
necessitano, gestisco correttamente la posta, navigo in Internet, stampo,
leggo e invio e ricevo fax.
Va da sè, dunque, che tutta questa serie di acquisizioni che fino ad ora mi
erano precluse, oggi giovano non poco al mio "essere" e "stare" nella Scuola
in modo più positivo.
Ora, sto rincorrendo avidamente la possibilità di fare mia la gestione più
autonoma possibile di un buon programma per la decodificazione e la
trascrizione di musica, fra quelli comunemente in uso, onde poterli gestire
e interagire con i miei colleghi che vedono.
d15
Lo sport e i disabili.
Da una parte c'è la stragrande maggioranza di noi che pigramente ingrassa
stravaccata sul seggiolone.
Dall'altra una piccola avanguardia di" arditi" ed ipeerattivi, addirittura
frenetici nel voler ad ogni costo comparire e gareggiare come tutti gli
altri.
Di basito ho letto sulle liste l'arrabbiatura di un ragazzo cieco per non
essere stato sobbalzato sulle montagne russe e di altri che si buttano dal
paracadute.
Io non lo farei. Non li biasimo per questo e di certo rispetto a noi
sedentari sono da preferire, e, quando non esagerano, da ammirare.
Ma, insomma, forse un pò di equlibrio e di ponderazione ci manca, o no?
r.
L'attività motoria, per chi non vede, secondo me è basilare. Ne sviluppa
l'orientamento spaziale, ne rafforza la muscolatura, lo disinibisce dalla
paura
dei presunti pericoli e lo avvicina più concretamente alla consapevolezza
delle sue possibilità e alla scoperta non traumatica dei suoi limiti e,
pertanto, è sicuramente uno dei migliori antidoti per il superamento della
sua innata indole pigra e uno degli espedienti più opportuni per la
conquista della migliore autonomia nel quotidiano, fino ad arrivare anche ad
una sana incoscienza, purchè consapevole e controllata.
A mio avviso, un disabile, anche visivo, può voler fare (e avere diritto di
farlo) agonismo. Ciò su cui, sia io, sia il mio Movimento, nutriamo serie
perplessità è la pubblicizzazione delle competizioni. Sarebbe, infatti, da
ingenui pensare che chi vede due squadre di non vedenti giocare al Calcio, o
di disabili motori a pallacanestro in carrozzina, non si lasci andare a
considerazioni che non aprano spazi alla paura o, peggio ancora, alla
commiserazione. Non è, dunque, certo, quello che giova di più e meglio alla
comprensione e all'accettazione pubblica delle nostre aspirazioni, nè
costituisce la nostra migliore possibilità di dimostrarle.
Non dico neppure che certe attività non dovranno mai essere fatte, ma che,
quando si entra
a far parte di un ambiente che non si conosce e non ci conosce, occorrono:
tatto, rispetto, gradualità e quel minimo di preoccupazione, che non guasta,
di pensare alle possibili reazioni che si possono suscitare e a quali
migliori strategie di pubblicizzazione potrebbero, al contrario, alimentare
curiosità e interesse.
I cosiddetti disabili, a mio avviso, questo percorso l'hanno saltato a piè
pari e lo ritengo un gesto che non racchiude in sè la dovuta umiltà e il
normale senso di autocoscienza critica.
Se, invece, uno possiede la consapevolezza di essere all'altezza della
situazione, secondo me, fa bene a fidarsi di sè e può sfidare qualunque
pubblico giudizio. Anzi, forse, quello è il modo più adatto per dimostrare
che si può e si deve fare. Dobbiamo, insomma, superare il concetto di
"categoria" per invalidazione, per arrivare a capire che ognuno è se stesso,
che pensa con la propria testa e che agisce in uno Stato di diritto, che
provvede alla tutela di tutti, imponendo ad ognuno le proprie
responsabilità.
d15
Cosa diresti\suggeriresti come padre, come docente, come dirigente molces
o semplicemente come persona cieca con esperienza di vita ad un ragazzo di
20 anni che oggi traumaticamente ha perso la vista?
r.
Anzitutto, sarebbe necessario un lavoro da svolgere intensamente molto
prima; nella
Scuola, in particolare, dell'obbligo, a livello di acquisizione di
consapevolezza e di preventiva sensibilizzazione. Dovesse, comunque,
succedere, potrei fare opera di persuasione, muovendo dalle possibilità che
oggi, rispetto a ieri, si offrono anche sullo scenario di un'ipotesi così
fottuta qual è quella di non avere la vista e, peggio, di perderla in età
adulta. Successivamente, lo metterei in contatto con altri non vedenti, per
rendersi conto delle possibili autonomie da conquistare ma, soprattutto, lo
inviterei caldamente a non vergognarsi della sua situazione con i suoi
amici, a cercarli con forza,
affinchè gli siano il più vicini possibile nella rivendicazione dei suoi
giusti diritti e non gli permettano di dimenticarsi dei suoi doveri.
Insomma, lo costringerei affettuosamente a diventare uomo, senza sconti, pur
non volendo indebitamente infierire sui limiti purtroppo sopraggiunti a
ribaltargli la vita.
d16
Conosci pcCiechi e se, si, quali consigli\suggerimenti puoi darmi per
migliorarlo?
r.
Per la prima volta, ho consultate le sue pagine questa estate, a distanza di
circa un mese dalla manifestazione del Premio Strega, quando quel titolo -
ti ricordi - "La scomparsa di Serena", mi fece sobbalzare e non mi diede
tregua fino alla scoperta dell'arcano, fortunatamente a lieto fine.
Ho sentita qualche critica negativa in Lista vista, ma non mi basta per
prendere posizione contro, mentre l'esiguo rapporto con la Rivista non mi
concede, al momento, l'opportunità di alcun contributo, o consiglio.
d17
Prima di salutarci e ringraziarti per la squisita disponibilità vuoi
spiegare ai lettori di pcciechi chi, come e perchè può collaborare con il
m.o.l.c.e.s.?
r.
Credo che per aiutare una qualunque Associazione, o per collaborarvi, prima
di tutto sia necessario conoscerla. Pertanto, la lettura del nostro Statuto
e la sua presa d'atto dopo gli eventuali chiarimenti richiesti, sia un
doveroso e utile prerequisito di garanzia, per il Movimento e per chi voglia
compiere azioni
in suo favore.
Detto questo, scusandomi per la sinteticità quasi laconica con la quale ho
inteso approdare alla tua Rivista, ringrazio chi ha avuto la pazienza di
leggermi fino infondo e se in qualcuno ho suscitato un benchè minimo motivo
per essere contattato, nel bene o nel male, lascio i principali punti di
recapito.
(nota di pc_Ciechi)
Ho chiesto e sono in attesa di ricevere da Silvano il file elettronico dello
statuto che sarà a disposizione di eventuali richiedenti che a tal riguardo
potranno scrivere a:ilcameriere@supereva.it
mario palma
p.s.
apprendiamo in questo momento, con sofferta meraviglia, la triste notizia
della dipartita proprio di Giovanni marcuccio di cui si parla in questo
testo.
Sentite condoglianze dallo scrivente e da tutti gli amici di pcciechi.
(mp)
Di seguito i recapiti del molces.
Silvano Pasquini - Presidente Nazionale M.O.L.C.E.S.
Via Masotto 30 - 20133 (MI)
Tel.: 02-45.48.82.77
Fax: 700.503.438
E-mail:
m.o.l.c.e.s._molces@infinito.it m.o.l.c.e.s._molces@infinito.it
-----
Original Message -----
From: Silvano Pasquini
silvano.pasquini@fastwebnet.it silvano.pasquini@fastwebnet.it
To: Il cameriere del dott. Jaws
ilcameriere@supereva.it ilcameriere@supereva.it
Sent: Wednesday, December 10, 2003 12:49 AM
Subject: Per me, definitive
Caro Mario, con rituale ritardo ti invio ciò che per me potrebbe essere un
testo definitivo, titolo compreso. Ovviamente, a te, giornalista, il
compito
di farlo tuo con le eventuali necessarie ulteriori variazioni che, spero,
vorrai mandarmi in anteprima.
Appena l'avrò rintracciato, fra i tanti files inclusi nei diversi CD ROM,
ti
manderò senz'altro lo Statuto, intanto, perchè tu ne prenda visione e,
eventualmente, per poterlo inviare a chi ne fa richiesta.
Con un caro saluto - Silvano
***
Un ragazzo di campagna over 50 con la Musica in testa e un Medico nel
cuore
"A TUTTO CAMPO"
con Silvano Pasquini, Presidente nazionale M.O.L.C.E.S.
Colmare lo svantaggio - sulla via del realismo, con umiltà, a cavallo
dell'utopia
d1
chi è Silvano Pasquini?
r.
Mi considero un "ragazzo" di 53 anni (uomo è una parola, per me, troppo
impegnata). Provengo dalla campagna toscana, e più precisamente da
Altopascio, in provincia di Lucca. Amo la vita sopra ogni cosa, sono un
cultore dell'ordine e del "bello" in generale, ho attenzione e rispetto
per
le difficoltà
e la "diversità" e mi sento particolarmente impegnato alla ricerca del
"meglio" per me e per gli altri.
d.2
cosa fà nella vita Silvano Pasquini e cosa avrebbe fatto se non fosse
cieco?
r.
Vivo a Milano, insegno Educazione musicale in una Scuola (ex dell'Istituto
dei ciechi) ad Orientamento musicale, svolgo militanza politica e sono
Consigliere di Zona, eletto nelle Liste del Partito dei Comunisti
italiani.
Mi piacciono molte cose e, onestamente, mi è difficile dire con certezza
dove mi avrebbe condotto la vita senza l'handicap della vista. avrei
potuto
fare il contadino, alla cui saggezza di fondo sono rimasto profondamente
legato, oppure, il medico, dalla cui professione mi son sempre sentito
attratto, con un po' di invidia e tanta ammirazione.
d.3
Sei anche dirigente dell'associazione m.o.l.c.e.s..
Ma già sento il venticello qualunquistico emormoratore insinuare:
:L'ennesima associazioncinapersonalistica per rastrellare un pò di
contributi pubblici !
r.
Fortunatamente, posso rispondere che, se mai, di soldi ce ne ho messi
tanti,
e tutti a fondo perduto. Per le sue finalità e i suoi principi, infatti,
il
m.o.l.c.e.s. si avvale solo del contributo dei suoi aderenti, degli
eventuali simpatizzanti e di chiunque, Ente o persona, ne conosca e
condivida le sue finalità. Addirittura, tanti anni fa, una lotteria
organizzata a livello locale, rischiò di provocare una spaccatura
insanabile
all'interno del Movimento.
d4
Leggo e Ho sempre letto attentamente gli interventi tuoi e di Marcuccio
su
lista vista che tante polemiche hanno innescato.
Vi vedo come novelli Lutero e Savonarola decisi a trasformare la
tifloItalia da cattolica in protestante. Ma laddove c'è stata la
controriforma senza esserci stataprima la riforma!
Voglio dire, fuor di metafora, che davvero c'è bisogno di una
rivoluzione"copernicana" culturale profonda
Perchè ad esempio (malinconica previsione!) dopoil ventennio di Tommaso
Daniele alla guida dell'unione ciechi è molto piu' probabile che succeda
un
clone del casertano piuttosto che assistere ad una discontinuità
nell'indirizzo politico.
r.
Sarà bene, anzitutto, precisare che non sentiamo affatto la necessità di
essere il "contraltare dell'Unione Ciechi e dei suoi dirigenti. Abbiamo al
nostro interno un buon potenziale tiflopedagogico, che non ha la pretesa
di
possedere i segreti della Verità, ma che rivendica, però, rispetto e pari
opportunità di confronto con quelli delle Istituzioni, per competenza o
per
tradizione, maggiormente riconosciute e blasonate.
Sicuramente, il successore di Daniele assomiglierà più a Daniele che a
Pasquini, anche se sono convinto che dell'assottigliamento della base e
del
consenso politico, in via Borgognona, ne dovranno cominciare a prendere
atto
fin da subito, se
non vogliono che la perdita si trasformi in emorragia e che il progresso
delle persone non vedenti si sviluppi solo all'esterno dell'Associazione.
Sarebbe una vera tragedia, perchè è molto meglio pensare ad una
"spaccatura"
politica sulla via delle stesse finalità, anzichè una "spaccatura" sociale
sugli obiettivi da raggiungere.
d5
Personalmente sono persuaso che, al di la' del venticello mormoratore di
cui
sopra, profondamente nella base non si vuole che le cose cambino.
Ti faccio l'esempio della legge 68\99 (il nuovo collocamento per i
disabili)
Poteva, se applicata,(cominciare a) davvero essere un ottimo strumento
per
perseguire l'effettiva integrazione lavorativa del disabile.Ma le pp.aa. e
le aziende private erano tenute a precisi adempimenti a cui si sono
sottratte e nessuno ha protestato.
A che ci servono le buone leggi se poi non abbiamo nè la forza nè la
voglia
di renderle operanti?
r.
Forse, più che la base, è il vertice interessato a che le cose non
cambino.
Produrre integrazione vera, per chi opera al mantenimento di un qualsiasi
potere, è un pericolo reale, poichè essa, normalmente, dovrebbe condurre
alla riqualificazione delle Strutture comuni, affinchè assolvano anche ai
nuovi bisogni e, soprattutto, laddove si nascondono interessi economici o,
semplicemente, presunte difficoltà a gestire e cogestire il "nuovo", ciò
rappresenta una "palla al piede" tutt'altro che facile e opportuna da
giocare".
Ci vogliamo, ad esempio, chiedere perchè, l'Unione Ciechi non interviene
con
la sua Autorità, con la sua competenza e con la sua vera delega di
rappresentanza in materia, nella questione, a dir poco, vergognosa
dell'accesso alternativo alla Cultura e all'Informazione dei non vedenti?
Per ragioni di sintesi, ma non solo, sarò drastico, pur di essere chiaro:
per la paura - ingiustificata, per altro - di non riuscire a difendere la
sussistenza e l'interesse delle sue Strutture Speciali; in particolare, la
Biblioteca di Monza
e il "libro parlato" che, annualmente, ricevono finanziamenti statali
molto
sostanziosi, senza considerare l'introito economico che deriva, specie
dalla
trascrizione di libri di testo nel sistema Braille, proveniente dai Comuni
che ne fanno richiesta, in favore degli alunni di cui hanno la competenza
territoriale.
d6
Se ho ben inteso uno dei punti basilari delle tesi del m.o.l.c.e.s. è la
trasformazione parziale dell'indennita' di accompagnamento in servizi. Ma
qui, tu lo sai bene, si tocca unnervo scoperto e si va' a cozzare contro
un
poderoso bastiuone delconservatorismo trionfante...
r.
Sarebbe già tanto se arrivassimo alla concezione che i soldi
dell'accompagnamento debbono essere spesi in virtù di Servizi sempre più
in
grado di rispondere alle esigenze, anche specifiche, della "nuova
società".
Sarebbe già buona cosa se imparassimo che, davvero, "al caval donato non
si
guarda in bocca" e che i "donatori" di cavalli non sono, poi, tanti,
mentre
su ciò che si compera si possono rivendicare diritti al buon funzionamento
e
alla sempre maggiore funzionalità e ottimizzazione del prodotto.
Purtroppo, l'abitudine al "privilegio - che non è una colpa delle persone
che non vedono, nè di quelle che, parimenti, hanno altre dificoltà e
parimenti li invocano, bensì di chi le dirige - sono forieri di due grossi
scompensi sociali: l'affermarsi di una Società negativamente corporativa
(nervi e anche muscoli scoperti) e l'esponenziale crescita dei falsi
invalidi che, gioco forza, non può che ripercuotersi in modo maggiormente
negativo proprio su chi è colpito da invalidazioni vere.
d7
Tra pocoavremo il mezzo fiasco della legge Campa-Palmieri
sull'accessibilità.
Ma questa, contrariamente alla 68, gradatamente comincerà ad essere
applicata. Certo che verrà applicata!Ma solo perchè c'è il magna-magna del
colossale business dei migliaia e migliaia di siti pubblici da adeguare!
Tu
che ne pensi?
r.
Penso che bisogna essere anche un po' realisti, e cioè, che quando il
magna-magna porta, seppure casualmente, ad un beneficio collettivo e
comune,
turandosi un po' il naso, si può far apparire lecito anche ciò che proprio
del tutto non lo è. Lo stipendio di un parlamentare, ad esempio, per
l'"uomo
della strada", non è
esagerato, perchè troppo alto in confronto ad altri, bensì, perchè non
rispondente alle giuste aspettative del cittadino medio e medio-basso che
a
quella funzione lo delega.
d8
Ho parlato di mezzofiasco perchè l'emananda legge nulla di incisivo
prevede
per i siti privati di interesse pubblico e finanziati con danaropublico, a
parte i risibili bollini. E poi lascia fuori della porta i libri...
r.
Quello dei libri, però, dipende anche da noi. Da quanto, cioè, riusciamo a
farlo
diventare un tema dai valori largamente sociali, tale da approdare alle
Sedi
istituzionali della politica (anche se, ovviamente, più in piccolo) come
il
Divorzio, Come l'aborto... Questi ultimi, infatti, sono stati investiti
dalla legge, non già per la grande vocazione degli italiani a divorziare,
o
ad abortire, ma per una sorta di acquisita consapevolezza del "giusto
possibile"
che si è andata radicando nelle singole coscienze.
d9
A proposito dei libri personalmente ho molto apprezzato l'intelligente
comportamento tenuto da te, carlo loiodice, francesco tranfaglia e
altrinel
portare, tutti uniti, avanti la battaglia per l'accessibilità ai files
informatici. Ma nondimeno sono emersi i soliti personalismi,, la faziosità
e
il pregiudizio politico.
Ma perchè per noi ciechi è cosi difficile operare in equipe nel rispetto
reciproco e per la causa comune al di la' delle diverse sensibilità
individuali?
r.
Non è difficile solo per noi ciechi. E' difficile per tutti. La cultura di
massa, però, fra i tanti difetti che ci appioppa, ha inculcato anche a noi
l'idea
che fra "noi" non ci debbano essere dissapori, distinzione o diversità di
veduta. E non solo, ma anche che fra "noi" non possano trovarvi spazio: il
latrocinio, la delinquenza, l'omosessualità e la prostituzione. Alla
coscienza dell'opinione pubblica, e per altri versi, anche a parecchi di
noi, fa comodo il rifugiarsi in questa assurda convinzione. E dunque, da
questo punto di vista, tutto procede secondo la più squallida norma.
d10
Come già ti ho scritto io sono relativamente nuovo dell'ambiente dei
ciechi
e mai ho visto o sentito parlare di una grande battaglia di libertà."
Volevo
li sordi", sempre e solo volevo li sordi!
Questa per i libri è la prima, almeno da molti annie io, nonostante tutto,
sono ottimista sull'esito finale a medio termine. E tu?
r.
Per chi, come me, coltiva l'utopia, l'ottimismo è d'obbligo. Sulla
giustezza
e la bontà del principio, non ho dubbi. Qualcuno in più, invece, ce l'ho
sulla
strategia da seguire, perchè, quasi sempre,non vince chi ha ragione, ma
chi
sa convincere con adeguati contenuti e comportamenti.
d11
Tu sei un docente e non posso non chiederti qualcosa relativamente al
mondo
della scuola.
C'è chi dice che qua' le cose procedono come il gambero. Fino al
ripristino
degli istituti speciali?(è un cavallo di battaglia dei privi della vista
=a.n.p.v.i.)
r.
Io sono stato in Istituto. Dovendo tornare indietro e potendo scegliere,
quell'esperienza non la vorrei ripetere. Lo sradicamento dalla famiglia e
dal Paese di origine, pesano come macigni sull'identità e sulla formazione
di chiunque. Sono perfettamente al corrente che, a distanza di trent'anni,
la via dell'integrazione scolastica è ancora lunga, tortuosa e in salita
ma,
a mio avviso, serve di più il portare all'esterno qualche vecchia
strategia
da unire a quelle nuove, che portarne dentro di nuove da unire a quelle
vecchie.
Ritengo, tuttavia, che su punti delicati come questo, che riguarda uomini
in
formazione, - (non altro), - serva il massimo della coerenza e dell'onestà
intellettuale. Non conosco bene la posizione dei "Privi di Vista", ma
preferirei un confronto franco con chi la pensa in modo sincero e
convinto,
diametralmente opposto al mio, piuttosto che con altri, ancorati al
proprio
sogno e proiettati dalla Storia a vivere forzatamente in una realtà di
"risulta".
d12
C'è anche l'annoso problema dei libri di testo. Da una parte la
transcodifica in braille pesante, costosissima e che impiega i tempi
biblici
che tutti conosciamo; dall'altra l'adattamento informatico dei libri di
testo è altamente brigosa e problematica per la complessita' ed
accidentalità della struttura. Come se ne esce, rectius o dobbiamo
rassegnarci a questo sciagurato andazzo?
r.
Se fossi un addetto alla sensibilizzazione e alla formazione del personale
docente, alla luce di una prolungata esperienza in questo senso, mi
impegnerei, in primis, a lavorare per produrre libri adatti alla
comprensione più totale di chi non vede e, quindi, più adeguati alla sua
complessiva opportunità di formazione e poi li proporrei, convinto che sia
più facile e più logico per l'insegnante districarsi scientemente in un
libro fatto apposta per chi ha difficoltà, anzichè pretendere che chi ha
difficoltà debba essere in grado di consultare un qualcosa cui, per motivi
contingenti, gli è vietato l'accesso.
d13
L'informatica è destinata ad occupare un peso e un ruolo crescente per
l'emancipazione e l'integrazione del disabile.
Vuoi raccontarci quale è stato il tuo personale approccio e come è il tuo
attuale impatto sia come privato utilizzatore che comedocente?
r.
All'età di 44 anni, mi sono rimboccate le maniche convinto, da una parte,
che le nuove tecnologie potessero aprire sbocchi ad una superiore qualità
della vita e, dall'altra, che senza un'alfabetizzazione informatica si
rischiasse di essere tagliati fuori.
Avevo mille paure: di non essere in grado di capire, di non riuscire a
padroneggiare agevolmente la tastiera (allora scrivevo a macchina solo con
due o tre dita), di non riuscire a stare al passo col progresso
tecnologico;
però mi decisi a partecipare ad un corso in un centro specializzato che,
per
correttezza, non voglio nominare e da lì ho spiccato - come si suol dire -
il volo.
grazie, anche, alla paziente opera di un amico che non finirò mai di
ringraziare abbastanza, oggi mi servo di Windows XP, uso CD ROM e
masterizzatori, scannerizzo mal volentieri, ma con successo, le cose che
mi
necessitano, gestisco correttamente la posta, navigo in Internet, stampo,
leggo e invio e ricevo fax.
Va da sè, dunque, che tutta questa serie di acquisizioni che fino ad ora
mi
erano precluse, oggi giovano non poco al mio "essere" e "stare" nella
Scuola
in modo più positivo.
Ora, sto rincorrendo avidamente la possibilità di fare mia la gestione più
autonoma possibile di un buon programma per la decodificazione e la
trascrizione di musica, fra quelli comunemente in uso, onde poterli
gestire
e interagire con i miei colleghi che vedono.
d14
Lo sport e i disabili
Da una parte c'è la stragrande maggioranza di noi che pigramente ingrassa
stravaccata sul seggiolone.
Dall'altra una piccola avanguardia di" arditi" ed ipeerattivi,
addirittura
frenetici nel voler ad ogni costo comparire e gareggiare come tutti gli
altri.
Di basito ho letto sulle liste l'arrabbiatura di un ragazzo cieco per non
essere stato sobbalzato sulle montagne russe e di altri che si buttano dal
paracadute.
Io non lo farei. Non li biasimo per questo e di certo rispetto a noi
sedentari sono da preferire, e, quando non esagerano, da ammirare.
Ma, insomma, forse un pò di equlibrio e di ponderazione ci manca, o no?
r.
L'attività motoria, per chi non vede, secondo me è basilare. Ne sviluppa
l'orientamento spaziale, ne rafforza la muscolatura, lo disinibisce dalla
paura
dei presunti pericoli e lo avvicina più concretamente alla consapevolezza
delle sue possibilità e alla scoperta non traumatica dei suoi limiti e,
pertanto, è sicuramente uno dei migliori antidoti per il superamento della
sua innata indole pigra e uno degli espedienti più opportuni per la
conquista della migliore autonomia nel quotidiano, fino ad arrivare anche
ad
una sana incoscienza, purchè consapevole e controllata.
A mio avviso, un disabile, anche visivo, può voler fare (e avere diritto
di
farlo) agonismo. Ciò su cui, sia io, sia il mio Movimento, nutriamo serie
perplessità è la pubblicizzazione delle competizioni. Sarebbe, infatti, da
ingenui pensare che chi vede due squadre di non vedenti giocare al Calcio,
o
di disabili motori a pallacanestro in carrozzina, non si lasci andare a
considerazioni che non aprano spazi alla paura o, peggio ancora, alla
commiserazione. Non è, dunque, certo, quello che giova di più e meglio
alla
comprensione e all'accettazione pubblica delle nostre aspirazioni, nè
costituisce la nostra migliore possibilità di dimostrarle.
Non dico neppure che certe attività non dovranno mai essere fatte, ma che,
quando si entra
a far parte di un ambiente che non si conosce e non ci conosce, occorrono:
tatto, rispetto, gradualità e quel minimo di preoccupazione, che non
guasta,
di pensare alle possibili reazioni che si possono suscitare e a quali
migliori strategie di pubblicizzazione potrebbero, al contrario,
alimentare
curiosità e interesse.
I cosiddetti disabili, a mio avviso, questo percorso l'hanno saltato a piè
pari e lo ritengo un gesto che non racchiude in sè la dovuta umiltà e il
normale senso di autocoscienza critica.
Se, invece, uno possiede la consapevolezza di essere all'altezza della
situazione, secondo me, fa bene a fidarsi di sè e può sfidare qualunque
pubblico giudizio. Anzi, forse, quello è il modo più adatto per dimostrare
che si può e si deve fare. Dobbiamo, insomma, superare il concetto di
"categoria" per invalidazione, per arrivare a capire che ognuno è se
stesso,
che pensa con la propria testa e che agisce in uno Stato di diritto, che
provvede alla tutela di tutti, imponendo ad ognuno le proprie
responsabilità.
d14
Cosa diresti\suggeriresti come padre, come docente, come dirigente molces
osemplicemente come persona cieca con esperienza di vita ad un ragazzo di
20 anni che oggi traumaticamente ha perso la vista?
r.
Anzitutto, sarebbe necessario un lavoro da svolgere intensamente molto
prima; nella
Scuola, in particolare, dell'obbligo, a livello di acquisizione di
consapevolezza e di preventiva sensibilizzazione. Dovesse, comunque,
succedere, potrei fare opera di persuasione, muovendo dalle possibilità
che
oggi, rispetto a ieri, si offrono anche sullo scenario di un'ipotesi così
fottuta qual è quella di non avere la vista e, peggio, di perderla in età
adulta. Successivamente, lo metterei in contatto con altri non vedenti,
per
rendersi conto delle possibili autonomie da conquistare ma, soprattutto,
lo
inviterei caldamente a non vergognarsi della sua situazione con i suoi
amici, a cercarli con forza,
affinchè gli siano il più vicini possibile nella rivendicazione dei suoi
giusti diritti e non gli permettano di dimenticarsi dei suoi doveri.
Insomma, lo costringerei affettuosamente a diventare uomo, senza sconti,
pur
non volendo indebitamente infierire sui limiti purtroppo sopraggiunti a
ribaltargli la vita.
d15
Conosci pcCiechi e se si quali consigli\suggerimenti puoi darmi per
migliorarlo?
r.
Per la prima volta, ho consultate le sue pagine questa estate, a distanza
di
circa un mese dalla manifestazione del Premio Strega, quando quel titolo -
ti ricordi - "La scomparsa di Serena", mi fece sobbalzare e non mi diede
tregua fino alla scoperta dell'arcano, fortunatamente a lieto fine.
Ho sentita qualche critica negativa in Listavista, ma non mi basta per
prendere posizione contro, mentre l'esiguo rapporto con la Rivista non mi
concede, al momento, l'opportunità di alcun contributo, o consiglio.
d16
Prima di salutarci e ringraziarti per la squisita disponibilità vuoi
spiegare ai lettori di pcciechi chi, come e perchè può collaborare con il
m.o.l.c.e.s.?
r.
Credo che per aiutare una qualunque Associazione, o per collaborarvi,
prima
di tutto sia necessario conoscerla. Pertanto, la lettura del nostro
Statuto
e la sua presa d'atto dopo gli eventuali chiarimenti richiesti, sia un
doveroso e utile prerequisito di garanzia, per il Movimento e per chi
voglia
compiere azioni
in suo favore.
Detto questo, scusandomi per la sinteticità quasi laconica con la quale ho
inteso approdare alla tua Rivista, ringrazio chi ha avuto la pazienza di
leggermi fino infondo e se in qualcuno ho suscitato un benchè minimo
motivo
per essere contattato, nel bene o nel male, lascio i principali punti di
recapito.
Silvano Pasquini - Presidente Nazionale M.O.L.C.E.S.
Via Masotto 30 - 20133 (MI)
Tel.: 02-45.48.82.77
Fax: 700.503.438
E-mail:
m.o.l.c.e.s._molces@infinito.it m.o.l.c.e.s._molces@infinito.it
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