p.santi
dai libri ai giornali la battaglia continua
raccolta di documenti vari a cura di mario palma
01.la memoria dell'avvocato prado al processo pietrosanti\ l'editrice salani
02.anche l'autrice di harry potter si costituisce contro pietrosanti
03.corrispondenza tra il presidente associazione editori e silvano Pasquini
04)corrispondenza tra paolo pietrosanti e il direttore della rivista vincere
05.il decreto del tribunale di milano
06.il ministro stanga può entrare nella biblioteca dipaolo pietrosanti
***
01.la memoria dell'avvocato prado al processo pietrosanti\ l'editrice salani
Memoria difensiva nell'interesse del Signor Paolo Pietrosanti
Prado&Prado
Avv. Iuri Maria Prado - Avv. Claudio Maria Prado
20123 Milano - Piazza Borromeo, 10 - Tel. 02 72002921 - Fax 02 89010610
Tribunale di Milano
Sezione specializzata in materia di proprietà industriale e intellettuale
R.G. 65594/03 - G.D. Dott. ROSA
Memoria difensiva
nell'interesse del Signor Paolo Pietrosanti
Nel procedimento ex artt. 161 L. 22.4.1941, n. 633, e 700 c.p.c. di cui in epigrafe promosso da:
ADRIANO SALANI EDITORE S.R.L.
con gli avv.ti Paolo Guido Beduschi e Silvia Giudici
ricorrente
nei confronti di
PAOLO PIETROSANTI
con gli avv.ti Iuri Maria Prado e Claudio Maria Prado
resistente
e di
REGISTER.IT S.p.A.
Nell'interesse del Signor Paolo Pietrosanti, residente in Roma, Via Tacito 50, CF: PTR PLA60H27H501Q, rappresentato e difeso per virtù di procura in calce
al presente atto dagli avv.ti Iuri Maria Prado e Claudio Maria Prado di Milano, con domicilio eletto presso lo studio dei medesimi difensori in Milano,
Piazza Borromeo 10,
si espone
Con ricorso in data 31 ottobre 2003 ai sensi degli artt. 161 e ss. l.d.a., e 700 c.p.c., la Adriano Salani Editore S.r.l. chiedeva che fosse, inaudita altera
parte, inibita "a Paolo Pietrosanti e alla S.p.A. Register.it di Bergamo la pubblicazione sotto forma digitale, o in ogni altro modo, e la conseguente
messa a disposizione sulla rete internet dell'opera di J.K. Rowlings 'Harry Potter e l'ordine della fenice', disponga altresì il sequestro delle copie
eventualmente realizzate anche presso terzi detentori".
Con decreto del 31 ottobre 2003, il G.D., inaudita altera parte, inibiva "a Paolo Pietrosanti e alla S.p.A. Register.it la diffusione a mezzo della rete
internet del testo del volume 'Harry Potter e l'Ordine della Fenice' - Adriano Salani Editore, anche parziale, fissando per ogni giorno di violazione del
presente ordine la somma (penale) pari ad euro 80.000 (ottantamila)". Fissava dunque, col medesimo decreto, l'udienza del 14 novembre 2003, ore 9.30 per
la conferma, revoca o modifica del provvedimento.
Nel procedimento cautelare così instaurato si costituisce e resiste, con il presente atto, ut supra rappresentato, difeso ed elettivamente domiciliato,
il Signor Paolo Pietrosanti, chiedendo la revoca ovvero la modifica del provvedimento per i seguenti
motivi
1) La controparte non dà conto - e certamente non ne aveva l'obbligo - di chi sia il Signor Pietrosanti, né dal ricorso della Adriano Salani Editore emergono
le premesse in ragione delle quali l'esponente aveva prospettato l'iniziativa per cui è procedimento. E certamente nemmeno su questo fronte la ricorrente
aveva qualche obbligo di fornire chiarimenti.
Tuttavia è utile - diremmo doveroso - che il Giudice abbia conto di chi sia il Signor Pietrosanti, e dei motivi per cui aveva assunto la decisione di annunziare
l'iniziativa per cui è procedimento.
La miglior presentazione di Paolo Pietrosanti, e della sua carriera umana, politica e professionale, la fa lo stesso esponente sulle pagine internet (doc.
1) che Register.it aveva indebitamente "oscurato", e che da qualche giorno, dopo diffida, la medesima Register.it ha nuovamente reso accessibili:
"Sono nato a Roma nel 1960. Mi sono iscritto al Partito Radicale per la prima volta nel 1977, e non ho ancora smesso: dall'organizzare gli studenti radicali
e nonviolenti in anni in cui la violenza prevaleva tanto da divenire spesso un tragico luogo comune, fino all'impegno di oggi.
"Sono stato in galera in Sicilia, perché ero entrato a manifestare nella base nucleare di Comiso. Una settimana dentro, e un processo in Corte di Assise,
con l'assoluzione.
"Sono stato processato e in galera in Polonia, nel 1986, per avere manifestato a Varsavia in favore della libertà dei 250 detenuti politici e dei mille
obiettori di coscienza, e la foto di noi manifestanti fece il giro di giornali e televisioni di tutto il mondo. Ci espulsero a vita, mentre la direzione
clandestina di Solidarnosc ci inviò caldissimi ringraziamenti e congratulazioni. Due anni dopo, quando nell'88 tentai di rientrare a Varsavia, fui di nuovo
espulso.
"Ho manifestato per il Diritto, prima che per altro, in molti paesi. Ho conosciuto, con le carceri, molti tribunali. Sono stato fino a poco fa sotto processo
anche e di nuovo a Roma per la disobbedienza civile tesa alla abrogazione delle norme proibizioniste in materia di droghe, cioè di norme e leggi funzionali
a riempire di migliaia di miliardi le casse delle narcomafie, e a lasciare milioni di giovani nelle mani e in balia di criminali; nonché tutti noi esposti
ai quotidiani gravi rischi della micro e macro-criminalità'. Fatti, insomma, lotta politica anche rischiosa, invece che parole al vento; ragionevolezza
invece che ingiustificabile e interessata insistenza su misure ormai da tempo palesemente fallite.
"Nel 1988 con Novelli e Rovasio ho fatto piovere a catinelle sulla parata militare dei Fori Imperiali. Ne hanno parlato dalla televisione giapponese a quelle
europee e americane; e poi quella parata non si tenne più.
"Ho diretto il giornale del Partito, "Notizie Radicali", dal 1988; sono stato tra quelli che hanno dato vita e corpo al transpartito transnazionale, e dopo
varie missioni mi sono stabilito a Praga per anni, dal 1990. Lì ho aperto la sede del PR, e ho incontrato, prima e dopo la cosiddetta Rivoluzione di velluto,
tutti i principali dissidenti, da Havel a Dubcek, da Hajek a Uhl. Nella nuova Cecoslovacchia in centinaia si sono iscritti al PR, e tra questi un membro
di Governo e quindici parlamentari. Abbiamo portato migliaia di persone a manifestare per gli Stati Uniti d'Europa, per lo stato di diritto, per il sistema
elettorale maggioritario anglosassone, per la legalizzazione delle droghe.
"Abbiamo portato questo al centro del dibattito politico. E infatti con la nonviolenza riusciamo a vincere, insieme al Presidente Havel, una battaglia che
coinvolge tutto il Partito Radicale da poco divenuto transnazionale: la pena di morte viene abrogata in Cecoslovacchia, e tutti i media del mondo ne attribuiscono
il merito al congiunto impegno di Havel e del PR.
"Sulla pena di morte, d'altra parte, la storia sarebbe lunga: con don Greganti avevamo organizzato negli anni 80 "Non Uccidere", attorno al caso della giovane
Statunitense Paula Cooper, e la sua condanna a morte fu commutata. Portammo tre milioni di firme al Segretario Generale delle Nazioni Unite, nel 1988,
contro la pena capitale.
"Per tutta la seconda metà degli anni 90 sono stato in particolare impegnato nella lotta per la democrazia in Cina, e per la libertà in Tibet, e con Marco
Pannella e il Segretario radicale Dupuis ho incontrato in privato il Dalai Lama.
"Da tempo seguo e intervengo nelle Sessioni dell'ONU a Ginevra. Dopo anni di lavoro intensissimo in molti paesi e in molti parlamenti abbiamo conquistato
al mondo intero il Tribunale Internazionale sulla ex-Yugoslavia, e il Tribunale Internazionale Permanente, imponendo una svolta senza precedenti al diritto
e ai diritti. Dopo mesi di lotte abbiamo fatto sì che il diritto si affermasse con la incriminazione di Slobodan Milosevic e degli altri responsabili dei
crimini gravissimi commessi nei Balcani.
"Nel 1993 a New York sono stato nominato Rappresentante presso l'ONU della Unione Internazionale dei Rom, la unica organizzazione mondiale che rappresenta
i Rom al Palazzo di Vetro. Nel congresso mondiale del 2000 sono stato eletto Commissario agli Affari Esteri.
"Da allora, insieme al presidente Emil Scuka, ho avuto incontri bilaterali con 12 tra capi di Stato e di Governo, nonché di recente con il Segretario Generale
dell'ONU Kofi Annan - a seguito del quale sono stato invitato in studio dalla CNN per una intervista in diretta.
"Ho pubblicato interventi e ho rilasciato interviste, in questa veste, ai più importanti media europei.
"Nel frattempo, nel 1993, ho perso la vista.
"In questi anni, da cieco, mi sono impegnato anche nella consapevolezza che occorra trasformare tutti noi handicappati da costosi assistiti in contribuenti.
Sono stato redattore di Radio Radicale, molti anni fa; e poi da là ho letto in onda i giornali di mezzanotte.
"Ho promosso e organizzato varie iniziative nonviolente e gandhiane di massa; ho concepito e inventato nuove tecniche di lotta nonviolenta.
"Dal 1984 sono membro del Consiglio Generale del Partito Radicale. Nel 1993 la Segretaria Emma Bonino mi chiamò nella Segreteria politica del PR.
"Sono stato tra i capilista per le Elezioni europee del 1999, nella Lista Bonino, e tra i capilista nelle Elezioni politiche 2001.
"La storia sembra lunga; non si è interrotta affatto con la perdita della vista. Nonostante la gravità estrema di questo handicap".
Tutto questo per chiarire - semmai servisse - che il Signor Pietrosanti non è esattamente uno spacciatore di "edizioni pirata" e che - semmai ancora servisse
questa ulteriore precisazione - anche l'iniziativa per cui è procedimento si inquadra in un'attività e militanza di preciso connotato civile e politico.
Produciamo in argomento (doc.2) estratti di rassegne-stampa sull'iniziativa del Signor Pietrosanti e gli lasciamo nuovamente la parola (cfr. - doc. 3 -
il comunicato reso pubblico su
www.pietrosanti.ws):
"Un cieco può leggere, e può farlo anche abbastanza facilmente. Un cieco può studiare. Un cieco può esser cultore di libri.
"Ma gli viene impedito.
"Ogni libro, oggi, è composto con tecnologia informatica. E ogni libro è un file, prima di entrare in tipografia, cioè prima di diventare libro nel senso
più comune del termine.
"Ai ciechi basterebbe tendenzialmente potere acuistare il file di un libro per potere leggerlo. Ad un ragazzino cieco basterebbe potere comprare i libri
nel formato in cui entrano, invece che in quello in cui escono dalla tipografia per potere studiare. "Per potere studiare.
"Invece, invece questo viene impedito.
"I ciechi sono accecati da altro che dalla loro cecità.
"Sì: le norme vigenti graziosamente permettono, consentono ad un cieco di comprare un libro stampato su carta, passarlo allo scanner con ore e ore, spesso
dozzine e dozzine di ore di lavoro complesso e impegnativo, per ottenere un file, cioè quel libro lì in un formato leggibile da un cieco che sia appena
dotato di un semplice personal computer e di semplici software specifici.
"Insomma, il Legislatore ha favorito i ciechi dicendo loro: vi concedo di riprodurre i libri stampati, e non considererò illecità l'attività di quel cieco
che riproduca con lo scanner un libro per leggerlo e studiarlo.
"Si dirà: ci mancherebbe pure che fosse illecito...
"Difatti. Ma quel che è ancora più bizzarro, da un certo punto di vista, e drammatico da quello di un cieco, è che la graziosa concessione si risolve esattamente
nel permettere ad un cieco di investire tempo, denaro, fatica, lavoro per trasformare un libro in ciò che quel libro già è stato addirittura prima di entrare
in tipografia. "Se qualcuno, vendendo frutta, negasse ad un cliente un chilo di pere, e offrisse come unica possibilità a quel cliente di acquistare succo
di pera e insieme una macchinetta magica ma costosissima capace di ritrasformare dopo ore di lavoro molto impegnativo il succo in pere... delle tre l'una:
lo si troverebbe in miseria, in manicomio, oppure tra i personaggi della serie di Harry Potter. "Intanto, drammaticamente, questo è ciò che accade agli
scolari ciechi, agli studenti ciechi, ai ciechi tutti.
"Qualcosa che costa, terribilmente costa ai ciechi, e che costa anche ai contribuenti non-ciechi o ciechi che siano: il prevalere della inintelligenza comporta
sempre spese inutili e sprechi.
"Ma quale è il fondamento di una tale letterale follia?
"E' una malintesa volontà di proteggere il diritto d'autore. Volontà seria e giustificata, ma che tale potrebbe essere ritenuta anche oggi se sapesse confrontarsi
con quanto invece è mutato in termini di strumenti tecnologici.
"Non abbiamo nulla, sia chiaro, contro gli editori e gli stampatori, nulla contro i successori di Gutenberg e Manuzio, contro i continuatori dell'opera
di coloro cui si deve soprattutto la diffusione della forma forse principe del dialogo e della interazione umana - che tale resterà di certo.
"No. Tutt'altro. E' amore per i libri che ci spinge a... a leggere. A leggere. Anche se ciechi, anche se i nostri occhi non funzionano. Perché è possibile,
semplicemente perché è possibile, semplicemente perché la intelligenza dell'Uomo ha donato a sé la possibilità per i ciechi di leggere e studiare con relativa
facilità. "Ah, sì, dicono che certo i libri potrebbero facilmente vendersi anche come file, per chi così li volesse... Ma ciò che sconsiglia è la copiabilità
del file. Un libro certo si può fotocopiare, ma ci vuole un po' più di tempo, mentre un file si copia, si duplica in un istante.
"Vero.
"Così come è però vero che se un cieco con uno scanner impiega qualche dozzina di ore per avere un file perfetto di un libro, un malintenzionato non-cieco
impiega assai meno tempo. Diciamo dieci ore.
"E allora, è serio, credibile, ma serio, affermare che ciò che inibisce i pirati editoriali, ciò che fa da deterrente è una manciata di ore di lavoro? "Se
qualcuno volesse davvero mettersi a produrre copie pirata di libri di successo, e magari c'è chi lo fa, non va certo a rubare il file ad un cieco, o a
comprarlo in libreria, se può comunque produrlo con poche ore di lavoro, che tra l'altro in certe aree del mondo costano pochi spiccioli.
"Sono bugie povere, di quelle che hanno insieme gambe corte e naso lungo. "E a dirne troppe si diventa ciechi.
"Ma soprattutto, soprattutto, ciò che è davvero terrificante in quel che ci impedisce di leggere, o in quel che rende a noi ciechi così tremendamente difficile
leggere, cioè fare quel che sarebbe relativamente facile, è la paurosa realtà che questo rappresenta.
"I ciechi rivendicano il diritto di leggere e studiare? Non è solo questo, e non è esattamente così.
"I ciechi possono leggere. Perché è possibile, è possibile, se solo la si smettesse di impedirlo, se solo la si smettesse di accecarci.
"Se solo la si smettesse di nascondersi che sul piano tecnologico è mutato tutto o quasi, e molto ancora sta mutando.
"La si smetta soltanto di ostacolare il possibile, la si smetta con i bastoni tra le ruote, la si smetta di accecare i ciechi. La si smetta di impedire
ad un cieco di acquistare un libro nel formato che preferisce: edizione di lusso, edizione economica, o edizione file. Noi ciechi saremmo probabilmente
disposti, se proprio è un problema di denaro, ad acquistare il file al prezzo di copertina, cioè ad un prezzo multiplo in media di circa venti volte al
reale costo. Ma andrebbe bene così... Purché la si smetta di impedirci di leggere e studiare ciò che non è affatto la nostra cecità ad impedirci di leggere
e studiare.
"Forse siamo troppo stupidi; sarà per via della cecità
"Ma a nessuno, davvero a nessuno è mai venuto in mente che mantenere identica a se sstessa - pure in presenza di così radicali e profondi mutamenti nelle
modalità di diffusione dei contenuti - la disciplina giuridica stessa del diritto d'autore è il peggiore servizio che può prestarsi alla giustissima tutela
di quel diritto?
"O siamo troppo stupidi noi? O siamo noi che non capiamo, magari perché siamo ciechi?
"Intanto, certo, la musica si vende in rete, e poi toccherà ai film...
"Non insegna nulla quel che le più grandi aziende del mondo stanno facendo preparandosi ad un prossimo, veramente prossimo e già attuale mercato della musica
sempre più esclusivamente esercitato in rete?
"Per la musica è l'oggi; per i libri accadrà lo stesso: in definitiva è solo questione di stampanti... E poi è ovvio che i contenuti smetteranno di viaggiare
su inquinanti camion invece che in rete. Certo, occorrerà mutare i procedimenti industriali della editoria. Ma sono già mutati tante volte, è normale,
in una attività vitale - se è vitale.
"Vero è che questo ha dei costi in termini di schemi mentali, culturali, e di profitti se derivano da staticità invece che dalla capacità di stare liberamente
su un mercato libero.
"E' dunque solo questione di tempo, probabilmente.
"Ma noi siamo ciechi oggi, e oggi è possibile non essere accecati dall'incongruo. "A noi interessa che si scelga, con chiarezza, se ciò che ci acceca si
vuole rimuovere - visto che è possibile e facile - oppure no.
"Basta dirlo, purché lo si dica chiaro e forte.
"Il motivo per cui un cieco non può leggere non risiede nella sua cecità; eppure gli si impedisce di leggere.
"Può la nostra società, possiamo noi accettare, convivere con questa lacerante, macroscopica, pericolosissima, sintomatica contraddizione?
"Oggi il cieco di fronte ad un libro può non essere cieco, in parte consistente. Eppure gli si serrano gli occhi.
"Lo si faccia, purché si sia consapevoli di ciò che si sta facendo, e non si finga di non capirlo".
Sin qui, l'esponente, in un suo comunicato pubblicato giorni fa. Comunicato, si badi, pubblicato dopo la spontanea rimozione dal sito
www.pietrosanti.ws
delle pagine oggetto di contestazione e procedimento. Spontanea rimozione cui il Signor Pietrosanti faceva dar corso appena avuta "notizia" (nemmeno notifica)
del decreto emesso da questo Giudice: adempimento, per così dire, di ultratempestiva e nemmeno ancor dovuta ottemperanza all'ordine del Giudice che il
Signor Pietrosanti non ha potuto immediatamente assumere - come avrebbe voluto - relativamente al sito internet www.pietrosanti.net, indebitamente oscurato
da Register.it. A seguito della riattivazione del sito www.pietrosanti.net, peraltro (doc. 3-bis), è stato possibile rimuovere le pagine oggetto di contestazione
(doc. 3-ter).
L'iniziativa del Signor Pietrosanti e per la quale è procedimento - cioè a dire la prospettata "vendita" on line dell'opera in rassegna (in realtà non si
sarebbe trattato esattamente di questo) - deve dunque ritenersi superata, il Signor Pietrosanti avendo annunziato e confermato, addirittura prima di essere
tenuto all'ottemperanza, l'intenzione di non darvi corso, e avendo il medesimo Signor Pietrosanti spontaneamente ottemperato all'ordine, anche prima di
esservi tenuto, con la rimozione degli annunci dalle pagine di
www.pietrosanti.ws
e dunque dalle pagine di
www.pietrosanti.net .
2) Il provvedimento assunto dal Giudice della cautela con il decreto in data 31.10.03, tuttavia, non può trovare conferma, e anzi appare meritevole di revoca,
ovvero di modifica, poiché, per come è formulato e per come temibilmente potrebbe essere interpretato, è suscettibile di inibire comportamenti perfettamente
leciti.
Abbiamo visto come la controparte, ricorrendo, chiedesse al Giudice della cautela di inibire "la pubblicazione sotto forma digitale, o in ogni altro modo,
e la conseguente messa a disposizione sulla rete internet dell'opera di J.K. Rowlings 'Harry Potter e l'ordine della fenice'", laddove il Giudice, con
il proprio provvedimento, ha inibito "la diffusione a mezzo della rete internet del volume 'Harry Potter e l'Ordine della Fenice'".
Ebbene, mentre è chiaro che la richiesta cautelare della ricorrente era volta a impedire la messa a disposizione del pubblico dell'opera per il tramite
della rete Internet (cioè il fatto che il Signor Pietrosanti potesse distribuirla indiscriminatamente al pubblico, cedendone copie), ecco che il provvedimento
del 31 ottobre, quando inibisce "la diffusione a mezzo della rete internet", evoca ed è idoneo a ricomprendere, sacrificandoli, atti e comportamenti che
consistono bensì nell'uso dell'opera "a mezzo" della rete Internet, ma che in nessun modo possono ritenersi illeciti poiché non suppongono nessuna forma
di messa a disposizione del pubblico, e anzi la escludono.
Chiariremo a momenti l'assunto. Prima, tuttavia, è bene ricordare come il contenuto del diritto d'autore si riferisca, in primo luogo, alla pubblicazione
dell'opera (art. 12 l.d.a.), laddove "Il diritto esclusivo di comunicazione al pubblico... comprende altresì la messa disposizione del pubblico dell'opera
in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente" (art. 16 l.d.a.). E' noto peraltro che la Direttiva 2001/29/CE
del 22.5.2001, attuata con D.Lgs. 9.4.2003, n. 68, interviene nell'intento di "armonizzare ulteriormente il diritto d'autore applicabile alla comunicazione
di opere al pubblico", e che "Tale diritto deve essere inteso in senso lato in quanto concernente tutte le comunicazioni al pubblico non presente nel luogo
in cui esse hanno origine. Detto diritto dovrebbe comprendere qualsiasi trasmissione o ritrasmissione di un'opera al pubblico, su filo o senza filo, inclusa
la radiodiffusione, e non altri atti".
In secondo luogo, in quanto al diritto di riproduzione, la Direttiva sottolineava che "Si dovrebbe prevedere un'eccezione al diritto esclusivo di riproduzione
per consentire taluni atti di riproduzione temporanea, che sono riproduzioni transitorie o accessorie, le quali formano parte integrante ed essenziale
di un procedimento tecnologico e effettuate all'unico scopo di consentire la trasmissione efficace in rete tra terzi con l'intervento di un intermediario
o l'utilizzo legittimo di un'opera o di altri materiali", e l'art. 68bis l.d.a. conformemente prevede che "sono esentati dal diritto di riproduzione gli
atti di riproduzione temporanea privi di rilievo economico proprio che sono transitori o accessori e parte integrante ed essenziale di un procedimento
tecnologico, eseguiti all'unico scopo di consentire la trasmissione in rete tra terzi con l'intervento di un intermediario, o un utilizzo legittimo di
un'opera o di altri materiali".
E' chiaro dunque che il diritto di pubblicazione, da un lato, e quello di riproduzione, dall'altro lato, rispettivamente si riferiscono, per ciò che attiene
alle operazioni"a mezzo della rete Internet", alla messa a disposizione del pubblico e ad atti di riproduzione non temporanea: ciò nel senso, per un verso,
che la fruizione dell'opera "a mezzo" della rete Internet non implica di per sé (e lo spiegheremo precisamente tra poco) la "diffusione al pubblico" dell'opera
(o della copia legittima dell'opera), mentre, per altro verso, il diritto esclusivo di riproduzione non si estende agli atti di trasmissione per l'utilizzo
legittimo dell'opera.
Le nozioni elementari - ma non necessariamente notorie - sinora tratteggiate rendono dunque chiaro, in primo luogo, che lo sfruttamento della rete Internet
per la fruizione dell'opera di per sé non implica "pubblicazione", non implica "messa a disposizione" indiscriminata, non implica generale "divulgazione".
Ma vediamolo, meglio e più diffusamente, al paragrafo che segue.
3) Una scarsa conoscenza e pratica delle tecnologie in rassegna potrebbe indurre - e di fatto generalmente induce - a ritenere che una pagina elettronica,
un documento di testo o sonoro o video, insomma un cosiddetto file consultabile "in rete" (Internet) sia perciò stesso "pubblicato", cioè reso disponibile
indiscriminatamente e indiscriminatamente accessibile o, per usare la dicitura di legge, che sia tale per cui "ciascuno possa avervi accesso dal luogo
e nel momento scelti individualmente".
Non è così. Altro, infatti, è usare la rete Internet per "pubblicare", cioè rendere accessibile indiscriminatamente, un documento: altro, e anzi tutt'altro,
è usare la rete Internet per rendere accessibile il documento al medesimo soggetto che lecitamente dispone dell'opera (o di una copia lecita della stessa),
ovvero ad altro specifico soggetto che a sua volta lecitamente può accedere alla consultazione del documento, ovvero a una copia (sempre lecita) dello
stesso.
La prima ipotesi (quella che la scarsa conoscenza e pratica di queste tecnologie potrebbe erroneamente far ritenere l'ipotesi esclusiva) consiste nella,
appunto "pubblicazione" del documento sulle pagine di un cosiddetto sito web a un indirizzo pubblico.
Lo scrivente, in questo momento, decide, per esempio, di accedere al sito Internet della Corte Costituzionale: lancia dunque il programma di navigazione,
c.d. browser, digita nel campo dedicato l'indirizzo web della Corte Costituzionale, www.cortecostituzionale.it, e accede quindi alla pagina qui sotto riprodotta:
La home page del sito www.cortecostituzionale.it
scegliendo di consultare questo o quel documento in tal modo "pubblicato" sulle pagine elettroniche del sito Internet di cui si tratta.
C'è dunque un "indirizzo" pubblico (nel caso di specie quello del sito della Consulta, cioè a dire "
www.cortecostituzionale.it")
cui il pubblico può accedere, per la consultazione delle varie sezioni e dei documenti pubblicati. Documenti non solo, dunque, "diffusi a mezzo della rete
Internet" - ciò che di per sé, come vedremo subito, non costituisce messa a disposizione del pubblico - ma documenti appunto "pubblicati", resi disponibili
a tutti gli utenti della rete Internet per il tramite dell'accesso (pubblico) all'indirizzo Internet (pubblico e da chiunque raggiungibile) della Corte
Costituzionale.
Per proseguire con l'esempio pratico, ora lo scrivente accede alla sezione "documenti", trovandosi a questo punto nella pagina che qui sotto si rappresenta:
www.cortecostituzionale.it/ita/documenti/documenti.asp
a questo punto essendogli possibile esaminare, per esempio, il Regolamento della Corte:
REGOLAMENTO GENERALE DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Ma quello che abbiamo or ora sperimentato non è davvero l'unico modo per disporre di un documento, e consultarlo, "a mezzo" della rete Internet. Per questo
tramite, infatti, cioè per il tramite di Internet, come anticipavamo, è ben possibile consultare (e, a certe ben precise e lecite condizioni, far consultare)
un documento, senza che questo implichi "pubblicazione" o indiscriminata "messa a disposizione" alcuna.
Si faccia l'esempio che lo scrivente (ci permettiamo di proseguire con questo modo diretto di esposizione) abbia ora necessità di dare in lettura la bozza
del presente atto a un proprio collaboratore, per il rilievo di eventuali (speriamo non troppi, e speriamo si tratti solo di quelli) errori di battitura.
Il collaboratore di cui si tratta però non c'è: è altrove. Peraltro chi scrive non ha a disposizione una stampante, né il collaboratore dispone di un
dispositivo per la ricezione di telecopia (fax), e per qualche ragione in questo momento non funziona il programma di posta elettronica. La soluzione?
Semplice: è sufficiente disporre di un computer (anzi due: uno dello scrivente, e un altro a disposizione dell'ipotetico collaboratore per così dire "remoto"),
e una connessione Internet. La macchina (cioè il computer) di chi scrive, collegata in rete, ha un, per così dire, "indirizzo privato", cioè una successione
alfanumerica che lo identifica. Nel computer, collegato a Internet, risiede il documento che stiamo scrivendo, e appunto "a mezzo" della rete Internet
possiamo (doppia coppia di virgolette) ""diffonderlo"", rendendolo tuttavia disponibile non "al pubblico", non indiscriminatamente, ma solo e soltanto
a chi vogliamo e cioè, nell'ipotesi, al collaboratore assente. Sarà sufficiente, a tal fine, attivare una funzione che nel sistema operativo del computer
di chi scrive è definita "condivisione web":
IMPOSTAZIONE SERVIZI: CONDIVISIONE WEB
e quindi comunicare al collaboratore l'"indirizzo" che gli consente di accedere alla nostra macchina collegata in rete Internet e, dunque, alla lettura
di quest'atto, il cui nome ("mem-pietrosanti.html") pure abbiamo comunicato.
A questo punto il collaboratore, "a mezzo" della rete Internet, può agevolmente accedere alla lettura del documento.
Gli basta, dal suo computer connesso alla rete Internet, lanciare il programma di navigazione e, nel campo dedicato, digitare "1.38.87.58/~iuricasa/mem-pietrosanti.html",
al che accederà alla pagina che qui sotto si riproduce:
Finestra del browser all'indirizzo "1.38.87.58/~iuricasa/mem-pietrosanti.html"
potendo dunque consultare il documento (nel nostro caso, la bozza di questo atto). Ora, l'operazione che abbiamo (realmente) appena condotto e rappresentato,
altro non è che una "messa a disposizione a mezzo della rete Internet", ma non al pubblico, di un documento, che tuttavia, anziché da quest'atto, poteva
essere rappresentato anche da un'opera protetta da diritto d'autore.
Abbiamo cioè reso disponibile il documento, a mezzo della rete, a una persona cui abbiamo comunicato privatamente l'indirizzo privato del nostro computer
e il nome del documento. Abbiamo dunque fruito e/o fatto fruire del documento usando la rete Internet. Ma non l'abbiamo "pubblicato". Non l'abbiamo indiscriminatamente
diffuso, perché pubblicarlo e diffonderlo supporrebbe la pubblicazione e diffusione di quel certo indirizzo e di quel certo nome di documento, per esempio
sulle pagine del nostro sito web.
Ecco dunque ciò che si intendeva sopra, quando si osservava che altro è usare la rete Internet per "pubblicare" alcunché, per rendere disponibile effettivamente
e potenzialmente a "ciascuno" alcunché, e altro, tutt'altro, è operare "a mezzo" della rete Internet per rendere accessibile alcunché a un soggetto determinato,
cui comunichiamo il, per così dire, nostro indirizzo privato (o, se preferiamo, il "nome" del nostro computer).
Si badi che operare "a mezzo" della rete Internet per rendere disponibile - non per pubblicare o riprodurre - un documento, significa anche, o può significare,
usare tale rete per rendere disponibile il documento non già e non più a un terzo, per quanto da noi autorizzato, ma a noi stessi e cioè al legittimo proprietario
del documento medesimo (o della copia lecitamente acquistata o lecitamente ottenuta).
Si faccia l'ipotesi che lo scrivente si allontani da qui: ebbene qui, nel suo computer, ci sono file di testo (per esempio opere scientifiche su "cd" e/o
"dvd") o musicali, o video, sicuramente tutti oggetto di diritto d'autore. Ora, nell'ipotesi che lo scrivente, allontanatosi, disponesse, nel diverso luogo
in cui si trova, di un computer collegato a Internet, egli potrebbe, semplicemente avviando il browser e digitando il sopra visto indirizzo, leggersi,
ascoltarsi, guardarsi, da laggiù, un "suo" file di testo, di musica o video che c'è qui, sul suo computer di casa connesso alla rete Internet.
Che cosa avrebbe fatto? Avrebbe "reso accessibili" quei documenti? Sì. Avrebbe ottenuto questa accessibilità "a mezzo" della rete Internet? Sì. Ma li avrebbe
"pubblicati"? No. Li avrebbe resi disponibili indiscriminatamente? No.
Ecco perché indicavamo, in esordio di questa difesa, che il provvedimento assunto dal Giudice della cautela, così come è formulato, e così come temibilmente
potrebbe essere interpretato ed eseguito, è suscettibile di inibire comportamenti perfettamente leciti (come vedremo a momenti il problema non si porrebbe,
invero, ove fosse pacifico che l'inibitoria, laddove usa il termine "diffondere a mezzo della rete", suppone e implica un divieto relativamente alla pubblicazione
, relativamente alla messa a disposizione del pubblico; se così fosse, nulla quaestio: salva in ogni caso l'esigenza di una revisione del dispositivo del
decreto che chiarisca il punto, rimuovendo l'incertezza d'interpretazione e precisando, dunque, l'esatta portata del divieto).
Ma serve sottolineare a questo punto che, nel nostro caso, riguardante l'uso di un documento e della rete Internet da parte di un non-vedente, ulteriori
profili di urgente considerazione debbono essere valutati.
4) Abbiamo dimostrato come l'uso della rete Internet per consentire l'accesso alla consultazione di un documento sia non solo possibile, ma perfettamente
lecito, poiché ciò che rende indiscriminatamente accessibile il documento è la pubblicazione, la quale avviene laddove il documento sia pubblicato sulle
pagine elettroniche di un sito Internet pubblicamente accessibile, mentre non avviene laddove il documento, pur "a mezzo" della rete Internet, sia reso
disponibile a se stessi o a un terzo (un amico a cui voglio far leggere un articolo di una mia rivista in formato digitale, un parente a cui voglio far
ascoltare un brano musicale di un mio compact disc, e simili) mediante la comunicazione privata della successione di numeri, simboli e lettere che identificano
l'utente del mio computer collegato alla rete Internet.
Ebbene, nel caso di un non-vedente questa operazione si appalesa, per così dire, doppiamente necessaria e a fortiori lecita.
Per un verso è noto infatti che, ai sensi dell'art. 71bis l.d.a., "Ai portatori di particolari handicap sono consentite, per uso personale, la riproduzione
di opere e materiali protetti o l'utilizzazione della comunicazione al pubblico degli stessi, purché siano direttamente collegate all'handicap, non abbiano
carattere commerciale e si limitino a quanto richiesto dall'handicap".
Il non-vedente, dunque, può lecitamente procedere all'ottenimento di una copia digitale di un libro cartaceo che ha acquistato, per poi consultarlo sul
suo computer.
Bene (anzi male, nel senso che in questo modo, ad onta della apparente bontà della concessione, il non-vedente è destinatario dell'odioso obbligo di pagare
per ottenere qualcosa - cioè il libro cartaceo - il cui godimento effettivo gli è impedito, e poi spendere tempo e denaro per ottenere un dispositivo
di riproduzione - per esempio uno "scanner" - che gli consenta di tradurre in formato "leggibile" il documento: tutto ciò che sarebbe evitato se il non-vedente
potesse, pagando, disporre immediatamente del "libro" in formato per lui accessibile, ma questo è altro profilo della vicenda, pur essenziale, di cui non
mette conto occuparsi ora e in questa sede): è tuttavia evidente a chiunque il fatto che un non-vedente non ha nessuna possibilità non solo di "consultare",
ma nemmeno di "gestire" la propria biblioteca cartacea. Non solo quei libri non può leggerli: nemmeno può ordinarli, nemmeno può disporli secondo un ordine
desiderato, nemmeno può darli in consultazione a un amico, a un parente. I "suoi" libri, dunque, sono i file in formato digitale, cioè le pochissime opere
vendute direttamente su "cd" o "dvd" ovvero le copie che il non-vedente lecitamente (per quanto difficoltosamente) può fare delle opere in cartaceo. Ed
è questa, cioè la raccolta dei file in formato digitale, la "sua" - purtroppo ad oggi poverissima - "biblioteca".
Ed ecco dunque che, "a mezzo" della rete Internet, nel modo che sopra abbiamo descritto, il non-vedente che non solo non vuole, ma non può, perché non gli
serve a nulla, portarsi appresso i libri cartacei, può consultare un file (un libro) della sua biblioteca quando è lontano da lì, quando è lontano dalla
sua biblioteca, vale a dire dal suo computer (contenente i documenti) collegato in rete Internet: accedendo cioè alla sua biblioteca/computer "a mezzo"
della rete Internet mediante la digitazione -nel campo dedicato del programma di navigazione del computer al momento disponibile - del proprio privato
indirizzo, cioè quella successione di numeri, simboli e lettere che identificano lui e solo lui, il proprietario e utente del computer/biblioteca.
Per non dire del fatto che l'esigenza sopra richiamata (cfr. paragrafo 3, pag. 16 e ss.), di consentire a un terzo la consultazione di un documento "a mezzo"
della rete Internet costituisce, per un non-vedente, l'unica effettiva possibilità. Se il signor Pietrosanti, per esempio, volesse far leggere a un amico
lontano, o alla sua bambina di dieci anni attualmente ospite dei nonni lontani, la storia di Harry Potter, ebbene altro non potrebbe fare - atteso che
non può, autonomamante, gestire la propria inutile biblioteca di carta - che ricorrere alla operazione che abbiamo descritto sopra, cioè comunicare all'amico
lontano o alla bambina il suo "indirizzo" privato.
Come si capisce, dunque, è essenziale la rimozione di ogni possibile dubbio - che il decreto potrebbe indurre - sulla perfetta liceità, alle condizioni
e nei modi descritti, della fruizione "a mezzo della rete" dell'opera protetta; e tale chiarimento si rende tanto più necessario e urgente nel caso - che
è il nostro - di un soggetto non-vedente, esposto altrimenti a possibili effetti o intendimenti inibitori in ordine a comportamenti perfettamente leciti
(oltre che per lui pressoché obbligati).
Per tutti i motivi indicati, e con riserva di meglio e ulteriormente illustrarli avanti il Signor Giudice Designato alla fissata udienza del 14 novembre
2003, il Signor Paolo Pietrosanti, come sopra rappresentato, difeso ed elettivamente domiciliato, chiede che la S.V. si compiaccia di
revocare
il decreto in data 31.10.03 nel procedimento in epigrafe, ovvero di, in via subordinata rispetto alla revoca del medesimo
modificare
il provvedimento come segue:
dopo la parola "Register.it" nel dispositivo, inserire:
"...la pubblicazione con messa a disposizione del pubblico a mezzo della rete internet", al posto delle parole "la diffusione a mezzo della rete internet";
ovvero e in ogni caso precisare in motivazione che l'ordine di inibitoria è riferito e limitato alla diffusione a mezzo della rete Internet nella misura
in cui tale diffusione sia pubblica e di messa a disposizione del pubblico dell'opera, con precisazione che non costituisce pubblicazione e/o messa a disposizione
del pubblico la consultabilità del documento a mezzo della rete Internet tramite uso proprio o comunicazione limitata e privata dei dati identificativi
del computer del resistente.
Si producono i documenti citati in narrativa.
Milano, il 14 novembre 2003
Firma I. M. Prado
Avv. Iuri Maria Prado
02.anche l'autrice di harry potter si costituisce contro pietrosanti
www.pietrosanti.net
COMUNICATO STAMPA
HARRY POTTER - CIECHI: CONTRO PIETROSANTI SI COSTITUISCE IN GIUDIZIO ANCHE L
'AUTRICE DELLA SAGA MILIARDARIA. LUNEDI' AL TRIBUNALE DI MILANO NON SOLO
SALANI CONTRO PIETROSANTI, MA SALANI+ROWLING CONTRO PIETROSANTI, L'ESPONENTE
RADICALE CIECO. CHE DICE: "LA SIGNORA DOVRA' PURE DIRMI PERCHE' VUOLE
IMPEDIRMI DI LEGGERE, PERCHE' VUOLE ACCECARMI".
Roma, 20 novembre 2003
L'autrice del caso letterario almeno del decennio, la donna più ricca di
Gran Bretagna dopo la Regina, Jeanne Kathleen Rowling ha deciso di
costituirsi in giudizio e di unirsi quindi all'editore italiano della saga
del piccolo mago nella causa contro Paolo Pietrosanti, l'esponente radicale
cieco che sta affermando la semplice empirica verità: il motivo per cui un
cieco non può leggere ha assai poco a che fare con la sua cecità.
La prossima udienza è convocata per lunedì 24 novembre alle ore 12,00 avanti
alla Prima Sezione civile Triubunale di Milano (quarto piano - stanza del
Dott. Rosa).
Paolo Pietrosanti ha dichiarato:
"dovrò vedermela in Tribunale non solo con l'editore della versione
italiana, ma anche con l'autrice della saga del maghetto.
Abbiamo reso pubblica la memoria difensiva del mio Avvocato, Iuri Maria
Prado, che può essere letta su
www.pietrosanti.net
e su
www.radioradicale.it).
E ora la parola spetta non più soltanto a me e all'editore italiano, ma
anche alla scrittrice più famosa del mondo. Che dovrà pure dire perché non
vuole che io legga, anche se materialmente potrei.
La Signora più ricca del Reame, dopo la Regina, dovrà pure dirmi perché
vuole impormi la cecità, contro tutto e tutti. Contro ciò che è possibile,
facile, concretamente possibile: un cieco può leggere, ma la Signora vuole
chiudermi gli occhi.
Appuntamento a lunedì. Perché su questo una risposta la esigo."***
corrispondenza tra il presidente dell'associazione editori e silvano pasquini
*la lettera del presidente cecchini
Mando alla Lista, per conoscenza, la lettera che il dr. Ivan Cecchini,
direttore dell'AIE ha inviato in risposta alla mia già a disposizione della
Lista da alcuni giorni.
In una prossima puntata segue ulteriore mia risposta.
(omissis)
Egregio sig. Pasquini,
devo confessarle con tutta franchezza di non aver ben capito quale problema
voglia affrontare con i nostri tecnici, dopo aver seguito la trasmissione
organizzata
e mandata in onda da Radio Popolare.
Ad una prima lettura mi sembrava che la questione fosse l'insufficiente
implementazione da parte della Biblioteca di Monza dei testi a disposizione
dei
suoi fruitori. Subito dopo, tuttavia, il problema sembra diventare quello
dell'eccessivo numero di titoli sfornato annualmente dall'editoria italiana,
per cui nessuna struttura speciale potrebbe mai tenervi dietro, garantendo
alle persone con problemi visivi di accedere a tutte le novità.
E' evidente che ipotizzare un drastico contingentamento delle produzioni
editoriali, da rapportare alla potenzialità delle Strutture Speciali,
costituisce
un'ipotesi davvero poco proponibile. E quindi non mi dilungo su questo.
Proseguendo nella lettura scopro poi però che ci sono problemi analoghi a
quelli dei non vedenti anche per chi studia, chi viaggia, i professionisti
legali,
gli insegnanti e chiunque debba partecipare a convegni o dimostrazioni
varie. In sintesi per tutta l'Italia e gli italiani.
Mi sembra davvero eccessivo pensare che l'editoria possa da sola risolvere
tutti questi problemi, oltretutto a sue spese, identificandosi tout court
con
la Repubblica, tenuta costituzionalmente a "rimuovere gli ostacoli...". Ma
l'editoria non è la Repubblica, bensì una parte del Paese, insieme a molte
altre
Istituzioni e Soggetti pubblici e privati, nonché a tutti i cittadini,
ritengo tutti con pari diritti, doveri e responsabilità.
Dalla Sua lettera sembra invece che in materia di accesso alla lettura
alcuni abbiano solo
doveri e responsabilità, altri solo diritti. Provi a riflettere su chi è che
rischia da
imprenditore le proprie risorse per rendere disponibili sul mercato le opere
dell'ingegno.
Su questo saremo sempre pronti a riflettere e confrontarci.
*la risposta di silvano pasquini
E come promesso, questa è la mia risposta.
Forse avrei potuto dire di più e meglio, ma il tempo contingentato e la
necessità di dare una risposta il più possibile completa e immediata, non mi
hanno consentita migliore opportunità di riflessione.
Silvano Pasquini
----- Original Message -----
From: "M.O.L.C.E.S." <
m.o.l.c.e.s._molces@infinito.it>
To: "Ivan Cecchini" <
ivan.cecchini@aie.it>
Sent: Wednesday, November 26, 2003 6:49 PM
Subject: Risposta Prot.690/03
> Egregio dr. Cecchini,
>
> nel comune interesse, intendo far fronte a qualunque dilemma che possa
> frapporsi ad ostacolo alla reciproca comprensione del tema in oggetto.
> Risponderò, pertanto, alla Sua lettera, di cui in primis, ringrazio,
> offrendo puntuali spiegazioni alle domande che direttamente e
> indirettamente, essa solleva, prendendo a spunto esattamente quanto da Lei
> scritto.
>
> 1) - "devo confessarle con tutta franchezza di non aver ben capito quale
> problema voglia affrontare con i nostri tecnici, dopo aver seguito la
> trasmissione organizzata
>
> e mandata in onda da Radio Popolare."
>
> La risposta è semplice, anche se la soluzione, invece, può presentare
> difficoltà che, tuttavia, a nostro parere, vanno affrontate senza
pregiudizi
> e senza sbrigative considerazioni finalizzate ad accantonarle, piuttosto
che
> a risolverle.
>
> Si tratta di capire quali sono le reali difficoltà tecniche per cui nohn
sia
> possibile realizzare uno o più modi di creare accesso diretto alla cultura
e
> all'informazione attraverso sistemi di divulgazione alternativa al
cartaceo
> che, da un lato, si facciano garanti di adeguata protezione per l'editoria
> e, dall'altro, si rivelino efficace strumento di una diversa possibilità
> di consultazione (leggi: display braille e sintesi vocale);
>
> 2) - "Ad una prima lettura mi sembrava che la questione fosse
> l'insufficiente
> implementazione da parte della Biblioteca di Monza dei testi a
disposizione
> dei
>
> suoi fruitori. Subito dopo, tuttavia, il problema sembra diventare quello
> dell'eccessivo numero di titoli sfornato annualmente dall'editoria
italiana,
>
> per cui nessuna struttura speciale potrebbe mai tenervi dietro, garantendo
> alle persone con problemi visivi di accedere a tutte le novità.
>
> E' evidente che ipotizzare un drastico contingentamento delle produzioni
> editoriali, da rapportare alla potenzialità delle Strutture Speciali,
> costituisce
>
> un'ipotesi davvero poco proponibile. E quindi non mi dilungo su questo."
>
> Sinteticamente, il concetto è che la Biblioteca di Monza fa molto, ma è
solo
> quel che può, non quel che serve e siccome non si può impedire
all'editoria
> di sfornare il "sapere", vanno ricercati sistemi di divulgazione
alternativa
> per non privare chi tecnicamente potrebbe accedervi, di un diritto
> fondamentale per ogni Società progredita e civile.
>
> 3) - Proseguendo nella lettura scopro poi però che ci sono problemi
analoghi
> a quelli dei non vedenti anche per chi studia, chi viaggia, i
professionisti
> legali,
>
> gli insegnanti e chiunque debba partecipare a convegni o dimostrazioni
> varie. In sintesi per tutta l'Italia e gli italiani.
>
> Niente di tutto ciò, dr. Cecchini. Questo, davvero, non l'ho mai pensato
e,
> men che meno, affermato. Ho detto - questo sì - di un'ipotesi per cui
> pensare in grande dal punto di vista editoriale, considerando i soggetti
di
> cui sopra una risorsa nuova per il nuovo mercato che potrebbe scaturire da
> una divulgazione alternativa delle opere librarie che, pertanto, non
> verrebbero prodotte ad uso esclusivo dei ciechi.
>
> 4) - "Mi sembra davvero eccessivo pensare che l'editoria possa da sola
> risolvere tutti questi problemi, oltretutto a sue spese, identificandosi
> tout court con
>
> la Repubblica, tenuta costituzionalmente a "rimuovere gli ostacoli...". Ma
> l'editoria non è la Repubblica, bensì una parte del Paese, insieme a molte
> altre
>
> Istituzioni e Soggetti pubblici e privati, nonché a tutti i cittadini,
> ritengo tutti con pari diritti, doveri e responsabilità."
>
> Ed ha perfettamente ragione; il Suo discorso non fa una grinza. Però, a
> proposito di pari diritti, (La prego di assumere questo ed il successivo
> esempio come sole constatazioni di fatto, non come astiose e sterili
> recriminazioni) Lei e tutti quelli che possiedono la vista e
> l'uso della ragione siete in grado di leggere qualsiasi pezzo di carta,
> anche
> straccia, vi capiti sott'occhio e a portata di mano; a me e a quanti
altri,
> invece, solo il "dovere" di salvaguardare i vostri diritti, oltrechè di
> editori,
> anche a poter mantenere una visione limitata e castrante del problema.
>
> Certo, voi non siete la Repubblica, ma da questa Repubblica (non da
> un'altra), l'Editoria italiana "tutta", non esclusi, certo, i Suoi
> affiliati,
> riceve ogni anno fior di milioni di EURO ricavati anche dalle mie tasse e
da
> quelle di
> quanti non ne hanno alcun ritorno, pur in presenza di mezzi tecnici
> che consentirebbero a pieno di poterlo esigere.
>
> E infine, tengo a precisare che l'impianto basilare della nostra richiesta
> poggia esclusivamente sulle leggi del mercato e non tende in alcun modo a
> richiedere la mozione di pietistici veli di Solidarietà in cui avvolgere
la
> nudità delle nostre miserie e la povertà delle nostre disgrazie.
>
> Questo, lo chiedono altre Associazioni che non hanno capito (o non
vogliono
> capire) che nell'integrazione si viaggia a doppio senso, dove la
> rivendicazione di un diritto è legittima laddove, per le proprie
> possibilità, ciascuno ottemperi correttamente all'assolvenza dei propri
> doveri.
>
> Non vogliamo, dunque, nulla di gratuito, bensì un Servizio da retribuire
in
> modo adeguato ai suoi costi effettivi e commisurato alle stime legali di
un
> legittimo guadagno.
>
> 5) - "Dalla Sua lettera sembra invece che in materia di accesso alla
lettura
> alcuni abbiano solo
>
> doveri e responsabilità, altri solo diritti. Provi a riflettere su chi è
che
> rischia da
>
> imprenditore le proprie risorse per rendere disponibili sul mercato le
opere
> dell'ingegno.
>
> Su questo saremo sempre pronti a riflettere e confrontarci.
>
> Non credo, dopo quanto asserito, di dover dimostrare ulteriore sensibilità
> sui vostri rischi, che ho ben presenti e che, fin dal nostro primo
incontro,
> non ho mai inteso sottovalutare né, tantomeno, preteso di abusare (tant'è
> che l'incontro con i Vostri tecnici lo abbiamo richiesto solo per questa
> ragione; i formati più proficui per l'accesso, le più adeguate forme di
> impaginazione e le migliori modalità per la ricerca di paragrafi e
capitoli
> potrebbe essere - ed è ovvio - materia dei nostri che, all'uopo hanno
> lavorato e ancora stanno lavorando, pur avendo già ottenuti ottimi
> risultati, per tempi e praticità di esplorazione).
>
> A Lei, però, io, da persona in situazione di handicap, anche a nome di
tanti
> altri
> che parimenti lo sono, sento il dovere di far presente che l'ignoranza,
per
> altro
> indotta, non dal proprio deficit, non dall'impossibilità di farvi fronte,
> bensì da cause esterne a questi impedimenti, è
> la menomazione più grave e umiliante per ogni uomo in grado di intendere e
> volere.
>
> Mi permetto, dunque, di lanciarLe a mia volta questa opportunità di
> riflessione di cui, mi auguro, voglia investire con tempistiche e modalità
> adeguate, tutte le Case editrici che fanno capo a codesta Associazione,
> affinché ciò che oggi viene ancora definito "un problema da risolvere"
possa
> ambire, in tempi relativamente brevi, a diventare "un TRAGUARDO
RAGGIUNTO".
>
> Con sincera cordialità e distinti saluti
> Silvano Pasquini - Presidente Nazionale M.O.L.C.E.S.
> Via Masotto 30 - 20133 (MI)
> Tel.: 02-45.48.82.77
> Fax: 700.503.438
> E-mail:
m.o.l.c.e.s._molces@infinito.it
***
Data: marted 2 dicembre 2003 12.04
04.corrispondenza tra paolo pietrosanti e il direttore di vincere
Caro signor Pietrosanti,
grazie per averci scritto, ma non grazie per aver tentato di attaccarci
al muro. Nemmeno unapertura? Nemmeno un buon consiglio? Possibile che la
cosa piu' importante che ha trovato da dire sia che stiamo prendendo in giro
i ciechi?
Provi a pensare che noi, almeno, ci stiamo provando. E che non avevamo mai
fatto, prima d'ora , un giornale parlato per i ciechi. E che non facciamo
parte della schiera dei massimalisti nè dei meglio niente.
Il secondo CD parlato ± anche grazie ai consigli delle persone prive di
vista ± contiene molte piu' cose e meglio dette, contiene letture piu'
complete dei testi scritti, ha una durata molto piu' lunga.
Il terzo, siamo certi che sarà ancora migliore, Perchè non ci dà una mano
invece di sparare?
E difficile vincere se non si vuole partecipare. Il CD allegato
gratuitamente alla nostra rivista non uno strumento commerciale ma un atto
dovuto alla condizione di cecità Sbagli ne facciamo e ne faremo ancora. Ma
ci sorregge la consapevolezza di impegnarci per cause importanti.
La nostra idea quella di stare insieme, di vincere insieme contro le
ottusità e le malvagità delle tavole separate.
Se commettiamo alcuni errori, siamo pronti a correggerci. Ma la sua lettera
non un invito in tal senso,non prende atto del significato piu' ampio del
volere della nostra sfida.
Noi vogliamo fare, a costo di sbagliare. Ci aiuti.
Il direttore
Massimo Balletti
*la replica di paolo pietrosanti
Signor Balletti,
non mi sembmra il caso di scherzare. E su queste cose meglio evitare di
scherzare in questo modo.
io ho scritto a voi e confermo in pieno quel che ho scritto, per ora in
privato.
Lei mi parla di sfide, di tentativi, di lotte. Ma sono sfide e lotte vostre,
che a me avete fatto pagare, e delle quali non mi avete fatto leggere.
E quindi fino a prova del contrario il rapporto che c' tra me e voi
quello che c' tra un qualsiasi editore o direttore di giornale e un
acquirente del medesimo. A meno che Lei non ritenga che il solo fatto di
essere io cieco debba farmi spogliare del mio essere stato un acquirente del
vostro periodico.
Le sfide sono le sue, saranno pure belle, ma io non lo so, perch dove se ne
parla si fa pagare il prezzo ma si danno fregature agli acquirenti ciechi.
Dunque, io ho acquistato la vostra rivista perch mi stato detto, mi
stato detto da voi, e il CD lo prova, che quella rivista accessibile ai
ciechi.
La compro, e mi accorgo che invece ho pagato una pernacchia.
Lasci perdere che io sono cieco, perch il denaro che ho pagato non olet,
cio sempre quello vale, sia chi ha pagato cieco o meno.
Io ho acquistato un prodotto perch mi stato detto che aveva certe
caratteristiche, ma una volta pagato mi sono accorto che quel che mi era
stato detto ed era stato detto pubblicamente non vero.
Tutto qui.
Immagini di entrare in un negozio di fornaio, invitato dalla scritta: pane
freschissimo a tutte le ore. Lei paga, e si accorge che il pane vecchio, e
che invece lei lo ha pagato come pane freschissimo.
Lei che fa? Torna dal fornaio, evidentemente, per avere pane fresco o il
denaro indietro.
E il fornaio cosa le dice? Ma no, non faccia cos, sa, io devo imparare.
Devo imparare come si fa il pane. Torni spesso, e mi aiuti.
Di fronte ad un fornaio di questo genere lei cosa farebbe?
Nel migliore dei casi si sentirebbe preso per il naso.
Esattamente come io mi sento preso per il naso dalla sua lettera.
Lei si immagini per assurdo direttore di un periodico che non c'entri nulla
con la disabilit, e immagini per assurdo che io non sia un disabile grave.
Mi dica: le sarebbe mai venuto in mente di dirmi: s, lei ha comprato la
nostra rivista e le pagine sono tutte macchiate; ma vedr che piano piano
impareremo a fare girare la macchina tipografica, con il suo aiuto,
pagante..
Ecco, A lei non sarebbe mai venuto in mente una cosa cos pazzesca. Mentre
si sente legittimato a questo dal semplice mio essere un cieco.
Buon pro le faccia.
A me rimane, ingigantita, la ingiustificata offesa.
Che si aggiunge alla fregatura.
Lei non vuole trattarmi come un lettore, per il solo fatto che io sono
cieco.
Le sue righe mi sono giunte leggibilissime, ma con qualche problema di
accenti. Le sarei grato se volesse reinviarmi il file con la sua letterina,
in formato doc, o txt, onde io possa renderla pubblica o almeno disponibile
ad altri. Sempre che non abbia nulla in contrario, s'intende.
Paolo Pietrosanti***
05.il decreto del tribunale di milano
Roma, 3 dicembre 2003
Questo il testo del Decreto del Tribunale di Milano:
Il G.I.
Letto il ricorso depositato da pietrosanti paolo il 26 novembre 2003 ex art.
669 duodecies cpc;
dato atto dell'assegnazione del ricorso allo scrivente;
rilevato che l'invocata disposizione contempla un generale potere di
determinazione delle modalità di attuazione del provvedimento cautelare
(nell'ambito del controllo sull'attuazione medesima), disponendo l'audizione
delle parti (solo) in caso di insorgenza di "difficoltà o contestazioni";
ritenuto - e, al riguardo, va richiamata l'ordinanza del 26 novembre c.a. -
che nessun contenzioso sulla concreta attuazione del provvedimento cautelare
è realmente esistente, il contraddittorio svoltosi "inter partes" sui limiti
dell'uso personale del Pietrosanti apparendo meramente teorico e riferibile
a futuri comportamenti del resistente (ora ricorrente ex art. 669 duodecies
cpc) , allo stato non oggetto di alcuna diffida ad opera di Salani (o dei
suoi legali, peraltro mandatari solo in relazione alla circostanz a dedotta
nel ricorso del 31.10.2003);
ritenuto - e ribadito - che l'inibitoria 31.10.2003/26 novembre '03, in
collegamento col ricorso e con i comportamenti nello stesso denunziati,
riguarda la diffusione (dell'opera) via internet al "pubblico (inteso come
indistinta generalità di utenti)" e non già ulteriori (diversi)
comportamenti, in detto ambito non inquadrabili (in via astratta);
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso. si comunichi alle parti.
Milano, 28 novembre 2003
***
06.il ministro stanga può entrare nella biblioteca di paolo pietrosanti
(www.pietrosanti.net)
Paolo Pietrosanti ha inviato quest'oggi la seguente lettera al Ministro
della Innovazione e Tecnologia, Stanca, nonché al capo della sua Segreteria
Paolo Vigevano:
"Signor Ministro, caro Paolo,
ecco quel che vi consente di entrare nella mia biblioteca: raggiungete
www.pietrosanti.net,
e da lì muovetevi verso la Biblioteca.
Per leggere i libri l'user id è ***, e la password è ***.
Si tratta della mia biblioteca privata, quale sarebbe (quale è) quella di
chiunque, con la differenza che nel mio caso - io cieco - i miei libri non
sono di "carta" ma in formato elettronico, cioè un formato che mi consente
di leggere.
Quei libri sono miei, ne sono in possesso e proprietario legittimamente e
lecitamente. Non posso tuttavia (come voi non potreste, spacciando copie dei
libri cartacei della vostra biblioteca) pubblicare o cedere
indiscriminatamente copie dei miei libri.
Io - lo immaginate - preferirei di gran lunga una biblioteca di cui possa
godersi il profumo, profumo di carta e di legno. Ma la mia cecità non mi
offre che di potere aggirarmi nella virtualità dei libri, e tuttavia in
contenuti veri.
Stante che siete i responsabili di qualcosa che sichiama politica della
innovazione tecnologica, mi sembra davvero utile che possiate dare una
occhiata. E anche una letta, se vi va.
Troverete libri di sicuro interesse, e sono certo che tra i tanti titoli
alcuni saranno di Vostro gradimento.
Non c'è bisogno che io insista ulteriormente sulla natura della mia
biblioteca: che è privata. E' la mia biblioteca. Beh, posso permettermi di
chiedervi di farvi vivi, poi, per dirmi se vi è piaciuta la cosa e quali
libri si siano più avvicinati ai vostri gusti?
Una piccola cosa: non potrò offrirvi nulla da bere.
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