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musica on line: la sfida di apple
da emporium
Musica on-line: La sfida di Apple ora su Windows.
di Andrea Mancia.

Comprare musica su Internet e scaricarla direttamente dalla Rete è come
"il Papa che incontra il Dalai Lama". La spropositata analogia è stata
coniata da Bono, cantante e leader degli U2, nel corso della conferenza
stampa organizzata dalla Apple a San Francisco per presentare la versione
Windows di i-Tunes. Insieme al fondatore di Apple, Steve Jobs, vera star
della serata, c'era anche il cantante dei Rolling Stones, Mick Jagger, ad
intrattenere una platea curiosissima di assistere alla sfida lanciata dal
colosso di Cupertino al mondo "ortodosso" dei personal computer, in
stragrande maggioranza allergico alle mele multicolori.

Il servizio musicale a pagamento ideato da Jobs, grazie al quale è
possibile comprare e scaricare canzoni a meno di un dollaro l'una (99
centesimi, per la precisione), ha riscosso uno straordinario successo tra
gli utenti Apple, che però rappresentano solo il 3 per cento del mercato
globale dei pc. Naturale, dunque, che i-Tunes tentasse l'avventura nel
mondo Windows, annunciando anche un'espansione del catalogo a disposizione
degli utenti (fino ad arrivare a 400mila brani). Oggi è troppo presto per
fare previsioni sul successo (o l'insuccesso) di questa iniziativa
commerciale. Da un lato Apple comunica che in appena 4 giorni sono state
scaricate - e pagate - più di un milione di canzoni. Ma è anche vero che
sono iniziate ad arrivare, prima del previsto, segnalazioni su bug,
malfunzionamenti ed incompatibilità del software di gestione.

Nel tumultuoso mercato dell'hardware e del software per Windows, in ogni
caso, Apple dovrà fare i conti con una concorrenza agguerrita, non solo da
parte di altri servizi musicali a pagamento - come Pressplay, MusicNet,
Listen.com ed E-music, solo per citarne qualcuno - ma anche, e
soprattutto, da parte di quella pletora di software peer-to-peer con il
quale, da anni, milioni di persone in tutto il mondo si "scambiano" musica
a costo zero. Un settore parallelo quello "legale" che ha recentemente
tratto nuova linfa vitale da una clamorosa sentenza pronunciata da un
giudice federale di Los Angeles, Stephen Wilson, nella causa intentata
dall'associazione dell'industria discografia statunitense contro gli
sviluppatori di Streamcast e Grockster, due tra i mille "nipotini" di
Napster oggi in circolazione. Il giudice Wilson ha praticamente stabilito
che i programmi che possono essere utilizzati a scopi sia legali che
illegali, come appunto quelli che permettono lo scambio di musica (e non
solo) su Internet, "non sono significativamente diversi dai
videoregistratori". La sentenza, che arriva dopo un'analoga decisione di
un tribunale olandese nei confronti di Kazaa, rappresenta una sconfitta
durissima per le major dell'intrattenimento musicale che, dopo aver ucciso
Napster a colpi di carte bollate, speravano di fare lo stesso con i suoi
successori. Proprio per questo, la RIAA (Recording Industry Association of
America) ha deciso di cambiare strategia prendendo di mira i singoli
utenti, colpevoli di violazioni sulla legge del copyright, attirandosi le
vibranti critiche delle organizzazioni per la difesa della privacy e dei
diritti individuali.

Una guerra senza esclusione di colpi, in cui Apple - insieme agli altri
fautori del "downloading legale" - tenta di inserirsi in grande stile,
cercando di conquistare una significativa posizione di vantaggio in vista
di quell'esplosione del mercato di massa che molti analisti considerano
ormai dietro l'angolo. E' stato stimato che se Jobs riuscisse a garantirsi
il 20 per cento del mercato e se il settore "legale" riuscisse a
raggiungere il 15 per cento degli utenti peer-to-peer, Apple potrebbe
guadagnare qualcosa come 600 milioni di dollari all'anno. Troppo poco per
colmare le perdite del settore "personal computer", ma abbastanza per
riportare un po' di ottimismo a Cupertino. In attesa di tempi migliori.

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