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San Giorgio che combatte il drago

Autore: 

Vitale da Bologna (doc. dal 1330 al 1359)

Datazione: 

1340 circa

Dimensione: 

cm. 88 x 70

Collocazione attuale: 

Pinacoteca Nazionale di Bologna

Soggetto iconografico: 

San Giorgio appartiene alla tipologia dei Santi leggendari e secondo la tradizione la sua morte risale al III secolo d.C.. Viene raffigurato nell’atto di combattere il Drago, per la cristianità emblema del male assimilabile al Paganesimo.

La presenza della fanciulla impersona la Cappadocia, luogo natio di San Giorgio conquistato dalla cristianità, più frequentemente rappresenta la Chiesa.

Il drago, che spesso viene concepito come il demonio che insidia la Chiesa, non muore mai, poiché il male è eterno quanto il bene. La fanciulla si identificherebbe, sempre secondo la leggenda, anche con una Principessa, figlia del Re della città libica di Silena, salvata da Giorgio. Da questa interpretazione deriva pertanto la collocazione del Santo, che combatte il drago, in riva al mare e fuori dalle mura della città, ormai trasformata dal mostro in luogo spettrale.

Descrizione dell’opera: 

Tra gli artisti attivi in Emilia nel XIV secolo, Vitale è stato considerato uno degli interpreti più importanti della pittura trecentesca toscana e uno dei massimi esponenti della natura espressiva e incisiva della pittura bolognese. San Giorgio che combatte il drago è l'opera che più lega Vitale a una vivacità compositiva non aneddotica e colma di tensione. Pur muovendo da suggestioni francesi, assimilate dalla conoscenza dei codici miniati, l'artista non perde quella vena realistica che rende la sua pittura testimonianza di una sensibilità penetrante, in grado di trasferire per immagini i caratteri psicologici degli umani, anche quando si tratta di Santi.

Nell'opera San Giorgio è in sella al cavallo, il binomio occupa la scena, a partire da sinistra, fino a tre quarti nello spazio della tavola. Il Santo sembra rischiare di essere disarcionato perché l'impeto con il quale conficca la lancia nella gola del drago posto sul suolo e calpestato dagli zoccoli del cavallo, lo porta a un precario equilibrio Cliccando si ingrandisce (in altra finestra) immagine del particolare di San Giorgio in precario equilibrio. Il cavallo, splendida immagine di una credibile reazione equina, rovescia l'incollatura all'indietro in relazione alla tensione della redine sinistra, allungata e tirata allo scopo di raddrizzare quell'incollatura per riportare l'animale al controllo e alla compostezza, qui compromessi inesorabilmente dall'eccitazione e dallo spavento. Le gambe anteriori del cavallo calpestano il corpo di un drago che soccombe sotto i colpi dei suoi antagonisti. Sulla coscia del posteriore destro si legge il monogramma dell'artista e quindi il valore concettuale di questo marchio a fuoco impresso idealmente sul mantello del cavallo. La postura del Santo è di straordinaria pregnanza: nello sforzo di restare in sospensione, facendo perno sui laterali della sella e leva su un ipotetico arcione, San Giorgio solleva il braccio destro che impugna la lancia e con movimento speculare e contrario abbassa il braccio sinistro, quasi a ricomporre una distribuzione degli equilibri. Del Santo è ben visibile la gamba sinistra, il cui piede finisce col toccare la groppa posteriore del cavallo e il corpo, coperto da una cotta medievale che resta scoperta sulle membra e risulta coperta da una tunica rossa sul busto. Una parte di questa tunica, in prossimità della schiena, si fa più lunga, continuando come un breve strascico che, mosso dall'aria, ha la funzione di enfatizzare il moto dinamico che attraversa l'intera composizione culminando nello scontro di due spinte opposte: quella che sale in un crescendo di tensione lungo la diagonale da sinistra a destra e sembra catapultare il Santo oltre l'incollatura del cavallo e quella che rivelando il rovesciamento del muso e del collo dell'equino oppone una diagonale crescente da destra a sinistra. Il risultato finale è un'ideale croce di S. Andrea Cliccando si ingrandisce (in altra finestra) immagine del particolare di San Giorgio, collocata all'incirca al centro della composizione e mirata a bilanciare il rapporto tra moto e stasi. L'espressione del volto del Santo è di straordinaria bellezza, le labbra accennano a una smorfia determinata da una contrazione muscolare di mascelle e guance, lo sguardo si fa acutissimo, le pupille sembrano diventare strette come capocchie di spillo e il bulbo oculare, nel suo biancore, non può che accentuare questa concentrazione umana e ferina al contempo, in cui si esprime tutta la complessità della scelta umana e della necessità, nella lotta, di ricondurre l'avversario, il male al bene. I capelli sporgono nella loro lunghezza dall'elmo, sono mossi dal vento e letteralmente sospinti all'indietro. L'elmo, circondato dall'aureola dorata, difende parzialmente la nuca del Santo e riporta ai significati simbolici dell'oro inteso come simbolo ultraterreno: segno di forza e purezza, di compiutezza e luminosità. Anche i finimenti della cotta del Santo e il filetto del morso, sull'imboccatura del cavallo, sono dorati, questi particolari sono non solo splendidi tocchi di luce ma anche parti di massima concentrazione dell'attenzione. Come in una condizione disperata, dove si rischia tutto ciò che resta, il volto di San Giorgio, nel livore dell'incarnato e nell'efferatezza del gesto, rivela la determinazione con la quale il Santo è destinato a debellare il nefasto drago, emblema del male, responsabile di aver seminato morte e terrore nell'isola in cui si trova prigioniera la Principessa Cliccando si ingrandisce (in altra finestra) immagine del particolare della Principessa in San Giorgio. Principessa che assiste alla scena cruenta e sporgendosi all'estrema destra del dipinto, si rivela solo parzialmente, restando occultata da un paesaggio collinoso, le cui regole di rappresentazione prospettica esulano da qualsiasi calcolo matematico del progressivo ridimensionamento dei corpi immersi in uno spazio tridimensionale. Qui, in una prospettiva intuitiva, tesa a far leggere ogni elemento compositivo senza l'aiuto di una prospettiva geometrico-centrica, l'andatura diagonale del terreno, in salita da sinistra in basso a destra in alto, vuole accordarsi perfettamente alla scena, per il moto di tensione generato al suo interno. Il volto della principessa è inclinato, mesto e meditativo, nell'assoluto controllo si scorge la concezione medievale della figura femminile espressa frequentemente come una creatura ermetica e impenetrabile, trattenuta e passiva.

Contatti

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Mail: istituto@cavazza.it
 

Orari di apertura al pubblico:
venerdì dalle ore 9:00 alle ore 18:00
sabato dalle ore 9:00 alle ore 13:30

Per visite guidate, attività didattiche e consulenze
è consigliata la prenotazione.

Curatrice del museo:

dott.ssa Loretta Secchi

loretta.secchi@cavazza.it

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