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Croce lignea con Cristo crocefisso

Autore: 

Giotto di Bondone (1267-1337)

Datazione: 

1290-1300

Dimensione: 

metri 5,40 di altezza per metri 3,60 circa di larghezza

Collocazione attuale: 

Chiesa di Santa Maria Novella - Firenze

Tecnica: 

Tempera su tavola

Soggetto iconografico: 

Cristo crocefisso

Fin dalle sue origini più remote la croce è stata letta come simbolo della profondità conoscitiva spirituale, e per la teologia cristiana da sempre rappresenta il principio ordinatore tra patimento e salvezza umane. Dal sacrificio di Cristo al nuovo battesimo di Adamo, primo uomo, la croce rappresenta una catarsi, sintesi estrema del sacrificio del figlio di Dio in nome di un'obbedienza assoluta, incondizionata e necessaria.

La presenza di Cristo associata alla croce, divenne elemento essenziale del culto cristiano in accordo con la salvezza dell'umanità ottenuta con il sacrificio estremo. L'evoluzione del motivo iconografico del crocefisso ha invece origine nella graduale umanizzazione delle iconografie cristologiche, a partire dalla cultura tardo romanica. Nei crocefissi o croci dipinte lignee del XII secolo, la rappresentazione di Cristo sulla croce emerge nell'icona della vita dell'anima trionfante sulla morte del corpo: Cristo appare ieratico, trionfante, imperturbato e i suoi occhi sono aperti. Dal tardo Duecento in poi, diversamente, si tenderà a porre in evidenza l'aspetto più doloroso e drammatico del sacrificio, passando attraverso l'immagine del Cristo patiens per approdare all'immagine del Cristo dolens.

A partire dal XIII secolo, il dolore che martirizza il corpo del Redentore emerge nella resa del suo incarnato, non più roseo, che diventa livido. Le braccia sono più tese e cedono al peso del corpo flesso e abbandonato dalle forze. Il capo è reclinato, gli occhi chiusi: Cristo è così rappresentato nel momento del trapasso e, pur nella dignità e regalità del sacrificio, non è più trionfante, bensì dolente. Il mutato clima culturale conduce alla rivalutazione dell'humanitas e per questo, dal tardo Duecento e lungo tutto il Trecento, una concezione più terrena dell'esperienza mistica del fedele fa emergere una nuova visione del mondo fisico e metafisico. Anche la mutata concezione del principio dell'obbedienza cristiana, rispetto alla volontà divina, è fattore decisivo e responsabile del moto di composta ma rivelata libertà espressiva dinanzi al dolore. In questa circostanza i codici espressivi, prima rigidamente sottratti al naturalismo, assumono nuovi accenti drammaticamente realistici. Alla luce di questa trasformazione dei modelli che interessano il motivo iconografico del crocefisso, il valore salvifico della morte permane ma assume un aspetto più contingente. Lo schema della Croce sagomata ricalca la croce latina ed è impreziosito da estensioni in cimasa e suppedaneo. In cimasa vediamo l'iscrizione "IHC NAÇARENUS REX IUDEORUM" tradotto: "Gesù Cristo Nazareno Re dei Giudei" poiché il monogramma di Cristo è IHC o IHS, derivando infatti dalle prime lettere del nome greco di Gesù: iota, eta, sigma. La lettera eta viene traslitterata con la lettera latina H e la lettera sigma è traslitterata talvolta con quella latina S oppure C.

La figura di Maria Vergine, madre di Cristo e simbolo dell'Ecclesia, secondo la tradizione è collocata alla destra del figlio, mentre a sinistra compare l'apostolo ed Evangelista Giovanni. Nel tardo Duecento si assiste a un profondo mutamento, introdotto da Giotto, che sostituisce l'icona del Christus patiens con l'immagine più realistica del Christus dolens. Si tratta di una vera e propria rivoluzione sul piano culturale e concettuale, poiché all'immagine elegantemente arcuata e comunque ingentilita della morte subentra la visione drammatica di un corpo provato dal dolore fisico, sia pur dignitoso nella sopportazione della sofferenza. In questa trasformazione stilistica è contenuto tutto il senso della pittura giottesca che umanizza le tradizionali iconografie cristologiche, restituendo loro una dimensione terrena perfettamente compenetrata al senso spirituale del messaggio teologico tra vita e morte, passione e resurrezione.

Descrizione dell’opera: 

Il celebre crocefisso della chiesa di Santa Maria Novella, a Firenze, realizzato da Giotto per l'ordine dei Domenicani, è il primo soggetto religioso che l'artista affronta in modo rivoluzionario, in contrasto con l'iconografia tradizionale del Christus patiens, diffusasi nel Duecento con i Mestri toscani Giunta Pisano e Cimabue. L'effige di Cristo in questo capolavoro è invece di una semplicità disarmante ma, forse proprio per questo, dirompente per carica espressiva. Il Redentore qui si offre nella compostezza e tragicità della morte: il suo corpo presenta uno sviluppo verticale con le gambe piegate e il bacino lievemente ruotato da sinistra a destra. Ai suoi piedi, presso il Golgota, giace il teschioCliccando si ingraddisce immagine del del particolare del primo uomo, Adamo, simbolo dell'umanità toccata dal peccato originale e redenta dal sacrificio di Cristo. Ai lati del braccio orizzontale della croce troviamo ancora Maria VergineCliccando si ingraddisce immagine del del particolareGiovanniCliccando si ingraddisce immagine del del particolare Giovanni Evangelista, assorti nel dolore e nella contemplazione dell'evento. Cristo appare con il ventre rigonfio per effetto del cedimento muscolare sopraggiunto con la morte mentre la testa cade in avanti, piegata a destra, quindi a sinistra dell'osservatore. La tensione e contrazione muscolare che si percepisce nelle braccia e nelle mani curve verso lo spettatore, per effetto dei palmi che si contraggono per lo spasmo, trafitti dai chiodi, e la resa aspra di costato, pettorali, sterno, ci permettono di leggere il pathos ma anche il rispetto per la natura divina e terrena del figlio di Dio. Il perizoma scende a coprire il bacino e le sue pieghe sono semplici, ritmate, e cadono perpendicolari al suolo. Ad esse rimandano i capelli che a destra scendono perpendicolari e discostati dal corpo, mentre a sinistra di Cristo si dispongono più aderenti al capo, a incorniciare il viso. I capelli sono biondi e il taglio di occhi e bocca tradiscono un volto nord europeo, e non più mediorientale. Per fisionomia, siamo dinanzi a un Crocefisso diverso da quelli provenienti dalla cultura bizantina. L'incarnato di Cristo è livido, e anche per questo, da un punto di vista cromatico, risulta assolutamente inequivocabile l'idea della morte sopraggiunta. La ferita al costato è stata già inferta dal centurione Pseudo-Longino e dalle mani trafitte di Cristo scendono rivoli di sangue che, nel loro sviluppo, sono raffigurati separati, mentre scorrono lungo le mani e il braccio orizzontale della croce. La geometria generale della croce sagomata è caratterizzata da rigore compositivo, e vi sono poche decorazioni: emergono invece linee orizzontali e verticali che disegnano quattro rettangoli, rispettivamente, in cimasa, ai lati, e ai piedi di Cristo. Il rigore geometico è completato dalla presenza in suppedaneo del monte Golgota, evocativamente inscritto all'interno di una forma triangolare.

Contatti

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Orari di apertura al pubblico:
venerdì dalle ore 9:00 alle ore 18:00
sabato dalle ore 9:00 alle ore 13:30

Per visite guidate, attività didattiche e consulenze
è consigliata la prenotazione.

Curatrice del museo:

dott.ssa Loretta Secchi

loretta.secchi@cavazza.it

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