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Cristo crocefisso

Autore: 

Cimabue (soprannome di Cenni di Pepi (Firenze, 1240 circa – Pisa, 1302)

Datazione: 

fine anni Sessanta del XIII secolo

Dimensione: 

cm. 267 x 336

Collocazione attuale: 

Chiesa di San Domenico, Arezzo

Tecnica: 

Tempera su tavola e oro

Soggetto iconografico: 

Cristo crocefisso

Fin dalle sue origini più remote la croce è stata letta come simbolo della profondità conoscitiva spirituale, e per la teologia cristiana da sempre rappresenta il principio ordinatore tra patimento e salvezza umani. Dal sacrificio di Cristo al nuovo battesimo di Adamo, primo uomo, la croce rappresenta una catarsi, sintesi estrema del sacrificio del figlio di Dio in nome di un'obbedienza assoluta, incondizionata e necessaria.

La presenza di Cristo associata alla croce, divenne elemento essenziale del culto cristiano in accordo con l’idea della salvezza dell’umanità ottenuta mediante sacrificio estremo. L’evoluzione del motivo iconografico del crocefisso ha invece origine nella graduale umanizzazione delle iconografie cristologiche, a partire dalla cultura tardo romanica. Nei crocefissi o croci dipinte lignee del XII secolo, la rappresentazione di Cristo sulla croce emerge nell’icona della vita dell’anima trionfante sulla morte del corpo. Cristo appare ieratico, trionfante, imperturbato e con gli occhi aperti. Dal tardo Duecento in poi, diversamente, si tenderà a porre in evidenza l'aspetto più doloroso e drammatico del sacrificio, passando attraverso l’immagine del Christus patiens, magistralmente documentato dal Crocefisso di Arezzo, per approdare all’immagine del Christus dolens.

Dal XIII secolo in poi, il dolore che martirizza il suo corpo emerge nella resa del suo incarnato, non più roseo, che diventa livido. Le braccia sono più tese e cedono al peso del corpo flesso e abbandonato dalle forze. Il capo è reclinato, gli occhi chiusi; Cristo è così rappresentato nel momento del trapasso e, pur nella dignità del sacrificio, non è più trionfante, bensì dolente. Il mutato clima culturale conduce alla rivalutazione dell’humanitas e per questo, a partire dal tardo Duecento e lungo tutto il Trecento, una concezione più terrena dell'esperienza mistica del fedele fa emergere una nuova visione del mondo fisico e metafisico. Anche la mutata concezione del principio dell'obbedienza cristiana, rispetto alla volontà divina, è fattore decisivo e responsabile del moto di composta ma rivelata libertà espressiva dinanzi al dolore. In questa circostanza i codici espressivi, prima rigidamente sottratti al naturalismo, assumono nuovi accenti drammaticamente realistici. Alla luce di questa trasformazione dei modelli che interessano il motivo iconografico del crocefisso, il valore salvifico della morte permane ma assume un aspetto più contingente. Lo schema della Croce sagomata ricalca la croce latina, ed è impreziosito da estensioni in cimasa e suppedaneo, e dall’ampliamento del tabellone che nel braccio verticale della croce ospita l’effige di Sant’Elena. In cimasa troviamo la Vergine orante, ovvero con le braccia alzate, tra due angeli. Sotto la Cimasa, l’Iscrizione: IHC NAÇARENUS REX IUDAEORUM, tradotto: "Gesù Cristo Nazareno Re dei Giudei" poiché il monogramma di Cristo è IHC o IHS, derivando infatti dalle prime lettere del nome greco di Gesù: iota, eta, sigma. La lettera eta viene traslitterata con la lettera latina H e la lettera sigma è traslitterata talvolta con quella latina S oppure C.

La figura di Maria Vergine, madre di Cristo e simbolo dell’Ecclesia, secondo la tradizione precedente era sempre collocata alla destra del figlio, mentre a sinistra compariva l’apostolo ed Evangelista Giovanni.

Descrizione dell’opera: 

All’interno della croce, il cui braccio verticale presenta un’estensione di superficie impreziosita da decorazioni, compare il corpo di Cristo, in forte flessione. Il volto reclinato a destra ha tratti somatici mediorientali, con archi sopraccigliari allungati e ribassati, definizione accentuata delle rughe glabellari in prossimità della sella nasale e definizione scavata del viso, con accenno di espressione dolente sulle labbra. I capelli di Cristo sono divisi da una scriminatura centrale, e disegnano ciocche ondulate e allineate, ben raccolte, due delle quali scendono per posarsi delicatamente sulla spalla destra del Redentore, tre sulla sinistra. La linea ideale che percorre il corpo di Gesù è un arco. Scorgiamo nella sua postura una forte flessione del busto, in prossimità dell’addome, che inarca il bacino in rotazione da sinistra a destra. La flessione dell’addome dilatato accompagna il movimento curvilineo e ne enfatizza eleganza ed espressività: l’anca sinistra sporge maggiormente rispetto alla destra, che si pone invece in posizione lievemente arretrata, più aderente alla croce.

La postura del corpo di Cristo, ad arco flesso, determina sia la definizione delle muscolature dell’addome e dei pettorali, sia la tensione dei muscoli inguinali. La forte geometrizzazione delle anatomie corrisponde ad una ricerca estetica che si fonda su un perfetto equilibrio tra rappresentazione ideale della morte e peso reale del corpo. Il plasticismo dei muscoli addominali e pettorali è complementare al grafismo che connota il nudo virile, affusolato e volutamente rappresentato privato di peso specifico. L’opera rimanda allo stile asciutto e calligrafico di Giunta Pisano, stile al quale Cimabue si ispira. Un perizoma rosso, disegnato magistralmente, mediante effetti luministici generati da fili di luce dorata che ne evidenziano panneggio e tridimensionalità, avvolge il bacino e lascia scoperte le gambe: la loro posizione è composta ma innaturale, a generare l’elegante postura divaricata dei piedi. Dalle ferite inferte dai chiodi conficcati sul dorso dei piedi e sul palmo delle mani sgorga il sangueCliccando si ingrandisce (in altra finestra) il particolare del Crocefisso, disegnato a filamenti, quasi a voler contenere la drammaticità dell’immagine di dolore.

A destra e a sinistra di Cristo scorgiamo le effigi di Maria VergineCliccando si ingrandisce (in altra finestra) il particolare del Crocefisso e Giovanni EvangelistaCliccando si ingrandisce (in altra finestra) il particolare del Crocefisso, entrambi con capo reclinato e sostenuto dalla mano, in atto di mesta meditatio sulla morte. La Vergine si regge il capo con la mano sinistra, l’Evangelista con la destra, mentre le vesti indossate da entrambi corrispondono solo in parte alla tradizione, per accostamento dei colori. Infatti in questa opera la Madre di Cristo è avvolta in un manto rosso anziché blu e l’apostolo Giovanni indossa un manto scuro, dai toni bruni, che sormonta la veste rossa: i loro volti sono segnati da un’espressione malinconica e attonita al tempo stesso. In cimasa compare, per esteso, l’iscrizione Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, e al di sopra, entro la tavola sagomata in forma circolare, l’immagine del Cristo benedicente.

Contatti

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Mail: istituto@cavazza.it
 

Orari di apertura al pubblico:
venerdì dalle ore 9:00 alle ore 18:00
sabato dalle ore 9:00 alle ore 13:30

Per visite guidate, attività didattiche e consulenze
è consigliata la prenotazione.

Curatrice del museo:

dott.ssa Loretta Secchi

loretta.secchi@cavazza.it

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