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Croce sagomata con Cristo crocefisso

Autore: 

Alberto Sotio (documentato dalla seconda metà del XII secolo)

Datazione: 

1187

Collocazione attuale: 

Duomo di Spoleto, navata sinistra

Tecnica: 

Pergamena dipinta a tempera e applicata su tavola

Soggetto iconografico: 

Cristo crocefisso

Fin dalle sue origini più remote la croce è stata letta come simbolo della profondità conoscitiva spirituale, e per la teologia cristiana da sempre rappresenta il principio ordinatore tra patimento e salvezza umane. Dal sacrificio di Cristo al nuovo battesimo di Adamo, primo uomo, la croce rappresenta una catarsi, sintesi estrema del sacrificio del figlio di Dio in nome di un'obbedienza assoluta, incondizionata e necessaria.

La presenza di Cristo associata alla croce, divenne elemento essenziale del culto cristiano in accordo con la salvezza dell’umanità ottenuta con il sacrificio estremo. L’evoluzione del motivo iconografico del crocefisso ha invece origine nella graduale umanizzazione delle iconografie cristologiche, a partire dalla cultura tardo romanica. Nei crocefissi o croci dipinte lignee del XII secolo, la rappresentazione di Cristo sulla croce emerge nell’icona della vita dell’anima trionfante sulla morte del corpo: Cristo appare ieratico, trionfante, imperturbato e i suoi occhi sono aperti. Dal tardo Duecento in poi, diversamente, si tenderà a porre in evidenza l'aspetto più doloroso e drammatico del sacrificio, passando attraverso l’immagine del Cristo patiens per approdare all’immagine del Cristo dolens.

A partire dal XIII secolo, il dolore che martirizza il corpo del Redentore emerge nella resa del suo incarnato, non più roseo, che diventa livido. Le braccia sono più tese e cedono al peso del corpo flesso e abbandonato dalle forze. Il capo è reclinato, gli occhi chiusi: Cristo è così rappresentato nel momento del trapasso e, pur nella dignità e regalità del sacrificio, non è più trionfante, bensì dolente. Il mutato clima culturale conduce alla rivalutazione dell’humanitas e per questo, dal tardo Duecento e lungo tutto il Trecento, una concezione più terrena dell'esperienza mistica del fedele fa emergere una nuova visione del mondo fisico e metafisico. Anche la mutata concezione del principio dell'obbedienza cristiana, rispetto alla volontà divina, è fattore decisivo e responsabile del moto di composta ma rivelata libertà espressiva dinanzi al dolore. In questa circostanza i codici espressivi, prima rigidamente sottratti al naturalismo, assumono nuovi accenti drammaticamente realistici. Alla luce di questa trasformazione dei modelli che interessano il motivo iconografico del crocefisso, il valore salvifico della morte permane ma assume un aspetto più contingente. Lo schema della Croce sagomata ricalca la croce latina ed è impreziosito da estensioni in cimasa e suppedaneo. In cimasa vediamo l’iscrizione "IHC NAÇARENUS REX IUDEORUM" tradotto: "Gesù Cristo Nazareno Re dei Giudei" poiché il monogramma di Cristo è IHC o IHS, derivando infatti dalle prime lettere del nome greco di Gesù: iota, eta, sigma. La lettera eta viene traslitterata con la lettera latina H e la lettera sigma è traslitterata talvolta con quella latina S oppure C.

La figura di Maria Vergine, madre di Cristo e simbolo dell’Ecclesia, secondo la tradizione è collocata alla destra del figlio, mentre a sinistra compare l’apostolo ed Evangelista Giovanni. Nel tardo Duecento si assiste a un profondo mutamento che sostituisce l’icona del Christus patiens con l’immagine più realistica del Christus dolens. Si tratta di una vera e propria rivoluzione sul piano culturale e concettuale, poiché all’immagine elegantemente arcuata e comunque ingentilita della morte subentra la visione drammatica di un corpo provato dal dolore fisico, sia pur dignitoso nella sopportazione della sofferenza. In questa trasformazione stilistica è contenuto tutto il senso della pittura giottesca che umanizza le tradizionali iconografie cristologiche, restituendo loro una dimensione terrena perfettamente compenetrata al senso spirituale del messaggio teologico tra vita e morte, passione e resurrezione.

Descrizione dell’opera: 

La Croce dipinta opera di Alberto Sotio, realizzata su pergamena applicata a una tavola sagomata, è di recente stata restaurata e riconsegnata al Duomo di Spoleto, sua originaria collocazione. Cristo è qui rappresentato con l’incarnato roseo, il volto delicatamente piegato a destra (quindi a sinistra dell’osservatore) e ha l’espressione priva di dolore. Gli occhi sono aperti, in segno di eternità della vita dell’anima e di vittoria sulla morte del corpo: l’imperturbabilità e la natura ieratica del crocefisso fanno di questa rappresentazione cristologica un’immagine venerabile, una vera icona. A destra e sinistra di Cristo, in prossimità dell’estensione del braccio verticale della croce, quindi nel tabellone, possiamo vedere Maria Vergine e Giovanni Evangelista, rappresentati in formato ridotto, sotto le braccia protettrici del figlio di Dio e prossimi al suo corpo. Sulla cimasa quattro angeli sorreggono una mandorla entro la quale, simbolicamente, è raffigurata l’ascesa al cielo e quindi la resurrezione di Gesù. I capelli di Cristo, divisi da una scriminatura centrale, disegnano ciocche allineate e ben raccolte, quattro delle quali scendono per posarsi delicatamente sulla sua spalla sinistra e quattro sulla destra. La linea ideale che percorre il corpo del Redentore è una retta e la sua postura composta determina la definizione delle muscolature dell’addome e dei pettorali, evidenziandone la volumetria. La forte geometrizzazione delle anatomie corrisponde ad una ricerca estetica che si fonda su un perfetto equilibrio tra rappresentazione ideale della morte e peso specifico del corpo. Un perizoma semplice scende lungo le gambe allineate del Cristo, e ne evidenzia la lieve sfasatura: la sinistra infatti sormonta delicatamente la destra, senza per questo generare un incrocio o una sovrapposizione dei piedi. Dalle ferite su mani e piedi scendono rivoli di sangue stilizzati. Infine, sul suppedaneo è visibile un teschio, allusione alla vecchia umanità, identificata in Adamo e al peccato originale, redento dal sacrificio di Cristo.

Contatti

Contatti:
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Mail: istituto@cavazza.it
 

Orari di apertura al pubblico:
venerdì dalle ore 9:00 alle ore 18:00
sabato dalle ore 9:00 alle ore 13:30

Per visite guidate, attività didattiche e consulenze
è consigliata la prenotazione.

Curatrice del museo:

dott.ssa Loretta Secchi

loretta.secchi@cavazza.it

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