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La Tempesta

Autore: 

Giorgione

Datazione: 

1506-1508

Dimensione: 

cm 82 x 73

Collocazione attuale: 

Gallerie dell'Accademia, Venezia

Tecnica: 

Olio su Tela

Soggetto iconografico: 

La Tempesta è un dipinto il cui soggetto iconografico risulta ancora oggi non completamente rivelato. Ciò che impedisce l’individuazione di un significato iconologico univoco è l’apparente semplicità del tema in contrasto con il mistero che avvolge l’intera scena, rendendola criptica.

Per dare un’idea delle molteplici, precedenti interpretazioni che hanno interessato questo dipinto, sarà utile ricordarne almeno alcune tra le più accreditate e non di meno confutate: Marcantonio Michiel, patrizio veneziano, nel 1530 nel dipinto riconobbe un soldato e una zingara immersi in un paesaggio. Ben presto tale ipotesi subì una radicale rilettura.

Il dubbio che l’opera sia solo il frutto della fantasia dell’artista, e non proponga un soggetto preciso, si è insinuato più volte e più volte è stato smentito. Nella metà dell’Ottocento, lo studioso viennese Wickhoff ne propone una lettura mitologica: Giorgione avrebbe illustrato un passo della Tebaide di Stazio, con Adrasto che scopre in un bosco Hypsipyle in atto d’allattare Ofelte, figlio di Licurgo. Rudolf Schrey nel 1915 propose una tesi diversa. Il soggetto sarebbe tratto dalle Metamorfosi di Ovidio; l’uomo e la donna rappresenterebbero Deucalione e Pirra, i progenitori dell’umanità scampati al diluvio universale. Edgar Wind interpretò il dipinto come un collage di personificazioni astratte: l’uomo rappresenta la Fortezza, la donna la Carità; entrambe le personificazioni devono convivere con la fortuna avversa, identificata con il fulmine. Hartlaub nel 1925 vide nel dipinto l’allegoria di un’iniziazione alchemica forse destinata ad una setta segreta veneziana. Su questo solco si è mosso anche Maurizio Calvesi che vi ha letto l’allegoria dell’unione di cielo e terra, ispirata al filososfo neoplatonico Leone Ebreo. La studiosa De Grummond recentemente ha intravisto l’episodio agiografico della vedova e del figlioletto salvati da San Teodoro, Santo protettore di Venezia, ma a conferma di questa lettura mancherebbe il drago minaccioso, contemplato nella leggenda e non presente nell’opera giorgionesca. Infine Salvatore Settis in uno studio del 1978 riconosce nella scena il tema iconografico di Adamo ed Eva dopo la Cacciata. Adamo contemplerebbe Eva che allatta Caino; alle spalle dell’uomo il rudere e le colonne spezzate sarebbero memento di morte; la città sullo sfondo l’Eden perduto e il fulmine una metafora dell’Ira divina. Settis evince tale interpretazione dal confronto del dipinto con un rilievo di soggetto simile, presente sulla facciata del Mausoleo Colleoni di Bergamo, risalente al 1472–1473. In realtà neppure questa analisi risulta oggi attendibile, in quanto nella storia dell’iconografia della Cacciata di Adamo ed Eva, non si è mai contemplata una rappresentazione di Adamo vestito, oltre al fatto che, anche qui, mancherebbe un importante elemento di riconoscimento quale il serpente.

Ebbene, se nemmeno quest’ultima ipotesi è convincente, è necessario riconoscere che coloro che ritengono che il dipinto non abbia soggetto, nonostante l’eccezionalità di una simile condizione, non abbiano forse torto. Se il dibattito sull’interpretazione iconologica è ancora aperto e l’enigma non ancora svelato, ciò non impedisce all’odierno lettore di conoscere l’opera tanto nelle sue forme quanto nei suoi molteplici, possibili contenuti, quindi nel suo valore pittorico, estetico e poetico, in assenza di tema specifico.

Descrizione dell’opera: 

Cliccando ingrandisce il dipinto
Cliccando ingrandisce il rilievo

A ben guardare La Tempesta si presenta come un dipinto in cui il paesaggio predomina nella scena: si tratta di un paesaggio colto nell’istante che precede l’arrivo di un potente temporale e che ospita al suo interno un fiume, un ponte, case, alberi e vegetazione ma, soprattutto, tre figure e un lampo che squarcia le nubi del cielo.

Muovendo nella lettura tattile dal margine sinistro, scorgiamo subito un giovane uomo che volge lo sguardo in direzione di una donna intenta ad allattare il proprio figlio, lo sguardo della madre è rivolto verso l’osservatore. Il percorso tattile che le mani, dapprima unite, possono tracciare, parte dal margine inferiore sinistro, passa attraverso il profilo del terreno roccioso, al di qua della sponda del fiume che continua il suo corso oltre la macchia verde, si concentra sulla lettura della donna e della vegetazione a lei retrostante e infine si apre alla comprensione di tutti gli elementi che si trovano al centro della composizione, tra i quali si scorge anche un rudere in muratura che sorregge due colonne interrotte.

In seguito, esplorando apticamente lo spazio prospettico, ecco emergere un’architettura rinascimentale, composta da due archi, la cui struttura sembrerebbe più scenica che reale. Procedendo nella lettura è possibile scorgere un ponte posto quasi al centro del dipinto, a dividere in due parti il paesaggio. Le mani del lettore, nuovamente avvicinate, dopo una prima, speculare e simultanea esplorazione delle superfici, possono così riavvicinarsi e percorrere la lunghezza del ponte con movimenti che ridisegnino l’andamento orizzontale del ponte stesso.

Dietro al ponte, partendo da sinistra, in asse con la testa della donna e a lato dell’albero, si apre una sequenza di case e architetture civili che digradano, disegnando una evidente fuga prospettica che si perde in prossimità della linea d’orizzonte, sullo sfondo. Le mani ora, dopo aver seguito da destra a sinistra l’ideale asse inclinato che percorre le architetture urbane, possono nuovamente aprirsi a sentire, contro il cielo nuvoloso, fronde e nubi e infine quel
lampo fulmineoCliccando ingrandisce il particolareche, sopra la città, solca il cielo e concorre a farci sentire il mistero della scena.

L’opera ha una forma quasi quadrata, scandita negli spazi interni da piani di posa che riflettono una concezione prospettica non rigorosamente centrica e piuttosto incline a quella atmosferica, di origine leonardesca, per natura affine al tonalismo veneto. Sulla sinistra, rispetto all’osservatore, si trova un giovane uomo, vestito in modo fantasioso e non riconducibile nella foggia dell’abito a un soldato, come invece più volte è stato ipotizzato. Il giovane con la mano destra regge un bastone, ha una postura eretta e leggermente flessa in prossimità della gamba destra, l’anca sinistra lievemente sollevata e il braccio sinistro portato dietro la schiena. Si tratta di una postura elegante, più volte segnalata come innaturale, in realtà consona ai modelli classici recuperati nel Rinascimento sia in pittura che in scultura. Il volto del giovane, incorniciato da capelli mediamente lunghi e morbidi, è molto giovane e aggraziato; lo sguardo è rivolto verso la donna accovacciata poco più in là, in prossimità del margine destro del dipinto, in posizione arretrata rispetto al giovane. La
donnaCliccando ingrandisce il particolaregiace su un tappeto di erba e terra ed è stagliata su una macchia di vegetazione che fa risaltare, di questo corpo materno, incarnato chiaro e morbide forme. La posizione assunta dalla donna, in parte a contatto con l’erba, farebbe pensare ad un’analogia tra terra e maternità. La particolarità della postura e la delicatezza dell’insieme rimandano all’idillio. Il corpo inclinato in avanti, ad offrire il seno destro al bambino, la gamba destra piegata e parzialmente sollevata dal terreno, sulla quale poggia delicatamente la mano sinistra, la mano destra a sostenere amorevolmente il proprio bambino e la gamba sinistra piegata anch’essa, a contatto però con la terra. La giovane madre ha il volto in posizione di tre quarti, appena reclinato, i capelli ondulati sono sciolti ai lati in due piccole ciocche, pettinati con la scriminatura al centro e raccolti sulla nuca da un fazzoletto. La mantellina bianca copre le sue spalle e nasconde il seno sinistro. Restano scoperti: avambraccio sinistro, ventre e gambe. Alcuni ramoscelli nascenti da un piccolo cespuglio sembrano lambire il corpo della donna e in realtà si sovrappongono ad esso soltanto per effetto visivo-prospettico. Una pratica diffusa nella pittura rinascimentale era la costruzione dell’orientamento degli sguardi dei personaggi, volto a suggerire all’osservatore un percorso di lettura visiva. Il tracciato che qui prende forma si sviluppa muovendo dalla visione del giovane, per procedere lungo l’ideale asse che porta dritto alla figura materna e al bambino. Ciò che incuriosisce è lo sguardo della giovane, attento e forse attratto da qualcosa che si trova all’esterno del dipinto. Da qui la lettura tattile dovrebbe procedere seguendo, in progressione, i piani di posa del paesaggio, per permettere al fruitore di conoscere l’intera scena. Il bambino ha un’espressione dolce ed è teneramente impegnato a ricevere il latte dal seno destro della madre. Il suo corpo è in parte nascosto dalla gamba destra della madre ma è possibile vedere come anch’egli sia seduto su quel panno bianco che sembra coprire e scoprire, senza soluzione di continuità, queste due presenze. Sullo sfondo, al centro della composizione, troviamo un ponte.

Tra i personaggi e il ponte si frappongono: un muretto sormontato da due
colonne interrotteCliccando ingrandisce il particolare, l’acqua di un fiume, alberi, e sulla sinistra, rispetto all’osservatore, il rudere di un’architettura di natura classicista. Sulla destra del dipinto, sempre rispetto l’osservatore, dietro alla donna, si apre una vegetazione più rigogliosa. Dietro al ponte, che si riflette sulle acque, compare una città immersa in un paesaggio rurale, in cui è possibile leggere case di umile fattura ma in cui si scorge anche la struttura di un tempio, sormontato da una cupola, di memoria classica. Il cielo che domina il paesaggio è composto da nubi cariche, livide e pronte a trasformarsi in scrosci di pioggia. Le nubi squarciate da un lampo alludono così all’arrivo di un forte temporale e concorrono a rendere questa scena, apparentemente semplice e reale, preludio a un evento imminente, a noi inesorabilmente sconosciuto.

Contatti

Contatti:
Tel: +39 051.33.20.90 Fax: +39 051.33.26.09

Mail: istituto@cavazza.it
 

Orari di apertura al pubblico:
venerdì dalle ore 9:00 alle ore 18:00
sabato dalle ore 9:00 alle ore 13:30

Per visite guidate, attività didattiche e consulenze
è consigliata la prenotazione.

Curatrice del museo:

dott.ssa Loretta Secchi

loretta.secchi@cavazza.it

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